14/06/20
Italia Viva parità di genere

Teresa Bellanova: "Preferenza di genere, ora la Puglia si adegui"

L'editoriale di Teresa Bellanova su il Quotidiano di Puglia del 14/06/2020

Sono necessarie le donne, in politica? Questa domanda, paradossale ma non tanto, la rivolgo a quei Consigli regionali fatti di uomini soprattutto e - se viene bene, ovvero se le nomenclature delle forze politiche lo hanno considerato funzionale – anche di donne, che non hanno ancora trovato il tempo di adeguare le loro leggi elettorali a una norma dello Stato approvata oltre tre anni fa, la n.20 del 2016. Norma di elementare saggezza, direi, che a partire dallo iato anche a questo livello tra reale e politica, indica nell’equilibrio della rappresentanza di genere una delle vie maestre per ovviare e ricucire.

Il fatto che in sei regioni (Puglia, Piemonte, Liguria, Calabria, Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta) e una Provincia autonoma (Bolzano) si registri ancora un nulla di fatto, restituisce dunque meglio di molte parole cosa quelle classi dirigenti pensino, realmente, della relazione uomo-donna e del ruolo delle donne in politica, e anche della eventualità che un rimescolamento delle carte di questa natura possa determinare negli equilibri di governo. Ma è proprio per questo, direi, che oggi l’attuazione di quella norma si impone per i ritardatari e gli inadempienti a partire, inderogabilmente, da quelle regioni che nei prossimi mesi andranno al voto: Puglia e Liguria. Per un guadagno nella qualità dell’agire politico e una diversa, maggiore, aderenza al reale. Quello che le donne sono capaci di guardare e affrontare grazie a una cultura maturata nei secoli, e di cui spesso sono le sole a farsi carico. Per quella consuetudine, come ci ricorda Iris Murdoch, a essere capaci di “vedere il mondo così com’è”. Non sono la sola a pensarlo. Faccio mio, infatti, l’appello che in queste ultime settimane si è levato da un partecipato gruppo di costituzionaliste e dalle donne dell’Associazione “Noi Rete Donne” perché trovi adeguata attuazione quella Legge e i principi costituzionali, 3 e 51, a cui si ispira.

Lo sostengo anche a partire da una esperienza personale maturata in anni e anni di politica e dalla consapevolezza di come – ancora oggi - per una donna sia molto complicato e difficile trovare il giusto spazio nei partiti e ancor di più sul terreno della rappresentanza istituzionale di governo. Non avremmo avuto bisogno di dare vita a un partito che, dovunque, ha scelto la doppia guida femminile/maschile come Italia Viva, altrimenti! Dicono le costituzionaliste: l’accoglimento di quella legge nazionale è obbligatorio trattandosi di norma qualificata tra i “principi fondamentali” a cui la legislazione regionale deve conformarsi ai sensi degli articoli. 3, 51, 117 e 122 della Carta, come già chiarito dall’ormai cospicua giurisprudenza sul tema. Sottoscrivo: obbligatorio, doveroso, opportuno, urgente. Ed è significativo che, invece di contemplarla anche con un senso di liberazione da antichi vizi e pregiudizi, più di qualcuno non abbia trovato il tempo e la giusta priorità per farlo. Dunque, una sola parola d’ordine: accoglimento e attuazione della norma. Senza perdere tempo, chi non lo ha ancora fatto, lo faccia. Nel frattempo poiché ho letto che alcuni Presidenti, quello della Puglia innanzitutto, pur dichiarandosi a parole favorevoli rinviano quanto di loro competenza al Governo, cercando alibi, ho chiesto espressamente al Presidente Conte un intervento normativo mirato perché “ad iniziare da Liguria e Puglia e poi nelle altre regioni manchevoli indicate, le prossime tornate elettorali siano caratterizzate dal rispetto della Legge n. 20 del 2016 e di conseguenza da competizioni elettorali più attente alla rappresentanza di genere, alla presenza e al valore delle donne, alla qualità della democrazia in ogni comunità territoriale, alla necessità di riossigenare anche attraverso una maggiore presenza di donne la composizione delle nuove classi dirigenti”.

Non a caso parlo di qualità della democrazia. Senza scomodare bibliografie ormai imponenti o statistiche aggiornatissime, è evidente a tutti come una più adeguata presenza delle donne nelle Istituzioni e in politica produca qualità, maggiore aderenza al reale, diversa, a volte maggiore, capacità di intervento. Il che, come ci insegna anche la drammatica esperienza di questi mesi, è indispensabile per migliorare e qualificare i processi decisionali e il modo di fare amministrazione e politica. Adeguare le leggi elettorali regionali alla norma nazionale non è dunque esclusivo fatto formale anche se soprattutto chi è impegnato nelle funzioni di governo sa bene come forma e sostanza si equivalgano perfettamente. E’ in gioco la qualità della rappresentanza e della democrazia. E un rispecchiamento più forte tra chi elegge e chi viene eletto. Quella legge, attraverso il meccanismo della doppia preferenza di genere, consente infatti un più ampio, democratico, puntuale rinnovo delle classi dirigenti regionali agevolandone il ricambio e smantellando in parte più o meno consolidate rendite di posizione quasi sempre caratterizzate da logiche di potere maschile, ma soprattutto garantisce, grazie a una maggiore presenza di donne nei luoghi decisionali, voce e rappresentanza a istanze altrimenti mute.   Piuttosto che la retorica delle dichiarazioni, vale la qualità e il coraggio dell’agire politico. Chi si sottrae, gettando la palla in tribuna, sta già dicendo che le donne in politica, a meno di una chiamata dall'alto, non sono necessarie.