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Rosato: "Non ci saranno colpi di scena. Venerdì eleggeremo il Presidente. E con ampio consenso"

Intervista di Marco Ballico, "il Piccolo", 25 gennaio 2022.

Non vuole fare nomi, nemmeno uno. Ma assicura che «venerdì eleggeremo un presidente, e penso con un alto consenso». Di più: «Una persona con le caratteristiche che servono, sulla scia di Mattarella». Ettore Rosato, presidente di Italia Viva, parla con l'esperienza di chi è alla terza volta da grande elettore e ben conosce i segreti, le strategie, le ambizioni che attraversano il voto per il Quirinale.

Onorevole Rosato, su che cosa fonda il pronostico di un capo dello Stato eletto entro la settimana?
«Comprendo che il passaggio sia complicato, ma vedo un clima di collaborazione tra i partiti. Credo che tra giovedì e venerdì una soluzione si possa trovare».

Una tra le tante possibili o una soluzione che ha già in mente, e magari auspica?
«Si sta lavorando con la consapevolezza che è necessario non solo trovare una soluzione all'altezza, ma farlo in tempi brevi».

Il premier Draghi è il favorito?
«Non lo so. Draghi è la figura che meglio può stare a Palazzo Chigi, ma che ha anche le caratteristiche per poter diventare presidente della Repubblica. Queste sue qualità si devono però sposare con i desiderata dei partiti».

Se non toccasse a lui, Draghi resterà presidente del Consiglio?
«Non vedo perché non dovrebbe. Le motivazioni che ci hanno spinto a un governo di unità nazionale e a dargli piena fiducia non sono venute meno. Anzi, la situazione economica ci impone di rafforzare l'azione del governo».

Il suo ottimismo sulla chiusura della partita le fa pensare che la maggioranza manterrà la stessa composizione?
«Non ci sono dubbi. Da qui a fine anno c'è, in particolare sul Pnrr, un notevole lavoro da fare, più grande di quello fatto finora».

Da Andrea Riccardi a Carlo Nordio. I profili "ideali" si moltiplicano.
«Il totonomi impazzirà in questi giorni, non aggiungerei altri elementi. Per esperienza i nomi che meno si fanno sono quelli che hanno più possibilità di essere eletti».

Secondo YouTrend i più vicini, come profilo, ai presidenti del passato sarebbero Amato e Gentiloni. Che ne pensa?
«Persone molto qualificate. Non posso però non ricordare che Gentiloni è un esponente importante del Pd. Difficile, in questo contesto, che ce la possa fare un uomo in prima linea di qualsiasi partito».

Il suo presidente del passato preferito?
«Pertini e Ciampi sono stati presidenti autorevoli. Per averci lavorato di più insieme, per me Mattarella è stato un grande presidente».

Ha mai creduto all'ipotesi Berlusconi?
«Mai. Prima di tutto per questione di numeri».

Italia Viva vuole sempre dare le carte? O almeno farlo credere?
«Il contrario: cerchiamo di essere ininfluenti. Avessimo voluto essere decisivi, avremmo scelto di stare da una parte o dall'altra, col centrosinistra o col centrodestra. Continuiamo a dire, invece, che serve un candidato condiviso».

Se non il suo, c'è un candidato di Italia Viva?
«Non c'è. L'elezione del capo dello Stato, del resto, non può essere la proposta di uno che piaccia più degli altri, ma è il punto di equilibrio tra oltre mille grandi elettori. Mai come stavolta dovrà essere una personalità capace di costruire un largo consenso».

Che stagione è quella della politica in cui, dopo gli scontri del passato, Pd e 5 Stelle, ma non solo, si parlano senza veleni?
«Quando ci si confronta su un tema che, da Costituzione, richiede un'ampia intesa, è senz'altro un fatto positivo. Dopo di che, certo, partiti che litigherebbero volentieri sono costretti a un ragionamento comune».

C'è un po' di rammarico per non aver visto approvata una riforma presidenzialista che avrebbe cancellato queste liturgie?
«È una seria procedura costituzionale, non mi sembrano liturgie. Siamo tutti bravi ad applaudire Mattarella, ma il percorso non è stato diverso. Lo stesso vale per i precedenti».

È cambiato almeno il clima?
«Ogni elezione fa storia a sé. Quella di Mattarella fu governata molto bene, sulla rielezione di Napolitano, invece, ci fu una pessima regia».

Il regista?
«Senza volergli mettere la croce addosso, a fare le mosse sbagliate fu Bersani».

Colpi di scena prima di giovedì?
«Secondo me no».