23/11/19
Governo economia

Crescita vera soltanto sbloccando gli investimenti infrastrutturali: Marco Fortis su Il Sole 24 Ore

Il professor Marco Fortis torna sul tema degli investimenti infrastrutturali sul quotidiano "il Sole 24 Ore". 

"Pochi sono consci del fatto che negli ultimi anni l'economia italiana aveva trovato un suo modus vivendi relativamente soddisfacente, dopo tante tribolazioni e due profonde recessioni consecutive. Infatti, nel triennio 2015-17 eravamo tornati ad avere una crescita del Pil finalmente apprezzabile e nello stesso tempo sostenibile e compatibile con il nostro alto debito pubblico": con queste parole, il professor Marco Fortis apre il intervento sul quotidiano "il Sole 24 Ore".

Come aveva avuto modo di spiegare anche durante il nostro evento a Torino - durante il quale abbiamo presentato il nostro piano per il rilancio dell'economia italiana, Italia Shock - l'Italia ha vissuto un triennio d'oro. "Il segreto di quel triennio sta nell'aver visto realizzarsi sul campo quella che potremmo definire ex post la regola dei cinque 1% per cento".

Con ciò si intende il verificarsi simultaneo  - come spiega Fortis - sull'arco di almeno un triennio di una crescita media annua composta del Pil e delle ore lavorate superiore all'1%, contemporaneamente ad una riduzione di almeno l'1% in rapporto al Pil sia della pressione fiscale, sia della spesa pubblica corrente prima degli interessi, sia del debito pubblico.

Che cosa c'è mai di così straordinario in una crescita media annua dell'1% del prodotto e del lavoro, associata a un calo delle tasse, della spesa e del debito di un punto percentuale di Pil sull'arco di un triennio? Ce lo spiega Fortis con queste parole: "dal triennio 2002-04 (il primo dell'era euro) fino al 2014-16 l'Italia non era mai riuscita a centrare la "regola dei cinque 1%". II che prova che si tratta di un obiettivo non così semplice da conseguire, almeno per il nostro Paese". La stessa regola, invece, è stata rispettata nel triennio 2015-17, per una serie di dinamiche positive verificatesi contemporaneamente: abbassamento della pressione fiscale, politiche per la ricostruzione del potere di acquisto delle famiglie, politiche per stimolare lavoro e investimenti delle imprese. 

Ricapitolando, spiega Fortis, da quando è iniziata la circolazione monetaria dell'euro non abbiamo mai avuto un periodo espansivo più equilibrato per l'economia, con la regola pienamente rispettata. 

Purtroppo per noi, quel periodo d'oro ha avuto termine a partire dal 2018: economia e occupazione si sono arrestate, dinanzi a politiche meramente assistenziali. L'Italia è tornata alla crescita zero. Non solo: come spiega Fortis, in futuro sentiremo anche gli effetti nefasti di questo stop e difficilmente vedremo ripetersi le condizioni affinché la regola in questione sia di nuovo rispettata appieno. 

Cosa ci dice la lezione sui dati del passato? Ci dice, spiega Fortis, che "la crescita del Pil è generalmente favorita da un contenimento della pressione fiscale. E che solo con la crescita si ha un aumento dell'occupazione e si possono anche trovare margini per ridurre l'incidenza della spesa pubblica e del debito sul Pil. Pertanto, se l'Italia non vuole che le previsioni negative della Commissione europea per i prossimi anni si avverino, deve ricreare adeguate condizioni di spinta sul Pil".

Quali condizioni? Per far crescere il Pil "è necessario non solo evitare nuovi aumenti delle imposte ma servono anche risorse, che potrebbero essere trovate, ad esempio, abolendo quota 100".

Inoltre, spiega Fortis, "l'unico modo possibile per l'Italia di tornare a crescere adeguatamente è sbloccare l'enorme ammontare di investimenti in opere infrastrutturali già stanziati per decine di miliardi, ma fermi. Il Piano di sblocco degli investimenti per mancate autorizzazioni e ostacoli burocratici lanciato recentemente da Italia Viva, con la nomina di commissari e autorità ad hoc per l'accelerazione e il controllo delle grandi opere sullo stile di Expo 2015, è ragionevole e può trovare consensi in una larga parte dell'arco costituzionale".

Di sicuro, conclude Fortis, una simile ipotesi, se realizzata "sarebbe il sogno di quel partito del Pil che tutti continuano a evocare ma a cui nessuno ha più dato risposte concrete dopo il Jobs Act, le decontribuzioni e Industria 4.0".