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Rosato: “Le sorti di chi fa politica le deve decidere chi vota, non i Pm”

Intervista di Umberto De Giovannangeli, "il Riformista", 12 febbraio 2022.

Tuona l’Anm: "Renzi delegittima i pm, è inaccettabile". Renzi che da Radio Leopolda ribatte: "Basta buonismo, ora reagisco". Siamo allo scontro frontale? 
“Non c’è uno scontro frontale. C’è il diritto di chi crede nella giustizia di difendersi usando la giustizia. E quindi chiamare in causa la magistratura per difendere i propri diritti e le proprie prerogative, non dovrebbe spaventare nessun magistrato, anzi è la miglior dimostrazione del senso dello Stato di chi non vede una guerra tra politica e magistratura ma vede la necessità di un’azione della magistratura a difesa del rispetto del diritto dei cittadini. Oggi un cittadino forte come Matteo Renzi, ha dato prova di forza e di coraggio nel far sentire la sua voce. La sua non è una battaglia personale, anche se quello che ha subito e sta subendo lui e la sua famiglia è qualcosa di molto doloroso. Non è una battaglia personale se pensiamo ai cittadini molto più inermi e impauriti da un organo dello Stato che dovrebbe proteggere e mai impaurire”.

Questa vicenda non dice anche che è venuto il tempo di mettere mano ad una riforma strutturale della Giustizia nel nostro Paese? 
“A sottolinearne l’urgenza non è questa vicenda, o non solo essa, ma tutte quelle che l’hanno preceduta. Qui siamo di fronte a uno più coraggioso degli altri. E l’ultima cosa che noi vogliamo è che si apra uno scontro che faccia sembrare la magistratura nel suo complesso una controparte. Difenderemo sempre il dovere, non il diritto, il dovere, dei magistrati di fare in fondo il loro lavoro”.

A presiedere il Consiglio superiore della magistratura è il Capo dello Stato, oggi e per sette anni ancora Sergio Mattarella. In questa veste, Italia Viva che cosa si sente di chiedere al Presidente nel suo secondo settennato? 
“Di chiedere nulla. Il Presidente Mattarella ha detto tutto il giorno del suo insediamento. Non abbiamo consigli da dare né richieste da porre, solo grande apprezzamento per le cose dette e trattandosi di Sergio Mattarella non c’è dubbio che le abbia dette perché profondamente convinto del senso e dell’attualità delle sue parole. Un discorso, quello di insediamento, che ha decritto alla perfezione le urgenze del Paese e delineato in modo puntuale un programma di ricostruzione post pandemia. Con parole quasi inusuali sulla giustizia, tema della nostra conversazione, a testimonianza della pressante necessità di una riforma dei processi e del sistema di autogoverno della Magistratura”.

A proposito della rielezione di Mattarella. Abbiamo assistito ad una gara tra leader politici, chi più chi meno, a intestarsi il merito della sua rielezione. Lei come l’ha vista? 
“Con il sorriso. Ho visto scene, anche in Transatlantico, che riscaldavano il cuore per tenerezza. Viva l`Italia, per fortuna che c’è Sergio Mattarella”.

Lei ha vissuto in prima linea, da Vice presidente della Camera, la "battaglia del Quirinale". Che settimana è stata?
“Una settimana caratterizzata prima dal tentativo del centrodestra di forzare l’elezione con la candidatura della seconda carica dello Stato, poi dall’asse tra Conte, il Pd e la Lega sulla candidatura di Elisabetta Belloni, che per quanto Letta abbia cercato di minimizzare non è stata rata invenzione giornalistica. In entrambi i casi non abbiamo messo in dubbio la qualità delle persone indicate, ma ne abbiamo fatto una questione di metodo sulla tenuta della maggioranza e sulla inopportunità di eleggere al Quirinale l’attuale vertice dei servizi segreti. In questa elezione, Italia Viva avrebbe potuto far valere i propri voti ed essere ago della bilancia con l’una o con l’altra coalizione, abbiamo scelto invece di lavorare per tenere unita la maggioranza Draghi e ricercare una intesa su un nome condiviso. Nella storia delle elezioni del Presidente della Repubblica molte leadership sono fallite. Ricordo il precedente 2013 quando Bersani da segretario del Pd bruciò prima il nome di Franco Marini e poi portò al fallimento della candidatura di Romano Prodi. Salvini e Conte hanno fatto la stessa fine molti comunicati ma nessun risultato. Solo grazie alla disponibilità di Sergio Mattarella a ricevere un nuovo incarico siamo riusciti a chiudere questa elezione tenendo assieme la maggioranza. Della sua conferma al Colle non possiamo che essere felici, avendo scelto proprio noi Mattarella sette anni fa”.

Proiettandosi al futuro. C’è chi guarda a Mario Draghi come il leader di una grande coalizione di centrosinistra in vista delle elezioni politiche del 2023. È una speranza, un’illusione o qualcosa su cui lavorare? 
“Mario Draghi è un leader europeo oltre che nazionale. Una delle persone più autorevoli oggi nelle istituzioni mondiali. Chi vuole metterlo nel cerchietto del suo partito probabilmente non ci ha mai parlato. Noi siamo fortunati ad averlo alla guida del Paese. Faccio il tifo perché duri il più a lungo possibile. Ma con la consapevolezza che dipende dalle responsabilità che la politica si assumerà in quest’anno. Non alzando la bandiera di parte su ogni questione ma mettendo al centro sempre gli interessi generali. Ed è quello che Draghi con chiarezza ha spiegato di voler rappresentare”.

Che Italia Viva non sia mai stata tenera con i 5Stelle è cosa risaputa. A fronte di questa falda interna tra pentastellati, del fuoco amico su Conte, della ridiscesa in campo, un giorno da piromane un altro da pompiere, di Beppe Grillo, lei che si sente di annotare? 
“I 5 Stelle sono un cubetto di ghiaccio. Il sole è già sorto. Basta avere un po’ di pazienza”. 

Dalla partita quirinalizia i due schieramenti attuali, quello di centrodestra e di centrosinistra, sono usciti, chi più chi meno, ammaccati e comunque in via di ridefinizione. Lo scenario è in movimento. In questa chiave, qual è la priorità che Italia Viva si è data? 
“Noi sappiamo cosa non faremo. Noi non staremo con Salvini e con la Meloni. Noi non staremo con Landini o con Conte. Per il resto, ci rimbocchiamo le maniche e con lo spirito di squadra siamo lì per lavorare insieme. D’altro canto, sono sempre più convinto che la grande dicotomia del nostro tempo è e sarà quella tra populismo e riformismo. Tra chi sventola slogan e chi lavora concretamente. E accaduto su molti temi anche in Parlamento, in queste settimane sta emergendo con forza sulla questione energetica. Non ci si può indignare per il caro bollette se poi si è contrari anche solo ad aprire una riflessione sulle diverse fonti di approvvigionamento del nostro Paese. Se si dice No al nucleare di ultima generazione, No all’utilizzo del gas naturale fino ad arrivare al No anche alla costruzione di nuovi impianti solari ed eolici, come accaduto nel Lazio. Populismo o riformismo. Anche il Pd deve scegliere quale strada prendere, se continuare ad inseguire Giuseppe Conte o far propria l’agenda Draghi. Mi lasci aggiungere che con Conte lontano da Palazzo Chigi, anche il populismo si sta sgonfiando. A darne conto sono le elezioni recenti, l’ultima in ordine di tempo quella suppletiva nel collegio di Roma1 l elezione, quest’ultima, nella quale Italia Viva da sola ha preso il 13%. Ciò dimostra che un’area riformista e moderata che non si riconosce in nessun estremismo esiste e ha bisogno di essere rappresentata. Un elettorato che non si riconosce nei populismi di destra o di sinistra, un voto che mostra una strada in cui la parola moderato indichi i toni, non i contenuti, e che sappia parlare alla testa e al cuore delle persone, non solo alimentare le loro paure”.

In ultimo vorrei che tornassimo al tenta di partenza della nostra conversazione: la Giustizia. Tra le considerazioni fatte da Renzi, dopo il rinvio a giudizio per il caso Open, c’è questa: "Prima che diventassi premier eravamo una famiglia rispettabile, ora sembriamo un’associazione di gangster". Questo giustizialismo che in qualche modo si fa politica non è un campanello d’allarme per il nostro sistema democratico? 
“Una Giustizia che costruisce e distrugge carriere politiche facendosi forte di notizie spalmate su tutti i giornali, a cui corrispondono archiviazioni o prescrizioni, è un tema che deve riguardare tutti noi. Nella consapevolezza che le fortune e le sfortune politiche dovrebbero deciderle gli elettori e non le conferenze stampa di qualche magistrato”.