03/07/20
Esteri paese

Shahbaz Bhatti, una storia di martirio e speranza

Un articolo di Stefania Falasca, dal quotidiano "Avvenire" del 3 luglio 2020.

«Il mio unico scopo è difendere i diritti fondamentali, la libertà religiosa e la vita stessa dei cristiani e delle altre minoranze religiose. Sono pronto a ogni sacrificio per questa missione, che assolvo con lo spirito di un servo di Dio».

Queste parole  - come spiega, oggi, il quotidiano "Avvenire" - rendono subito il profilo di Shahbaz Bhatti, l’uomo politico pakistano, fondatore del Fronte cristiano di liberazione, diventato ministro per gli affari delle minoranze, promotore del dialogo interreligioso e di una legislazione per vietare discorsi di incitamento all’odio, stroncato nel 2011 a Islamabad da un attentato terroristico.

Non è facile - prosegue l'articolo - addentrarsi nel disegno della vita politica che ha fatto di Bhatti un simbolo e un paladino dell’impegno nella lotta per i diritti umani, per la giustizia sociale e per la revisione della legge di blasfemia in Pakistan. La sfida di entrare nelle pieghe della sua esistenza, del suo pensiero e della sua azione politica con una puntuale biografia l’hanno ora affrontata Paolo Affatato, giornalista responsabile della redazione Asia nell’agenzia di stampa vaticana Fides e Emmanuel Parvez, sacerdote pakistano, parroco nella diocesi di Faisalabd che è stato confidente spirituale di Shahbaz Bhatti.

«I giovani di Khushpur e dei villaggi vicini riconobbero ben presto in Shahbaz l’unica speranza e l’unico leader di un popolo che viveva nell’oscurità della discriminazione e della costante minaccia. Con lui organizzarono manifestazioni e seminari per creare consapevolezza tra la gente. Operai, contadini, piccoli commercianti e lavoratori delle industrie dei mattoni parteciparono in massa a queste riunioni volute da Bhatti. Riconoscevano in lui un leader sincero. I discorsi di Shahbaz Bhatti furono motivo di grande ispirazione per tutti. Anche i musulmani condividevano le stesse idee e spesso si congratulavano con lui»: "Avvenire" in queste righe riporta il ricordo che di Bhatti ebbe Emmanuel Parvez, parole che ci spiegano come fosse un leader carismatico, concreto e ancorato al Vangelo, aveva infuso nella comunità cristiana in Pakistan, a partire dal suo villaggio natio.

Bhatti  - ricorda "Avvenire" - divenne il ministro per la difesa delle minoranze nel governo guidato dal Pakistan Peoples Party, formazione cui aveva ufficialmente aderito dopo la morte di Benazir Bhutto. Il 2 novembre del 2008, per la prima volta nella storia del Pakistan, la delega relativa agli affari delle minoranze assurgeva a rango di dicastero, al pari degli altri che formavano il governo. In passato la tutela delle minoranze era affidata a una figura di rango inferiore, in un dipartimento all’interno del Ministero per gli affari religiosi. Era il coronamento di un’azione politica iniziata almeno sei anni prima, mettendo al centro i valori di unità, dialogo interreligioso, giustizia sociale, diritti umani e libertà religiosa per i cittadini pakistani cristiani, indù, sikh, parsi e altri gruppi. E resterà un periodo cruciale nella storia del Pakistan quel lasso di tempo di poco più di due anni - dal 3 novembre 2008 al 2 marzo 2011 - in cui Shahbaz Bhatti ha guidato il Ministero federale per le minoranze religiose.

Durante il suo mandato, Shahbaz ha promosso diverse leggi che miravano a promuovere e mettere in pratica quei valori per cui da sempre si batteva. Tra le proposte di legge  - come spiega il quotidiano - su cui lavorò c’erano quella sul divieto dei discorsi di odio nel sistema di istruzione e nella letteratura; una per includere lo studio comparato delle diverse religioni nei curriculum scolastici; quella per aumentare la quota di esponenti delle minoranze religiose nel governo e nelle assemblee di rappresentanza politica. Non tutte approderanno all’iter parlamentare, non tutte saranno discusse o diverranno legge, ma tutte costituivano la cifra dell’impegno politico di Bhatti.


In seguito, ricorda "Avvenire", nel clima sociale e politico già surriscaldato del paese, nel novembre 2010 giunse come un detonatore la notizia della condanna a morte di Asia Bibi, emessa dal tribunale di primo grado di Nankhana, che confermava la validità di tutte le accuse a suo carico ed escludeva ogni circostanza attenuante.

I giorni della vita terrena di Shahbaz Bhatti volgevano al termine. E venne il 2 marzo 2011, uno dei giorni più tragici e oscuri della storia del Pakistan, quando la voce del ministro dei senza voce fu messa a tacere con un feroce attentato terroristico.

Shahbaz Bhatti  - conclude "Avvenire" - è stato e continua a essere un dono inestimabile di valore non solo per la comunità cattolica del Pakistan, che vive da piccolo gregge in una nazione in gran parte musulmana. Non è semplicemente un simbolo, ma un figlio autentico del suo Paese, un uomo che ha costruito in modo esemplare la fratellanza umana, la pace e la convivenza comune.