Intervista a Davide Faraone per "Il Corriere della Sera" del 02-04-2026
di Paola D'Amico
Sara aveva 2 anni e 3 mesi quando le è stata fatta la diagnosi di autismo. Oggi ne ha 23. La nostra vita di genitori di colpo è cambiata. Ma dopo aver capito che non ci sarebbero state letture di libri assieme, uscite al cinema, partite allo stadio, la felicità non è scomparsa. Si è riparametrata su altre cose. La soddisfazione, per esempio, nasceva dal sapere che in classe Sara era stata seduta o che aveva imparato ad allacciarsi le scarpe. Insomma, c'è un Davide prima di Sara e un Davide dopo. E questo mi ha spinto a occuparmi maggiormente delle questioni che riguardano le persone con disabilità».
Davide è l’onorevole Faraone: palermitano 50 anni, al terzo mandato in Parlamento nelle fila di Italia viva, è tra i fondatori e l'attuale presidente di Fondazione Italiana Autismo, che dal 2015 aggrega associazioni di familiari, società scientifiche, fondazioni per fare ricerca e promuovere una cultura attenta alle necessità e ai diritti delle persone con autismo di cui oggi si celebra la Giornata mondiale.
«Ci sono battaglie che non possono aspettare» è il messaggio della Fondazione alla quale fino a domenica 5 aprile si può fare una donazione attraverso il numero 45585, tramite sms o telefonando anche da rete fissa.
«La mia storia — aggiunge — è quella di tanti genitori. La diagnosi di Sara é stata casuale. Fino a 1 anno di età sembrava più precoce dei coetanei. Poi si è isolata dal resto del mondo. L'apoteosi è stata la visita dal neuropsichiatra. Noi seduti davanti a lui alla scrivania, lei dietro a giocare. Quando il medico ha dato un pugno violento sul tavolo che ci ha fatto sobbalzare, Sara ha continuato con i suoi giochi. E questo isolamento che spesso i genitori sottovalutano». Come vengono sottovalutati i bisogni dei genitori.
«Si pensa che siamo infelici. Non è così: nel rapporto coi nostri figli impariamo a essere felici. Quello che ci rende infelici — continua — é ciò che sta attorno, la difficoltà dello Stato di dare servizi all'altezza, di comprendere le nostre difficolta. Ci sono liste d'attesa per arrivare a una diagnosi. Poi inizia la disperazione per fare la psicomotricità, la logopedia. E ci sono genitori che devono lasciare il lavoro ma il loro ruolo di caregiver non è riconosciuto. Eppure, tutti spiegano che è importante arrivare presto alla diagnosi e fare interventi precoci».
Il tempo della scuola è «il luogo migliore per i nostri figli, perché lì esistono. Compiuti i 18 anni diventano perfetti anonimi. Se non possono lavorare, se non sono ad alto funzionamento, finiscono in luoghi "speciali" tra persone come loro, polverizzando tutti i sacrifici fatti per l’inclusione. Bisogna fare di più e più in fretta. Viviamo una volta sola e qui si parla di vite stravolte».
