L'Intervento di Ivan Scalfarotto su «Repubblica Milano» del 10-07-2026
Il dibattito sul dopo-Sala si è ridotto a una rassegna quotidiana di autocandidature, sintomo di una politica che fatica a produrre visioni. Ma se la risposta alla debolezza dei partiti è riportare la scelta del candidato dentro i tavoli tra i partiti stessi, il rimedio rischia di essere peggiore del male. Le primarie a Milano hanno sempre funzionato. Non sono un rito né un concorso di popolarità: sono il momento in cui una coalizione si presenta alla città a viso aperto e le chiede di scegliere. Da Pisapia a Sala, ogni volta che Milano le ha praticate ne è uscita una guida più forte, perché legittimata dalle fila ai gazebo e non da un accordo di vertice. E quelle file non selezionano soltanto un candidato: costruiscono un popolo, che poi si mobilita e fa campagna. È un metodo profondamente liberale, che affida la selezione della leadership agli elettori e non alle segreterie. Chi lo teme, teme la città. Ma le primarie hanno politicamente senso a una condizione: che mettano a confronto poche e chiare idee della città. Non venti ambizioni personali, ma due o tre visioni alternative di dove Milano deve andare. Qui il lavoro dei partiti è insostituibile: prima si costruiscono le piattaforme, poi le si presenta alla città. Poche idee chiare significa anche avere il coraggio di dire dei no: una piattaforma che promette tutto a tutti non è una visione, è un inventario. È vero che si parte dalle idee e non dai nomi, ma alla fine un nome ci vuole. E deve essere un nome nel quale tutti si riconoscano in modo evidente: non solo i partiti, anche gli elettori. Se quel nome c’è, benissimo. Ma dopo le difficoltà degli ultimi tempi, pensare che esca da un tavolo, rinunciando a quella che a Milano è ormai una tradizione, mi pare francamente difficile.
La nostra idea di Milano è chiara. Una città europea e aperta, che non abbia paura di crescere e di attrarre persone, imprese, capitali, talenti; una città che competa con Monaco e Barcellona e che non si racconti la favola consolatoria della decrescita felice. Una città che affronti il costo della casa costruendo di più e meglio, non demonizzando chi investe. Una città sicura, perché la sicurezza è la prima delle libertà civili, e la prima a mancare a chi vive nei quartieri più fragili. E soprattutto una metropoli vera: oltre tre milioni di abitanti governati con strumenti pensati per un’altra epoca. Per questo ho depositato proprio ieri in Senato un disegno di legge che dà a Milano i poteri e le risorse delle grandi capitali europee. Manca quasi un anno alle Comunali e il tempo per un percorso serio c’è, a patto di cominciare subito. Quando le idee saranno chiare e i candidati pochi, si aprano i gazebo. Qualcuno teme che le primarie diventino X Factor: è vero il contrario. Diventano un talent show solo se si parte dai nomi. Se si parte dalle idee, sono democrazia nella sua forma migliore. E a Milano la democrazia, quella vera, ha sempre funzionato.
Presidente Italia Viva Milano
