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Rosato: "Vediamo chi si sfila. Tutti i partiti si erano impegnati a sostenere il Premier"

Intervista di Alessandro Rossi, "Mondo Padano", 15 luglio 2022.

Partiamo dalle recenti fibrillazioni in seno al MSS: prima la diaspora di Luigi di Maio, poi l'iniziativa di Giuseppe Conte nei confronti dell'Esecutivo. Qual è il suo giudizio a riguardo?
«Il Movimento 5 Stelle è in fase di estinzione, se non si è già estinto. Sono alle battute finali, in cui ormai gli scontri hanno unicamente una natura interna. Ma, più che preoccuparmi dei 5 Stelle, bisogna occuparsi di mettere a posto i danni che la loro politica ha prodotto».

Come valuta il rapporto fra Conte e Di Maio e la decisione di quest'ultimo di lasciare il suo partito?
«Credo che ci sia una lettura diversa delle cose da parte di Di Maio rispetto a Conte ma, ripeto, credo che siano problemi loro. Quello che dico è che le alleanze per le prossime elezioni non si potranno costruire contro qualcuno, perché contro qualcuno non si governa. Abbiamo visto le alleanze della sinistra contro Berlusconi e le alleanze della destra contro la sinistra. Nessuna è stata in grado di governare fino in fondo. Quello che bisogna fare è costruire un'alleanza di programma che, per quanto ci riguarda, non può essere fatta semplicemente di no, ma deve avere dei contenuti, puntando allo sviluppo e agli investimenti e che sia alternativo alle politiche di assistenzialismo e giustizialismo che caratterizzano una certa sinistra, ma dovranno anche essere alternative a quel populismo di destra che basa suo racconto tutto contro l'Europa e fomentando le paure».

Lo scenario politico sembra inevitabilmente vivacizzarsi man mano che si avvicina il momento del voto. Come vede il percorso dell'Esecutivo da qui al 2023?
«Ci vuole responsabilità da parte di tutti. È chiaro che l'autunno sarà un momento difficile per l'economia, stante il perdurare della guerra e i suoi effetti. C'è bisogno che si smetta di voler alzare bandierine di parte e tutti si sostenga con lealtà Draghi e la sua azione. Abbiamo una responsabilità gigantesca, anche nel dover spendere bene le risorse del PNRR e nel dover dare risposte a famiglie e aziende in questa fase cosi complicata. Tutti i partiti si sono impegnati davanti al Presidente Mattarella a sostenere Draghi. Vedremo chi si sfila. Fino a quando questo impegno è in piedi, al di là di qualche rumore di fondo, il governo continua a fare quello che doveva».

Guardando in prospettiva, non si può non soffermarsi sulla proposta avanzata da Matteo Renzi per un patto per l'Italia sulla falsariga di quello attuato da Ciampi.
«Guardando al dopo le elezioni, come sottolineava Renzi, è certo che ci vorrebbe un'intesa tra le forze politiche più responsabili e mature per evitare la politica degli annunci e concentrarsi su un patto serio di sviluppo per l'Italia».

Quali potrebbero essere le condizioni per la nascita di questo patto?
«Le risponderò in questo modo: tra Conte, Letta, Salvini e Meloni, che si candideranno per la premiership nel 2023, io scelgo Draghi o, se lui non sarà disponibile, una personalità altrettanto autorevole, in continuità con la politica moderata, di contenuti e di alto profilo».

In queste settimane gli osservatori hanno registrato un dibattito interno a diverse forze politiche per una modifica della legge elettorale. Ci sono le condizioni e il tempo per farlo?
«Io credo che cambiare la legge elettorale non sia né una priorità, né una necessità. Chi arriva ne vuole scrivere una diversa. Ma quella attuale è la legge elettorale che ha avuto il più largo consenso nella storia della Repubblica. Provare a cambiarla negli ultimi mesi di legislatura a colpi di maggioranza, come vorrebbe qualcuno, non mi sembra né un buon segno, né un buon proposito, né un aiuto alla stabilità del governo Draghi».

Fermo restando che sarebbe necessario un accordo molto ampio, a suo giudizio una legge elettorale proporzionale con una soglia di sbarramento alta sarebbe in grado di garantire una maggiore stabilità e governabilità al Paese, oppure non è scontato?
«Con un sistema alla tedesca, peraltro oggi richiesto a gran voce dagli stessi che la bocciarono in aula il 7 giugno del 2017, i risultati sarebbero stati molto simili a quelli che ci sono stati con l'attuale legge elettorale. E, comunque, nell'ultima tornata elettorale gli italiani hanno votato dividendosi fra centrodestra, centrosinistra e Movimento 5 Stelle e la legge elettorale ha fatto la fotografia di quanto gli italiani hanno scelto».

Che ruolo potrebbe giocare l'area di centro, oggi ancora frammentata e in attesa di una sua collocazione?
«lo non andrei a cercare un'altra collocazione per quest'area, che non per nulla si definisce di centro. Poi, è evidente che ci sia bisogno di una forte aggregazione. Ma questa fase di aggregazione può avvenire solo sulla base dei programmi, dei contenuti».

Le condizioni per l'aggregazione di un polo di centro stanno maturando?
«Io ne sono certo. Le condizioni ci sono perché le proposte che si stanno delineando a destra e a sinistra sono proposte molto caratterizzate dalle radicalizzazioni estreme».

Parlando di contenuti, quali potrebbero essere i pilastri di questa azione politica?
«Metto tre questioni: no alle politiche assistenziali, sì al diritto-dovere al lavoro, con uno Stato capace di proteggere i poveri e i più fragili, ma che metta in condizione gli italiani di avere la massima occupazione in questo Paese. La seconda questione è quella energetica, ormai centrale: riapriamo i pozzi esistenti dove ci sono miliardi di metri cubi di gas a bassissimo costo, in territorio italiano e rimettiamoci in pista sul nucleare. Le centrali nucleari sono tutto intorno al nostro Paese. Restare fuori da questo segmento industriale ha un costo energetico e industriale altissimo. La terza questione è quella della giustizia. La Costituzione italiana è garantista. Abbiamo un sistema giustizialista che va riportato nei binari costituzionali».

Una volta raggiunto l'accordo sui contenuti, servirà poi una forte leadership o comunque un gruppo dirigente in grado di incarnarla e rappresentarla. Chi potrebbe guidare quest'area così importante? Renzi?
«La leadership di Renzi non è frutto di una mediazione politica fra qualcuno. Ma risiede tutta nella sua capacità di aggregare, guidare e decidere. Le leadership si conquistano sul campo. Ebbene, lui è sicuramente in campo. Ma non ci sono decisioni assunte a tavolino. Quindi, vedremo. L'importante è avere un progetto coerente e capace di coagulare».

La guerra è entrata nel quinto mese, l'Europa sembra attraversare un momento molto problematico dopo le elezioni legislative in Francia e le dimissioni di Johnson in Inghilterra. L'emergenza sanitaria sembra rialzare la testa, senza contare alcune questioni strategiche, come l'energia, ll'economia e la transizione verde. Come affrontare queste sfide?
«Si tratta di metterci più politica, non meno politica. E quando parlo di politica, intendo quella con la P maiuscola. Una Politica che parli di programmi. Ecco perché io penso che la proposta del Centro debba essere profondamente riformista, anche con grandi scossoni sul piano dei contenuti, pur se espressa con toni moderati. Parlando alla testa e al cuore degli italiani, e non alla pancia. Solo cosi si possono affrontare grandi sfide come quelle che lei citava».

On. Rosato, un'ultima domanda: in Senato il Movimento 5 Stelle non ha votato la fiducia al Governo. Dopo le dimissioni di Draghi quali scenari si aprono per questo ultimo scorcio di legislatura?
«Sono ore difficili per l'Italia. Ci sono delle pesanti responsabilità di Giuseppe Conte e del M5S. Vedremo se c'è la possibilità di ricomporre con un nuovo governo guidato da Draghi, altrimenti prepariamoci ad una breve campagna elettorale estiva. Certo c'è urgenza di stabilità e di un governo che sappia garantire che su crisi energetica, inflazione, risorse del PNRR, crisi internazionale ci siano risposte all'altezza».