29/02/20
Italia Viva parlamento

Rosato: "Concentriamoci sull'emergenza sanitaria ed economica"

Intervista di Giulia Merlo, Il Dubbio, 29 febbraio 2020

La parola d'ordine: la priorità è il coronavirus. Italia Viva, accerchiata da settimane da voci che la indicherebbero tra i cospiratori contro il governo, smentisce categoricamente qualsiasi intenzione, almeno per ora. «C'è un'emergenza e il Paese ora deve essere unito», taglia corto il vicepresidente della Camera, Ettore Rosato.

Matteo Renzi, ieri ha detto che ora c'è da occuparsi del coronavirus, poi toccherà al governo. Suona come un avvertimento...

«Nessun sottinteso. Significa che ora tutta la nostra attenzione è puntata sul coronavirus e di altro non parliamo». Per ora? «Adesso è il momento di concentrarci sul presente. E' in corso un'emergenza e la situazione è complicata sotto vari profili. Quello sanitario, ma anche economico. Il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha fatto bene il suo lavoro, ma ora ci sono un enorme problema economico da risolvere, sul quale il governo deve mettere risorse ed energie e un problema altrettanto grande di immagine del Paese».

Parliamo del fronte economico, quali interventi dovrebbe mettere in campo il governo?

«I filoni sono due. Uno è quello delle misure compensative in favore delle aziende e dei professionisti che stanno vivendo la crisi e che la vivranno nei prossimi mesi. Il settore congressuale, recettivo, l'industria dell'agroalimentare e manifatturiera hanno ricevuto e riceveranno un contraccolpo duro, per questo servono interventi di immediati e forti, iniezioni di liquidità nelle aziende e posticipazione di adempimenti e versamenti. L'altro filone strutturale, che era urgente prima e diventa non più rinviabile oggi, è il via libera a investimenti pubblici e privati per ridare fiato immediato all'economia. Italia Viva sollecita lo sblocco dei cantieri con misure straordinarie ed eccezionali, che mettano in circolo le decine di miliardi di euro bloccate per motivi burocratici o politici».

Sul fronte dell'immagine, invece?

«Dobbiamo investire in modo importante sulla comunicazione all'estero, per dire che l'Italia è un Paese sicuro. L'immagine trasmessa in questi giorni è oggettivamente un problema».

Si riferisce alla mascherina del governatore Fontana?

«Come altro potrebbe essere stata letta all'estero la quarantena in diretta Facebook del governatore della più grande regione italiana? I nostri nemici, o meglio i nostri competitor internazionali, sfruttano anche questo per dire che le loro destinazioni turistiche sono migliori, che sul loro territorio è più interessante organizzare il salone del mobile, che le loro imprese sono più accessibili e più competitive. Ecco, sul fronte della comunicazione bisogna intervenire con grande forza e determinazione».

In questi giorni si è scatenata anche la polemica tra regioni del nord e il premier Conte, che sembra voler riproporre una centralizzazione della gestione sanitaria. E' una questione da affrontare?

«In questa fase, le polemiche vanno tutte archiviate. Ora serve l'unità nazionale per affrontare l'emergenza sanitaria e economica. Detto questo, sulla giusta ripartizione del potere tra Stato e Regioni noi abbiamo fatto un referendum e gli esiti sono noti. Non riaprirei proprio ora questa discussione».

Intanto, continua il radicamento territoriale del vostro partito: a che punto siete con le 100 sedi da aprire?

«Siamo soddisfatti di quello che stiamo facendo e dei tanti amministratori che si stanno avvicinando al nostro progetto. Entro il 30 marzo le 100 sedi ci saranno e la campagna elettorale per le amministrative e le regionali della primavera darà il segno di come Italia viva sia più forte dei suoi detrattori».

Voi rispedite al mittente accuse di cospirazione, ma la salita di Salvini al Colle ha dato parecchi spunti ai retroscenisti. Qualcuno rompe l'unità nazionale nonostante la crisi sanitaria?

«Guardi, io so solo che il decreto sulle misure straordinarie adottato del governo è stato approvato con il consenso di tutti i gruppi parlamentari alla Camera. Di questo bisogna dare atto a Salvini e a tutte le opposizioni».

Quindi il governo Conte 2 ha ancora spinta propulsiva?

«Oggi occupiamoci dell'emergenza, quando sarà rientrata diremo la nostra sul governo e sul ruolo di Italia Viva. Ora, però, è più che mai necessaria un'unità di intenti e la dimostrazione che il paese sa unirsi quando serve».

Eppure, in questi giorni concitati avete approvato con il voto di fiducia il dl sulle intercettazioni, che ha sollevato molte polemiche. Soddisfatti?

«Non siamo affatto soddisfatti. Diciamo che abbiamo limitato il più possibile il danno, ma all'interno del provvedimento ci sono comunque alcuni cedimenti al giustizialismo dagli slogan facili, che non aiutano una giustizia più efficiente».

Sotto attacco è finita in particolare la norma sui Trojan…

«Mi limito a rilevare questo: per fare una perquisizione c'è bisogno di un intervento del magistrato puntuale e circoscritto, mentre l'utilizzo del Trojan ha un percorso autorizzativo molto meno pregnante. Eppure, il captatore informatico è decisamente più invasivo di una perquisizione. Inoltre, esiste il rischio dell'effetto "rete a strascico" nella ricerca dei reati. Noi abbiamo provato a limitarlo, non sempre ottenendo il risultato».

Insomma, vede rischi per la privacy?

«Ovviamente noi non vogliamo in alcun modo togliere ai magistrati gli strumenti più efficaci ed evoluti per la lotta alla criminalità organizzata, al terrorismo e alla corruzione. Il punto è il rischio di estendere anche per reati generici degli strumenti di indagine sovradimensionati e molto invasivi della privacy delle persone, anche di quelle non indagate».