06/08/20
Governo Esteri paese

Scalfarotto: "Io, riformista contro tutti i populismi"

Intervista di Michele De Feudis, "la Gazzetta del Mezzogiorno", 6 agosto 2020.  

Onorevole Ivan Scalfarotto, sottosegretario agli Esteri, candidato governatore di Italia Viva, Azione e Più Europa, qualcuno definisce la sua discesa in campo «un sacrificio per il partito»...
«Sbaglia, la mia è una scelta coerente per dare ai pugliesi l'opportunità di esprimere un voto riformista, europeista e progressista, assente nel resto dell'offerta politica».

A cosa si riferisce?
«Qui c'è un M5S estremista, quello della Lezzi e di Di Battista, il democristiano Fitto che sta però con Salvini e la Meloni, e Emiliano che è un populista. C'è un deficit nella selezione delle classi dirigenti evidente. Il candidato della destra era nella giunta regionale già nel 1995, quello del centrosinistra è stato sfiduciato dagli elettori: in Veneto e Campania Zaia e De Luca volano, Emiliano invece no...».

La Puglia sarà "l'Ohio" delle prossime regionali. Qui si cristallizzano le maggiori dissonanze tra gli alleati del governo. Sull'ex Ilva l'esecutivo è per la decarbonizzazione, i suoi rivali di sinistra la definiscono espressione della "lobby del carbone"
«Non appartengo a nessuna lobby, ma il Pd pugliese è di fatto schiacciatissimo sul M5S. Noi non potevamo mai stare in una coalizione così. Anzi ci chiediamo perché Emiliano non stia con la Laricchia... I populisti procedono per semplificazioni».

Sull'acciaieria...
«È un asset strategico per Taranto, la Puglia e l'Italia intera. Dà lavoro e produce un materiale come l'acciaio che sta a monte di tutte le nostre filiere produttive. Abbiamo una economia manifatturiera e se saremo costretti a comprare all'estero l'acciaio per le nostre produzioni, perderemmo per sempre competitività».

Ci sarà l'acciaio con l'idrogeno o con il gas?
«Quando ci sarà l'idrogeno saremo felici, ma non c'è. Non ci sono acciaierie di queste dimensioni che vanno a gas, per riconvertirla a gas ci vorrebbero investimenti di miliardi e il gas dovrebbe costare molto meno. Tecnicamente non si può fare. Poi Emiliano vuole la fabbrica a gas, ma non vuole la Tap. La soluzione è investire sulla sicurezza, come prevedeva l'accordo Calenda-Mittal. Abbiamo bisogno di un partner che investa: perciò dire a Mittal "devi andare via" non è una buona idea».

In Puglia c'è il reddito di dignità, voluto da Emiliano Che ne pensa?
«Investirei solo per il contrasto alle povertà estreme. Rispetto a Emiliano e 5S sono contro l'assistenzialismo. Dobbiamo uscire dalla logica del sussidio rimuovendo gli ostacoli che impediscono alle aziende di fare il loro lavoro. Purtroppo le imprese in questi anni non hanno avuto ascolto dalla Regione».

Per l'agricoltura?
«Grida vendetta la mancata indicazione degli assessori alla Sanità e all'Agricoltura. Questi settori, con Emiliano che gestiva tutto, non sono stati presidiati. L'agricoltura è identità e insieme filiera economica. Dobbiamo investire nell'agricoltura di precisione, nelle nuove tecnologie. Sul Psr c'è stata la sciatteria tipica del governo Emiliano, sulla Xylella siamo arrivati ai limiti del moralmente criminale: basta andare nel Salento e guardare gli ulivi rinsecchiti. Si è lisciato il pelo all'opinione pubblica dando credito a teorie complottiste, invece di eradicare come indicavano gli scienziati. Nel nostro programma c'è anche la lotta alla mafia foggiana, e una sanità differente: qui non sono stati tagliati i fondi. Vanno incentivate le politiche di prevenzione».

Lopalco candidato?
«Non lo avrei messo in lista per una questione di stile».

Caso doppia preferenza.
«Decreto sacrosanto. Nel consiglio di Emiliano c'era una donna per 9 uomini, una sola assessora. Emiliano aveva proposto una legge contro l'omofobia, ma l'ha accantonata e non va al gay-pride. La sinistra emilianista sarebbe Pippi Mellone e Di Cagno Abbrescia. La sinistra si pratica, mentre i dem escludono dalle liste una figura nobile come Elena Gentile».

Le vostre candidature?
«Avranno la proporzione 60-40, le donne capoliste. E lavoreremo per farle eleggere».

La sua candidatura dividerà il mondo dell'associazionismo per i diritti civili? Con Emiliano c'è l'ex parlamentare Titti De Simone...
«Con Titti c'è sintonia. Ma nelle regionali avremo strade diverse. Sui diritti Emiliano non ha fatto niente. Vladimir Luxuria? Mio padre ha fondato l'associazione delle famiglie con figli trans, lavorando con i suoi genitori. Non mi stupirei se Vladi, risiedendo in Puglia, mi votasse. Così come non sarei sorpreso se mi votasse Vendola. Del resto sono più vendoliano di Nichi, perché è una mistificazione confondere i 5 anni della sua giunta con quelli di Emiliano...».

Matteo Renzi ci mette la faccia in Puglia?
«Verrà nelle prossime settimane. Ci saranno anche le ministre Bellanova e Bonetti e tanti colleghi».

Tra Fitto e Emiliano chi butterebbe giù dalla torre?
«Entrambi, sono la vecchia politica feudale. Fitto, Emiliano, Altieri o Paolo Campo sono la stessa cosa. Basta vedere la transumanza: Cera da sinistra a destra, Di Gioia da destra a sinistra e ritorno, Di Cagno Abbrescia, da destra a sinistra, Schittulli e Cassano da destra a sinistra...».

La sinistra di Scalfarotto in un pantheon?
«Mandela, Obama e Maria Montessori: nelle sue scuole si insegna "a fare da solo", lezione bellissima».

Come sarà la sua campagna elettorale?
«Daremo spettacolo, come il Foggia di Zeman».