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Silenzio elettorale, Anzaldi: "Legge da cambiare"

L'intervento pubblicato su "il Messaggero", 4 ottobre 2021.

La normativa sul "silenzio elettorale" risale al '56. Venne rivista nel '75. per estenderla a tutte le trasmissioni Rai e nel 1984 alle emittenti private. Obiettivo: permettere una più serena decisione da parte dell'elettore.

È però lecito dubitare che la normativa abbia ancora senso visto che il legislatore ha di fatto silenziato radio e televisioni ma continua a restare escluso tutto il mondo dei social. Anche se i "santini" con il volto e il nome dei candidati e il simbolo del partito resistono, nell'era delle grandi piattaforme informatiche obbligare radio e tv al "silenzio" pare da tempo anacronistico e si avverte l'esigenza di ampliare i confini del silenzio o abolire la legge del '56. Poco prima delle ultime elezioni europee l'Agcom ha provato a metterci una toppa predisponendo delle linee guida per le maggiori piattaforme digitali, ma aggirare i controlli che dovrebbero fare Facebook, Google o WhatsApp non è difficile e le sanzioni sono blande.

«Ogni volta tutti si lamentano, ma poi la legge non si cambia», attacca il deputato di Italia Viva, Michele Anzaldi, che ha presentato nel 2016 alla Camera una proposta di modifica della legge del '56. «Ho riproposta il testo in questa legislatura e ora è in Commissione Affari Costituzionali», incalza Anzaldi, secondo il quale «in questa campagna elettorale anche la par condicio è stata aggirata».

Nel disegno di legge Anzaldi si prevede il divieto, nel giorno precedente e in quelli stabiliti per le elezioni. di fare propaganda elettorale, «diretta o indiretta», «nei propri siti internet e nei servizi di social network da parte dei candidati, dei partiti, dei movimenti e dei gruppi politici organizzati».