Governo diritti

Scalfarotto: "Essere se stessi è una questione anche politica"

L'intervento sul settimanale "Grazia", 16 giugno 2022.

Mai così tanti appuntamenti per il mese del Pride in Italia. Sono 22 le piazze confermate. Dopo due anni di stop forzato, la comunità LGBTQ+ (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer e tutti coloro che non si sentono rappresentate dall'etichetta donna o uomo eterosessuale) torna in piazza per i diritti.

Un tema spicca su tutti: è ancora necessario dichiararsi in base al genere di appartenenza e all'orientamento sessuale? Ha fatto discutere l'affermazione del giornalista Pierluigi Diaco, convinto che l'orientamento sessuale sia «una caratteristica privata della personalità». Gli ha risposto il sottosegretario agli Interni Ivan Scalfarotto, dicendo: «Il modo in cui amiamo e costruiamo la nostra famiglia, le nostre relazioni sociali, non ha un valore solo privato: per questo ci si sposa in Comune».

Secondo Scalfarotto l'eterosessualità è sempre pubblica: «Il dichiararsi è una conseguenza del nascondersi. Per anni mi sono sentito chiedere: "Ma perché ostenti la tua sessualità?". Il punto è che io non ostento, mi limito a vivere. Però voglio anche che chi non è eterosessuale possa raccontare della propria vita di coppia, sociale e privata, o possa portare il proprio compagno a una cena di lavoro. Senza più tabù».

Il politico, primo componente del governo dichiaratamente omosessuale, racconta a Grazia: «Io ho fatto "coming out" tardi, a 27 anni, già laureato, quando vivevo a Milano, avevo un lavoro fisso e quindi mi sentivo sicuro. E in ufficio l'ho fatto a 37 anni, a Londra, quando era molto meno rischioso che in Italia. Per anni però ho privato i miei familiari di una parte importante di me, per esempio non potevo raccontare ai miei le mie cotte adolescenziali. Fare "coming out" è liberatorio e fondamentale, perché essere se stessi è una questione anche politica».