parlamento

Rosato: "Lavoriamo sulle idee, non sulle sigle. Lo spazio è enorme"

Intervista de "Il Secolo XIX", 09 Luglio 2022.

"Ascoltare, dialogare e provare a costruire: con Giovanni Toti abbiamo molte cose in comune, a cominciare dall'interesse a sostenere il lavoro del governo Draghi.

Ettore Rosato, presidente di Italia Viva e numero due del movimento politico di Matteo Renzi, sarà stamattina alla convention organizzata dal governatore Giovanni Toti "C'è uno spazio politico enorme al centro, lavoriamo sulle idee e non sulle sigle - dice - Poi la leadership si conquisterà sul campo, ora può essere collegiale.

Onorevole Rosato, sarà a Roma per dialogare con Totì. Quali sono le ragioni per le quali ha raccolto l'invito del governatore?
«Sarò alla convention per ascoltare, dialogare e provare a costruire. Gli italiani hanno grandi aspettative sul governo Draghi e, tra le tante cose che abbiamo in comune con Totì, la principale è proprio il sostegno all'iniziativa del governo».

Il governatore ha elogiato le posizioni di Italia Viva ma anche affermato che Renzi è ondivago...
«Tutti dobbiamo fare uno sforzo per concentrarci sulle idee invece che sulle sigle da mettere insieme. C'è uno spazio politico molto ampio, che passa dalla volontà di dare lavoro vero invece che assistenzialismo, dal garantismo invece del giustìzialismo, dai sì al nucleare come alle infrastrutture. Il centro si mette insieme su questo, su un progetto riformista spinto e coraggioso e un linguaggio moderato e comprensibile».

Toti ha spiegato di voler costruire l'agenda Draghi in vista delle politiche del 2023. C'è lo spazio per un rassemblement che rappresenti l'area draghiana?
«Il Paese ha assoluto bisogno di risposte che vadano oltre le posizioni di Fratelli d'Italia contro l'agenda Draghi o quelle del M5S di Conte, che spesso sono analoghe. Rischiamo di vanificare gli sforzi e i risultati raggiunti, oltre che le risorse del Pnrr. Mi sembra naturale lavorare anche con Giovanni su questioni del genere».

Non c'è il rischio che al centro ci siano troppe leadership inconciliabili tra di loro?
«Le leadership si conquistano sul campo. Renzi è un leader non perché l'abbia indicato qualcuno ma perché sa guidare la barca nei momenti di difficoltà. Ma anche lo stesso Matteo ha chiarito che, in una fase delicata come questa, c'è spazio per una collegialità nella leadership. La politica mostra i suoi muscoli migliori quando sa unire e non dividere».

Ci potrebbe essere una sorta di direttorio centrista pro-Draghi?
«Non servono formule ma la capacità di mettere al centro le esigenze dell'Italia, i suoi problemi e le sue straordinarie eccellenze. Se si fa questo, non si discute delle leadership ma delle priorità per l'Italia».

Intanto Berlusconi ha attaccato Toti dicendo che il vero centro è Forza Italia. Cosa ne pensa?
«Il centro è il luogo della moderazione ma anche delle scelte forti. Vedremo chi sarà in grado di mettere in campo la proposta più efficace. Ma lo decideranno le urne, non i comunicati stampa. Spero che Forza Italia faccia scelte coerenti con il suo profilo europeista. Così come mi auguro che faccia lo stesso il Pd».

La costruzione del nuovo centro non può pregiudicare il dialogo di Italia Viva con il Pd?
«Il partito democratico deve scegliere se stare con le politiche del Movimento Cinque Stelle oppure con un progetto riformista che era nei principi con cui il Pd è nato, e che rischia di essere archiviato definitivamente correndo dietro a Conte».

Per la costruzione del centro è necessario un cambio della legge elettorale in senso proporzionale?
«L'attuale legge elettorale aiuta la costruzione di un polo autonomo da destra e sinistra. Nel 2018 si confrontarono tre poli che non furono limitati dalla legge elettorale, che fotografò il reale consenso nel Paese».