Intervista a Ivan Scalfarotto per «La Repubblica Milano» del 01-09-2025
di F. Ven.
Dire si stava meglio quando si stava peggio, abbandonarsi al nostalgismo, rinnegare un modello di sviluppo nella sua interezza. Tutto questo, per Ivan Scalfarotto, senatore e presidente di Italia Viva Milano metropolitana, non s'ha da fare. «Vivo a Milano da più di trent'anni, ho visto questa città cambiare radicalmente e quello che ha scritto nei giorni scorsi il Financial Times è un dato di fatto: Milano è una capitale internazionale, un posto dove molta gente vuole venire a vivere. Certo, in parte per gli incentivi fiscali, ma anche per la qualità della vita».
Questo però - lo ha scritto il quotidiano britannico e lo ha ribadito ieri Gianni Biondillo su queste pagine - sta trasformando la città in un Eldorado per super ricchi, con tutto ciò che ne consegue per il ceto medio e per i poveri.
«È vero, lo sviluppo rapido e impetuoso che Milano ha vissuto in questi anni, nonché la reputazione internazionale che ha guadagnato hanno comportato non solo moltissimi benefici, ma anche squilibri e problemi che la città non ha mai conosciuto. Bisogna trasformare gli effetti collaterali di questa crescita in opportunità, in sfide da cogliere. È questo il compito della politica, governare i cambiamenti, lo dico come esponente di un centrosinistra che ha guidato Milano per quindici anni».
Come?
«Certo non dicendo "abbiamo sbagliato tutto, azzeriamo tutto", ma, orgogliosi di una parte della città che è oggi, essere responsabili nei confronti delle tensioni che si sono create: sull'abitare, sul reddito delle persone, sulla capacità di erogare servizi. Bisogna far convivere le esigenze dei cittadini con l'interesse degli stranieri, che ha portato a Milano non solo i nababbi ma anche tante nuove energie tra professionisti della creatività e dirigenti d'azienda. Per questo non credo che alzare le tasse per queste persone sia una soluzione. Il rischio è di allontanarli verso altre città altrettanto attrattive».
Trovare un equilibrio è complicato. Che strada si può percorrere?
«Ho sentito parlare, ad esempio, di aumentare gli oneri di urbanizzazione. Ecco, questa può essere una strada. Cioè, la ricchezza che viene di questo sviluppo deve trasformarsi in risorse per finanziare gli interventi necessari a diminuire gli squilibri che si sono creati. Un altro esempio: la Galleria Vittorio Emanuele rende così tanto al Comune, in termini di affitti, perché Milano è attrattiva. E quella rendita deve trasformarsi in servizi per i cittadini. Tutto ciò coordinato con strategie che migliorino la qualità della vita anche per i non ricchi: il Piano casa, o le misure messe a punto ad esempio per migliorare gli stipendi dei dipendenti pubblici in generale».
Però sembra non bastare...
«La strada che si deve percorrere è questa secondo me: essere fieri della Milano capitale europea di oggi, lavorando perché non perda mai quell'anima filantropica e umanista senza la quale non sarebbe più se stessa».
