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Scalfarotto: "Un nuovo TUEL per il PNRR"

Intervista di Francesco Cerisano, "Italia Oggi",  30 marzo 2022.

«Sul terzo mandato e sull'incandidabilità dei sindaci in parlamento, la riforma del Tuel non sarà blindata, ma aperta alla discussione di Camera e Senato. Nel ddl pronto per l'esame in consiglio dei ministri abbiamo trovato un punto di caduta che ci consentisse di far partire l'iter di approvazione. Ma poi, su questi specifici argomenti, non escludiamo che le forze politiche possano trovare un diverso punto di sintesi in Parlamento. L'importante sarà tagliare il traguardo entro la fine della legislatura perché la riforma del Testo unico enti locali è attesa da troppo tempo e non più rinviabile». Il sottosegretario all'interno, Ivan Scalfarotto, non chiude la porta alle modifiche che le varie forze politiche riterranno di introdurre sui nodi più spinosi del disegno di legge.

A cominciare dalla previsione dell'incandidabilità al parlamento per i sindaci dei comuni fino a 15.000 abitanti. Un un giro di vite secondo alcuni, considerato che oggi la soglia è fissata a 20.000 abitanti. Mentre sulle province, che diventano stazioni uniche appaltanti per i mini-enti del proprio territorio («una previsione strategica in ottica Pnrr»), secondo Scalfarotto si chiude un cerchio: «gli enti di area vasta erano in mezzo al guado, ora si cerca di dare alle province gli strumenti che servono per continuare a fare il buon lavoro che stanno già facendo».


Sottosegretario, dopo anni di tentativi falliti, gli enti locali potranno finalmente avere un nuovo Testo unico?
È una riforma non più rinviabile. L'attuale Tuel, vecchio di 22 anni, anteriore persino alla riforma del Titolo V, necessita di una revisione sistematica, non solo perché finora è stato oggetto di interventi poco organici, ma anche perché l'attuale testo non consente agli enti locali di lavorare al meglio all'attuazione dei progetti del Pnrr. Questa esigenza di riordino normativo e di efficientamento è ancora più forte per le province che sono rimaste in mezzo al guado. La legge Delrio prevedeva che uscissero dall'architettura istituzione della Repubblica. Così non è stato e le province hanno avuto la capacità di ritagliarsi un ruolo importante diventando la casa dei comuni.

Il ddl prevede che le province diventino stazioni appaltanti per i piccoli comuni del proprio territorio. Basterà per aiutare i mini-enti a non perdere le opportunità offerte dal Pnrr?
Le province hanno dimostrato, soprattutto durante la pandemia, di avere una grande capacità e credibilità nei confronti dei comuni, mettendoli nelle condizioni di lavorare in modo sinergico su temi importanti come ambiente, territorio, viabilità, scuole. Il fatto che diventino stazioni appaltanti è molto importante, tra l'altro, perché per i piccoli comuni le procedure del Pnrr potrebbero risultare complesse.

Il ritorno delle giunte semplificherà l'attività ordinaria delle province?
Certamente. Il ripristino delle giunte rafforzerà l'assetto istituzionale degli enti di area vasta. Non era pensabile che le province continuassero a reggersi sulle spalle del solo presidente. Inoltre vengono risolte delle evidenti distorsioni della normativa precedente quali il disallineamento tra l'elezione del presidente e l'elezione dei consiglieri. Insomma con questa riforma rimettiamo a posto le province nell`ottica di metterle nelle condizioni di fare il buon lavoro che già stanno facendo.

Anche sulle città metropolitane si rimedia a una evidente distorsione, peraltro censurata dalla Consulta: i sindaci metropolitani dovranno essere eletti...
La Consulta ha fatto un ragionamento molto preciso e ha detto che se si fosse completato il percorso di riforma immaginato dalla legge Delrio l'attuale sistema avrebbe avuto un senso. Ma visto che così non è stato, bisogna evitare differenze tra gli elettori dei comuni non capoluogo delle province e quelli delle città metropolitane, dove solo i primi e non i secondi concorrono all'elezione del capo dell`area vasta. Ovviamente sarà importante mantenere l'unitarietà di strategia e di pianificazione che deve caratterizzare le città metropolitane.

Restando in tema di attuazione di sentenze della Corte, sull'associazionismo delle funzioni si registra un cambio di passo radicale rispetto alla logica del decreto Calderoli. I comuni che riusciranno a dimostrare di essere in grado di fare da sé, non saranno tenuti ad associarsi. Una sorta di inversione dell'onore della prova?
Esattamente. Resterà un incoraggiamento all'esercizio associato e in particolare alle fusioni, perché l`obiettivo resta non solo il risparmio di costi ma soprattutto la capacità di fornire servizi ai cittadini. Tutto ciò premesso, la Consulta ci ha fatto rilevare che il nostro Paese è così differenziato che non ci può essere una soluzione che vada bene per tutti. Per questo abbiamo messo nero su bianco il principio per cui tutti i comuni che siano in grado di dimostrare di poter svolgere le funzioni in modo più razionale ed efficiente potranno continuare a farlo.

In materia di fusioni, e soprattutto di contributi ad esse legati, viene per la prima volta proposto un meccanismo meritocratico: i contributi non saranno più a pioggia ma legati all'effettiva condivisione delle funzioni. È un modo per risolvere le storture di questi anni che hanno visto un proliferare di fusioni con il solo scopo di mettere le mani sui fondi stanziati dallo Stato?
Noi confermiamo il nostro favor per le fusioni che non è frutto di un capriccio ma della consapevolezza che la gestione sempre più complessa della cosa pubblica richieda una sufficiente massa critica. Per semplificare la logica è questa: io come Stato presumo che se tu comune ti associ funzioni meglio, salvo prova contraria. In pratica è la stessa logica che guida gli interventi messi in campo sui grandi comuni in crisi: io ti aiuto ma tu mi dimostri di poter riformarti per farcela da solo.

Passiamo ora ai sindaci. La riforma libera finalmente i cittadini da responsabilità dirigenziali non proprie. Assieme all`aumento delle indennità disposto con la legge di bilancio, basterà per far tornare questo ruolo attrattivo?
La carenza di vocazioni a fare il sindaco è un problema reale a cui abbiamo voluto mettere mano non solo riconoscendo con la Manovra delle indennità finalmente adeguate al ruolo, ma soprattutto provando a risolvere il grande tema delle enormi responsabilità, talvolta irrazionali, che finora gravavano sui primi cittadini. Era un tema delicato perché pone delle problematiche giuridiche complesse. Viviamo in un Paese dove esiste l'obbligatorietà dell'azione penale e la cui Costituzione afferma l'uguaglianza dei cittadini davanti alla legge. Era molto complicato trovare delle formule che non incappassero in rilievi di costituzionalità. La scelta tecnica è stata quella di rimarcare la separazione della responsabilità della gestione politica da quella della gestione amministrativa. Speriamo che il combinato disposto di queste due norme aiuti a superare la difficoltà di trovare candidati a questo ruolo così importante.

Proprio la difficoltà nel reperire aspiranti sindaci ha portato più d'uno a chiedere l'eliminazione tout court del divieto di terzo mandato consecutivo. Invece la vostra riforma lo mantiene ma solo per gli enti sopra i 15 mila abitanti. Fino a 15 mila il terzo mandato sarà possibile. Analoga soglia sarà prevista per l'incandidabilità dei sindaci in parlamento. Oggi il tetto è fissato a 20 mila abitanti. Un giro di vite che sembra in contrasto con la mission di aiutare i sindaci, non le pare?
Vorrei chiarire che il ddl, in particolare su questo punto, non è un testo chiuso. Come governo ci aspettiamo che le varie forze politiche possano presentare emendamenti nel corso del passaggio parlamentare. Questo testo è il migliore punto di caduta possibile in questa fase e ci consente di far partire il processo di riforma. Poi il parlamento, come sempre, sarà sovrano. Sull'incandidabilità, la norma apparentemente più restrittiva punta a creare una sola soglia tra comuni: i municipi sotto i 15 mila abitanti, dove il sindaco è eletto con turno unico, può restare in carica tre mandati consecutivi ed è candidabile al parlamento, e quelli sopra i 15 mila, dove il sistema elettorale è a doppio turno (se il candidato sindaco non supera il 50%), i mandati consecutivi possono essere al massimo due e vige l'incandidabilità al parlamento.

Che tempi prevedete per l'approvazione del ddl?
Ci attende un lavoro complesso perché siamo a un anno dalla fine della legislatura e ci sarà bisogno della collaborazione di tutte le forze politiche. Per fortuna in parlamento c'è una consapevolezza trasversale che unisce maggioranza e opposizione sulla necessità che queste norme siano approvate in tempi rapidi e in modo condiviso. Se riusciremo ad avere un nuovo Tuel non sarà solo merito del governo, ma delle forze politiche e anche di coloro che mi hanno preceduto avviando il cantiere della riforma, dagli ex sottosegretari Candiani e Variati alla commissione Pajno. Un lavoro di anni di cui speriamo di raccogliere presto i frutti.