15/10/20
Famiglia salute

Torino, la Ministra Bonetti al Cottolengo: "Il virus si batte restando uniti"

La notizia pubblicata da "la Stampa", 15 ottobre 2020.

La scuola è un luogo in cui «è possibile sconfiggere il virus, "imparando ad imparare" e imparando a volersi bene». Un concetto tanto più concreto e tangibile alla Scuola Cottolengo, che ieri ha accolto la ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia Elena Bonetti. Davanti agli studenti radunatisi nel cortile della Piccola Casa della Divina Provvidenza, la ministra ha voluto sottolineare una delle missioni della formazione, e cioè insegnare a «volersi bene al punto da sapere che dal proprio comportamento dipende la salute di tutti».

Un messaggio di solidarietà, responsabilità reciproca e convivenza che da sempre fa parte del dna del Cottolengo, una delle realtà più attente a offrire ascolto e sostegno ai più bisognosi: in particolare gli studenti che necessitano di accoglienza e di particolare attenzione, e gli allievi appartenenti a famiglie disagiate con basso reddito.

A fare gli onori di casa don Carmine Arice, padre generale della Piccola Casa, che ha ricordato, nel suo saluto alla ministra Bonetti, «l'universalità del Cottolengo a favore di tutti coloro che sono in stato di bisogno, sia in ambito educativo, ma anche e soprattutto in ambito sanitario e assistenziale».

Con lui anche don Andrea Bonsignori, direttore delle 11 Scuole Cottolengo distribuite in tutta Italia.

La visita della ministra Bonetti è proseguita con una tappa al punto ristoro «Chicco Cotto», una realtà imprenditoriale con finalità sociali, attiva su tutto il territorio nazionale dal 2014 per formare e avviare al lavoro ragazzi affetti da disabilità autistica e si è conclusa nella palestra dell'Asd Giuco `97, la società sportiva che svolge le proprie attività nelle strutture dell'Opera Barolo e del Cottolengo, a favore di atleti normodotati e diversamente abili senza distinzioni tra categorie paralimpiche e non.

Tutti esempi di «didattica di prossimità» secondo la ministra Bonetti, che ha indicato nella parola «Protezione», declinata anche nel termine di connessione all'interno della propria comunità - proprio come accade al Cottolengo - la vera chiave della ripartenza.