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Toccafondi: "Scuola e lavoro, serve subito una riforma"

L'intervento pubblicato da "la Nazione", 25 maggio 2022.

Che paradosso! Gli “introvabili” aumentano, ovvero aumentano le imprese che cercano e non trovano persone, spesso perché non hanno competenze necessarie, intanto abbiamo una disoccupazione giovanile alta, Neet (coloro che non studiano né lavorano) con numeri altissimi e un abbandono scolastico preoccupante al 14%, soprattutto al biennio dei professionali ovvero nelle scuole che dovrebbero collegarti con il mondo del lavoro.

A questo aggiungiamo anche che su 100 ragazzi che si iscrivono all’Università, meno della metà terminerà con la laurea. È paradossale. Il lavoro c’è ma sono richieste competenze, i ragazzi non le hanno perché la scuola non gliele fornisce, le imprese non trovano, intanto i ragazzi aspettano ma non si sa bene cosa.

A questo si aggiunge il reddito di cittadinanza, che certo non ha aiutato a trovare occupazione. La scuola, i percorsi post diploma e l’università devono cambiare, ma soprattutto è il paese che deve cambiare mentalità.

Scuola e lavoro possono e devono dialogare. La scuola è un percorso educativo fatto di conoscenza ma insieme vanno valorizzate - soprattutto nei percorsi scolastici delle scuole con indirizzo tecnico e professionale - le competenze. “Sapere” e “saper fare” devono stare insieme. Dobbiamo cambiare il percorso degli istituti professionali ed in parte dei tecnici, perché i laboratori vanno utilizzati subito, perché le materie soprattutto nel biennio vanno ridotte, perché ascoltare ed imparare sui libri è fondamentale ma anche ascoltare e provare a fare insieme a chi lavora aiuta tanto i ragazzi. Dobbiamo non aver paura dei percorsi di alternanza scuola-lavoro.

Nessuna “svendita della scuola all’azienda”, nessuna volontà di “sfruttamento”, di “avviamento al lavoro”. La vera esperienza a scuola si deve fare in sicurezza, con serietà, seguiti dai docenti. L’alternanza è scuola a tutti gli effetti, si impara ma non con una lezione frontale, nozionistica, ma con una metodologia diversa. Ma è scuola.

In Italia manca un dibattito sereno in cui poter decidere come offrire ai ragazzi quei percorsi di conoscenze e competenze. Non stupiamoci se dopo abbiamo disoccupazione giovanile altissima, milioni di ragazzi in attesa, abbandoni scolastici che sono il doppio degli altri paesi europei e 40.000 aziende che cercano ma non trovano. Non è colpa dei ragazzi, è colpa nostra, degli adulti che non sanno riformare ed innovare.