Intervista a Daniela Sbrollini per "Giornale di Vicenza" del 30-08-2024
di ROBERTA LABRUNA
Matteo Renzi è abituato a sparigliare le carte ma stavolta dal mazzo ne ha estratta una che nessuno si aspettava. A spiegare la sterzata verso un'alleanza con il Pd è la senatrice di Italia Viva Daniela Sbrollini.
Renzi è passato da "il Pd è finito" e "siamo convintamente all'opposizione della peggior opposizione che ci sia mai stata" a riabbracciare il Pd. Come mai questa retromarcia?
Sulla decisione hanno inciso dei fattori dai quali non si può prescindere. Il primo è il dato delle Europee: Renzi ha avuto un risultato personale molto positivo, con più di 200 mila preferenze, ma il risultato della lista è stato negativo e non ci ha permesso di raggiungere il quorum. Fallito il Terzo polo, a causa di Azione, ci siamo trovati costretti a prendere atto che in questo momento non c'è spazio per la costruzione di un polo centrista. L'altro fattore di cui tenere conto è l'esistenza di un governo che non ha fatto nulla di ciò che ha promesso. E per battere Meloni i nostri voti possono fare la differenza.
Lei stessa, pur ricordando di avere ancora amici nel Pd, non ha lesinato critiche al suo ex partito. Come vive il riavvicinamento? E quale accoglienza vi aspettate?
Guardi, se c'è qualche resistenza lo comprendo. Personalmente lo vivo come una condizione di necessità che spero sia capita dall'elettorato e dalla classe dirigente. Nel Pd esiste un'area riformista con cui esistono punti di contatto programmatici e sotto il profilo dei rapporti personali non mi sento in difficoltà perché il fatto di essere l'unica parlamentare di area mi ha portata negli anni a mantenere sempre un legame, senza contare che alle Comunali abbiamo sostenuto anche noi Giacomo Possamai.
Tanti di coloro che vi hanno votato lo hanno fatto perché non si riconoscono né in questo centrosinistra, né in questo centrodestra. Non temete di perderli?
Vede, purtroppo il centro non lo possiamo costruire da soli. Ci abbiamo messo la faccia e ci abbiamo provato in ogni modo ma da un lato abbiamo Forza Italia che con Antonio Tajani è troppo schiacciata su Giorgia Meloni, anche se con l'area liberal dei forzisti si dialoga benissimo, dall'altro lato non sappiamo se Carlo Calenda abbia voglia di riconciliarsi, ad oggi purtroppo non mi pare ci sia questa prospettiva e mi dispiace perché io ho creduto molto nel Terzo polo.
Insisto, come fate ad allearvi con un partito che ha promosso un referendum contro una delle riforme cardine del governo Renzi come il JobsAct?
Su questo siamo in totale disaccordo, così come sull'impostazione del Pd sul salario minimo. Ci sono invece punti di convergenza su altri punti specifici: sulla sanità e sulle politiche a sostegno di famiglie e lavoratori.
Campo largo significa, in teoria, anche avere a che fare con i 5Stelle da voi considerati il peggio del peggio...
Il nostro giudizio su di loro rimane invariato e rivendichiamo la bontà di aver mandato a casa il governo Conte; il nostro dialogo è con il Pd, che ha fatto cadere i veti, e se la linea politica la decide il Pd, non i 5Stelle, siamo pronti al dialogo.
Non tutti dentro Italia Viva hanno preso bene la novità, come Luigi Marattin. Un cambio di linea così netto dovrebbe essere deciso in un congresso come chiede lui?
Il congresso è stato fatto dieci mesi fa, adesso il passaggio di discussione sulla proposta politica di Renzi sarà l'assemblea di fine settembre, non si può saltare questo step: lì si deciderà quale linea prevarrà. Stimo Marattin, spero si trovi un'unità.
Quindi alle Regionali andrete con il centrosinistra?
Ad oggi non sediamo in nessun tavolo, ragioneremo su candidature e programmi e poi valuteremo.
