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Scalfarotto: "Sul Ddl Zan evitiamo la trappola del 'meglio nessuna legge che questa legge'"

Estratto dell'intervento pubblicato da "il Foglio", 6 luglio 2021.  

Faccio l'ennesimo coming out: sono un laicista e un relativista, non credo in alcuna divinità, penso che ciascuno di noi debba avere la totale libertà di autodeterminare il destino suo proprio e del proprio corpo con il solo limite della libertà degli altri. Credo nella responsabilità individuale, nel fatto che debba essere ogni cittadina o cittadino adulto a dover e poter decidere di sé, non lo stato, perché alla fine siamo solo noi che raccogliamo i frutti o paghiamo il prezzo delle nostre scelte.

Sono per questo a favore di leggi massimamente liberali su tutti i temi legati alla vita, al nostro privato e al trattamento del nostro corpo: favorevole al divorzio istantaneo, all'aborto, all'eutanasia, al suicidio assistito, al matrimonio tra persone dello stesso sesso, all'adozione da parte di coppie omosessuali, alla gestazione per altri, alla liberalizzazione delle droghe.

Tutto a condizione che chi decide di sé lo faccia nell'espressione della propria libertà, senza condizionamenti né da parte di altri né di fattori esterni quali il bisogno economico.

Sono omosessuale, sono unito civilmente e non mi spiego per quale motivo la Repubblica di cui sono cittadino si ostini a non capire che il mio è un matrimonio come gli altri. Non ho figli perché non ho alcun istinto paterno, ma credo che mio marito e io saremmo stati potenzialmente buoni genitori: mediamente né migliori né peggiori di qualsiasi coppia eterosessuale, e non capisco come l'ordinamento dello stato si arroghi il diritto di stabilire a priori che una coppia eterosessuale avrebbe automaticamente garantito a un bambino una crescita più serena, equilibrata e circondata di affetto di quella che avrebbe ricevuto a casa nostra.

Dico tutto questo per spiegare che la mia massima aspirazione sarebbe di vivere in un'Italia "olandesizzata", uno di quei posti dove si lavora per spingere sempre più avanti e sempre più in alto l'asticella delle libertà individuali. Fosse per me, le leggi italiane sarebbero sempre le più avanzate e aperte del mondo.

Posto che questo è il mio sistema di valori, ho dovuto (specie da legislatore) venire presto a confrontarmi con la realtà di uno che la sorte ha voluto nascesse a Pescara e non a Delft e a chiedermi quale fosse il sistema migliore per far avanzare in Italia la condizione di tutte quelle persone che purtroppo non hanno né i diritti che avrebbero in Olanda e nemmeno quelli della cattolicissima cugina Spagna.

E rapidamente ho capito che l'unica possibilità di farcela era quella dell'avanzamento progressivo delle libertà. Che tutti i passi in avanti che abbiamo fatto in Italia sono stati dovuti a leggi forse imperfette, ma che hanno cambiato in profondità il nostro paese. Certo, mai in modo rivoluzionario.

Ma se oggi siamo un paese più moderno e più aperto, al punto di poter essere io tranquillo che se mi venisse un colpo sarebbe Federico a decidere di me, lo dobbiamo a chi con pazienza si è fatto carico di portare a casa tutto ciò che si poteva in quel determinato momento. Abbiamo approvato un sacco di leggi imperfette: un divorzio che richiedeva sette (!) anni di separazione legale, una legge sull'aborto con il cavallo di Troia dell'obiezione di coscienza, una legge sulle unioni civili che ancora in qualche modo discrimina tra famiglie etero e gay. Bisogna ringraziare chi ha evitato la trappola del "meglio nessuna legge che questa legge", che alla fine tristemente ti lascia sempre senza nessuna legge.

La situazione con il ddl Zan è di nuovo questa: se aspirare a una legge secondo me molto ben scritta con il rischio concreto che non sia approvata, o se provare a portare a casa una norma che protegga efficacemente persone lesbiche, gay, bisessuali e trans dall'odio, dalla violenza o dalla discriminazione.

Qui dobbiamo decidere se abbracciare una rilevante questione ideologica a costo di non avere una legge e di lasciare ancora senza protezione le tantissime persone che su un autobus o per strada, a scuola o al lavoro, vengono fatte oggetto di violenza, verbale e fisica. Non possiamo permetterci di farle aspettare ancora.

Chi lo desidera può leggere l'intervento completo a questo indirizzo.