Intervista a Ivan Scalfarotto per «Il Dubbio» del 23-07-2025
di Giacomo Puletti
Il Senatore di Iv Ivan Scalfarotto era in Aula sia a palazzo Madama ieri dove è stata approvata la separazione delle carriere sia, meno di ventiquattro ore prima, in consiglio comunale a Milano per la difesa, dal pubblico, di Beppe Sala.
Senatore Scalfarotto, perché Iv si è astenuta sulla separazione delle carriere?
La motivazione dell'astensione non è legata al merito perché noi siamo da sempre favorevoli al principio, ma il ddl contiene delle cose che non ci convincono affatto come come il sorteggio per i membri non togati del Csm. Ci lascia perplessi anche il fatto che non si sia messo mano all'obbligatorietà dell'azione penale ma soprattutto la cosa che ci ha condotto a questa decisione è che è inammissibile che le riforme costituzionali si facciano in questo modo, senza che il Parlamento possa esercitare la sua funzione legislativa. Questa riforma è arrivata blindata nel senso che nemmeno un emendamento è stato approvato, la maggioranza non è praticamente intervenuta in Aula. Mi lasci aggiungere un'altra cosa.
Prego.
Quella che doveva essere una riforma tecnica, perché secondo me la separazione delle carriere non è altro che il completamento del modello accusatorio, è diventata l’occasione per una polemica tra centrodestra e magistratura che non ha fatto bene alle istituzioni. È stata caricata reciprocamente di significati polemici e politici, con la destra che è sembrata volere prendere delle rivincite rispetto a talune sentenze ad esempio sull'immigrazione. Insomma, è stato tutto gestito in maniera molto scorretta.
In vista del referendum il dibattito tra governo e magistratura di certo non si fermerà ora…
Non sono ottimista ma dico che non fa bene al paese. Non fanno bene gli attacchi della destra alla magistratura ma neanche i pm che sollevano la Costituzione come se loro fossero gli unici portatori dei valori che essa custodisce. Spesso mi è capitato di imbattermi in sentenze della Corte costituzionale che dicevano che certi magistrati avevano violato la Carta, basti pensare al caso Open. Faremmo tutti bene a non tirare la Costituzione per la giacca.
A proposito di rapporti tra politica e magistratura, lei era tra il pubblico del Consiglio comunale di Milano durante il discorso del sindaco Sala, che si è difeso dalle accuse sull'urbanistica dicendo di avere «le mani pulite»: che idea si è fatto?
Intanto diciamo che Tangentopoli e questa vicenda non hanno nulla a che vedere tra loro. Dopodiché ci troviamo di fronte all'ennesimo processo mediatico bastato soltanto sulla tesi della procura di Milano. La cosa che impressiona negativamente è che discutiamo da una settimana di Milano sulla base degli articoli di giornale senza che un giudice terzo sia stato minimamente coinvolto. Continuiamo a leggere intercettazioni spesso prive di ogni rilevanza penale, sappiamo che Sala ha saputo dell’avviso di garanzia a mezzo stampa e insomma viviamo le solite storture dei nostri processi mediatici. Un fenomeno incivile e intollerabile soprattutto dal punto di vista umano.
Pensa che il “modello Milano” sia andato troppo oltre?
Questo è un processo politico a un modello di sviluppo, che è stato molto impetuoso e che ha messo Milano di fronte a nuove sfide che la politica deve risolvere. Ma di certo è un modello che ha avuto successo. Milano è diventata una grande capitale europea, un'attrazione turistica, un'attrazione per gli studenti stranieri e da milanese mi rifiuto di vergognarmi di questo processo di sviluppo. Tutto questo ha certamente comportato nuovi problemi come l'aumento dei prezzi, la pressione sui servizi, un tema legato al verde e alla capacità della classe media di vivere nelle città...ma tutto questo non ci deve fare pensare che si stava meglio quando si stava peggio, perché non è così.
La vicenda giudiziaria dunque non la convince?
Vedremo se la procura troverà dei reati e riuscirà a fornirne la prova al giudice. In questo momento non mi sembra ci sia molta sostanza, tant'è che qualcuno ha scritto che: “il sistema è stato scoperchiato adesso devono trovare i reati". Ma il compito della procura non è quello di dare valutazioni politiche o peggio ancora etiche su un modello di sviluppo, bensì solo quello di stabilire se ci sono stati dei reati e se le norme sono state rispettate.
Il centrosinistra sostiene ancora Sala, ma gli ha chiesto un cambio di passo: è una fiducia a tempo?
Non credo. La giunta ha già da qualche tempo varato un importantissimo piano casa e sono state già fatte delle azioni a sostegno dei redditi dei dipendenti pubblici. Quello che si deve fare è avere in mente che questo sviluppo di cui parliamo crea dei fenomeni collaterali che vanno gestiti. Ed è questo che deve fare Sala nei prossimi due anni. Nessuno si deve scusare per il cosiddetto modello Milano, che è stato un successo talmente grande che richiede la gestione di fenomeni che prima non esistevano.
Sala contribuirà alla "tenda" riformista, nonostante i mugugno di M5S e Avs?
Milano è di certo una città riformista, anzi è la culla del riformismo e quindi diciamo che se M5S e Avs pensano di andare alle elezioni senza una forte presenza riformista, otterranno il risultato di regalare Milano a Romano La Russa o Silvia Sardone. Ci deve essere una coalizione di centrosinistra che abbia una forte componente riformista e un sindaco capace di rappresentare tutte le anime della coalizione. La quale deve essere plurale ma non priva di una componente riformista molto forte. Insomma, un discorso che si può traslare anche sul nazionale in vista delle Politiche 2027.
