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#RadioLeopolda, Renzi: "Noi siamo quelli della politica e non del populismo, dell'Europa e non del sovranismo"

Il discorso di Matteo Renzi, in chiusura dell'undicesima edizione della Leopolda, 21 novembre 2021.

Domenica 21 novembre è la giornata che vede concludersi i lavori dell'undicesima edizione della Leopolda, ma è anche una giornata che raccoglie ancora grandi interventi dal palco della nostra Stazione Radio. Si parte  - conduttori per un giorno Davide Faraone e Roberto Giachetti, supportati dai ragazzi e dalle ragazze della generazione Ventotene - con i dati relativi alla ripresa economica forniti dal professor Marco Fortis e dalle riflessioni dell'imprenditore Paolo Barberis. È poi il momento di ragionare sul futuro, occhio rivolti allo spazio, con l'astronauta Luca Parmitano. Di Europa al cuore della ripresa post Covid ha parlato Sandro Gozi, europarlamentare di Renew Europe, mentre Riccardo Nencini ha fatto un escursus sulla cultura socialista, nel corso dei decenni, sottolineando la scarsa opportunità di accogliere il M5S nella casa del socialismo europeo. 

Standing ovation per le parole di Maria Elena Boschi, capogruppo Iv alla Camera, che in un intenso e accorato intervento, ha ricordato gli effetti della macchina del fango, subita da lei stessa e da tanti amici della Leopolda. 

Dopo gli interventi di alcuni amministratori locali, come Isabella Conti e Ciro Buonajuto, e di ospiti come Suor Paola e Don Andrea, è la volta della Ministra Elena Bonetti, con un intervento dedicato al Family Act, e dei due presidenti Iv, Ettore Rosato e Teresa Bellanova, entrambi impegnati a ripercorrere gli avvenimenti dei mesi appena trascorsi, con il grande impegno Iv, cui si deve la nascita del Governo Draghi e la quotidiana costruzione della casa dei riformisti.

Alle 13 circa, è il momento delle conclusioni, affidate a Matteo Renzi. "Io penso che finché nessuno capirà cosa è la Leopolda, nessuno capirà mai questo popolo che condivide un entusiasmo simile, tale da andare controcorrente e riempire, anche quest'anno, gli spazi della Stazione. Siamo solo il 2%? Bene, il 98% non sa cosa si perde", esordisce Renzi.

"Oggi si parla di politica. Senza troppi giri di parole, penso che nel 2022 si andrà a votare, ma che sarebbe un errore, in quanto la priorità sarebbe lavorare sul PNRR", ha proseguito. "Questa mole di denaro incredibile non l'avremo per molti anni a venire. Nel contempo, non siamo ancora usciti dal tunnel del Covid. E, ancora, siamo nel momento in cui finalmente si può realizzare, con visione neokeynesiana, come accade negli Stati Uniti, con il Presidente Biden, un grande piano per sbloccare le infrastrutture italiane".

"Tuttavia, nonostante si debba parlare di questi temi, io credo che molti dei capi politici vogliano andare presto a votare", ha proseguito Renzi. "Penso, pertanto, che questa Leopolda serva non a guardare indietro e a farci selfie, ma un'occasione per dare una direzione, per immaginare il futuro". "In questi anni, la Leopolda ha sempre provato a interpretare il futuro. A volte ci siamo riusciti, a volte no. A volte siamo caduti: ma solo chi striscia non cade. Se guardo, però, al passato della Leopolda, vedo una grande storia di innovazione: una storia che ancora non riusciamo a comprendere nella totalità, ma che deve molto al popolo dei volontari e a chi viene da lontano pur di essere qui". "Tutto questo - ha sottolineato Renzi - è la Leopolda. È la casa dei riformisti. Vorrei partire da questa considerazione per immaginare il domani". "Ripartiamo - ha detto Renzi - dalle nostre battaglie. Non ci siamo mai discostati dalla Leopolda e dalle nostre posizioni. Chi oggi vuol abbracciato il populismo si discosta dal suo percorso, non noi". "Chi oggi ci accusa di voler andare con Salvini e Meloni, dimentica che noi abbiamo bloccato i pieni poteri a Salvini", ha aggiunto. 

Renzi sceglie, poi, di citare un discorso di Aldo Moro, quello del 28 febbraio 1978, per sottolineare il valore della flessibilità in politica. "Quel che è certo è che la nostra flessibilità nel 2019 prima e nel 2021 poi, forse non ha salvato la democrazia italiana, ma ha salvato la stabilità del Paese, mandando a casa prima Salvini e poi Conte", ha sottolineato. "Abbiamo meno poltrone, oggi, ma l'Italia è salva, grazie alla capacità di Iv di mettere al centro l'interesse del Paese - ha detto Renzi - questo è ciò che è accaduto".

"La parola 'centro' e la relativa discussione, mi fa venire l'orticaria", ha spiegato poi Renzi. "Se immaginiamo il centro come luogo addizione di sigle, si sappia che quel luogo non funzionerà mai. Ma se immaginiamo il centro come il luogo in cui si va a competere, troveremo il luogo in cui si vincono le elezioni non solo in Italia ma in tutto il mondo". Renzi ha qui citato i casi delle recenti elezioni tedesche, l'esperienza di Macron in Francia - "l'uomo che più di chiunque altro dove sarebbe andata la politica francese" -, il caso dei laburisti inglesi dopo gli anni di Tony Blair, e, infine, la vittoria dei democratici statunitensi, con il presidente Biden. 

"L'area centrale è uno spazio politico di vittoria - o di sconfitta - che in questo momento storico segna i destini di Francia, Germania, Stati Uniti. Può accadere anche in Italia", ha aggiunto Renzi. "Parto dalla politica perché devo essere chiaro. Il punto chiaro, nella discussione politica, è che la destra deve scegliere cosa fare da grande. Pensavo che Salvini avrebbe voluto portare la Lega nel campo del Pdl, ma non credo lo farà. Dall'altro lato, Giorgia Meloni, sta facendo operazioni politiche che la portano a ritenere Marine Le Pen troppo moderata, ovvero un posizionamento che preoccupa, non a livello italiano, ma europeo", ha spiegato. "Sono posizioni che meritano rispetto, pur non condividendole. Se qualcuno vuole andare con loro, ha il nostro rispetto", ha sottolineato Renzi. "Pertanto penso che andremo a elezioni con una destra fortemente sovranista", ha detto. "Dall'altro lato, il Pd deve fare una scelta. La scelta del tagliare o meno i ponti con chi è populista: scegliere se allearsi con il M5S o no. E anche in questa situazione, chi vuol andare con Conte e la Taverna avrà il nostro rispetto", ha proseguito. "Ma noi siamo quelli per la scienza, siamo per la generazione Ventotene, siamo per il lavoro, non per i sussidi. Dunque, se il Pd sceglie di allearsi con i populisti, noi dovremo occupare lo spazio politico dove siamo sempre stati, quello della Leopolda", ha sottolineato.

"Tuttavia, europeizzare la politica italiana, deve significare anche dire che ciò che accade ai confini della Bielorussia, o ciò che accade in Siria, è uno scandalo. L'Europa che conosciamo noi è quella che dà diritti e possibilità, non quella che alza muri. Questa Europa è quella che ha il volto di Mario Draghi". "Se oggi c'è quel volto, è stato grazie al grande sforzo di Italia Viva: tutti i parlamentari di Iv avranno sempre la mia gratitudine per questo", ha aggiunto. 

Renzi passa poi a citare l'Enrico V di Shakespeare, sottolineando alcuni passaggi e locuzioni, come gli "happy few", i pochi felici. "Nell'Enrico V c'è la dimensione della solitudine di chi ha dovuto prendere decisioni. Tutti noi abbiamo vissuto quelle ore. Non c'è bellezza maggiore di chi riesce ad andare controcorrente, portando risultati insperabili. Il cambio di governo Conte-Draghi è un esempio di questo, avvenuto grazie agli happy few". 

Il passaggio successivo è dedicato da Renzi all'elezione del prossimo Presidente della Repubblica e a ribadire l'appoggio e il sostegno a Sergio Mattarella, cui la sala tributa un sentito applauso. "La nostra convinzione nell'elezione del Presidente della Repubblica sarà quella di scegliere una figura sinceramente europeista, che sappia garantire la transizione democratica in Europa, pensando a chi arriva nella culla della civiltà e dei diritti", ha aggiunto. 

Dopo aver ricordato alcuni degli interventi di questa edizione - dall'intervento di Tonino Gozzi a quello di Roberto Burioni - Renzi ha dedicato un passaggio alle prossime elezioni amministrative, lanciando la candidatura di Davide Faraone, capogruppo dei senatori Iv, a sindaco di Palermo: "In una città che non è riuscita, negli ultimi mesi, nemmeno a seppellire i suoi morti, noi saremo con Davide. La sua candidatura non è frutto di un accordicchio, è frutto di un'esperienza maturata anche qui, negli anni, alla Leopolda", ha sottolineato.

Guardando al futuro, Renzi ha poi ricordato l'impegno dei prossimi mesi per la nascita e costruzione di Radio Leopolda, citando Roberto Giachetti, che sarà fra le voci protagoniste della radio, con la sua rassegna stampa quotidiana. 

E ancora, Renzi dedica alcune riflessioni alla vicenda del ddl Zan. La vicenda del ddl Zan è "un capolavoro tafazziano e masochista di chi ha scientificamente scelto di prendersi i like su Instagram annullando la possibilità di portare a casa la legge", ribadisce Renzi. "Non è politica  - ha detto - inseguire gli influencer; sul ddl Zan si è consumato il simbolo di una sinistra che ha scelto di stare col bla-bla-bla e non con i valori". La vicenda Zan apre anche lo spazio dedicato a riflettere al tema dell'aggressione, anche via social, di chi la pensa in modo diverso

"La nostra identità - sottolinea Renzi, nel passaggio conclusivo - passa dalle proposte che abbiamo fatto. Che si voti nel 2022 o nel 2023, pensando alla Leopolda, noi diremo che l'Europa è l'esatto opposto sia del sovranismo che del populismo. Il che è il motivo per il quale noi non possiamo stare né con i populisti, né con i sovranisti. Noi vogliamo dire ai ragazzi della generazione Ventotene che possono farcela, che avranno un sacco di opportunità e che quelle opportunità vanno messe in moto. Insomma, noi siamo quelli dell'Europa, non del sovranismo, quelli della politica, non del populismo". 



Chi lo desidera può rivedere qui di seguito o a questo indirizzo l'intervento di Matteo Renzi, mentre a questo indirizzo è possibile rivedere la diretta della terza giornata.
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Qui è disponibile un report della seconda giornata, con il focus sulla giustizia ed il discorso di Renzi sulla vicenda Open, mentre qui trovate il discorso di apertura dei lavori della Leopolda 11 di Matteo Renzi.