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Roma, Valerio Casini: "Convivenza impossibile con la Civica Calenda, elettori traditi"

Intervista di Concetto Vecchio, "la Repubblica", 25 febbraio 2022.

È durato appena tre mesi il matrimonio tra Carlo Calenda e la componente renziana della sua lista a Roma. Ieri due dei cinque consiglieri, Valerio Casini e Francesca Leoncini, hanno sbattuto la porta. Italia Viva farà un gruppo autonomo in Campidoglio dopo una lite furibonda su Twitter esplosa per la decisione dei calendiani di votare per l’odiatissima Virginia Raggi presidente della Commissione Expo 2030. Botte da orbi, per tutto il giorno. Con Calenda che a un certo punto ha paragonato i renziani a Mastella e, travestendosi da vigile urbano, ha scritto: “Circolare!”.

Alle sette di sera telefoniamo a Casini, 33 anni, il più votato della lista. “Sono molto dispiaciuto”, esordisce.

Da cosa nasce la frattura?
“Abbiamo fatto la campagna elettorale contro il malgoverno della sindaca Raggi e poi si è deciso di votarla a capo della Commissione Expo. Non lo meritava quel posto, dopo aver affossato le Olimpiadi. Non è coerente con quanto abbiamo dichiarato prima del voto”.

Lo sapeva?
“No. Sono stato tenuto all’oscuro degli incontri tra il sindaco Gualtieri e Calenda. E questo è un modo singolare di stare dentro un gruppo. Poi dai giornali ho saputo che c’era un accordo preciso: Raggi all’Expo, e in cambio ad Azione sarebbe andata la presidenza della Commissione Giubileo”.

Su Twitter Calenda dice che quel posto lo voleva lei.
“No, sei tu che me l’hai proposto, a novembre”, gli ho risposto via social”.

Poi Calenda ha cambiato idea?
“Capita. Legittimo, per carità. Ma a Carlo capita spesso”.

Si è ritrovato in Commissione Expo a sua insaputa?
“Sì, l’ho saputo da una nota protocollata. Quelli del mio gruppo mi avevano inserito senza dirmelo, quando avevo chiesto di starne fuori. Ma non gli ho dato la soddisfazione di votare per Raggi. Così non ho partecipato alla seduta e sono stato sostituito”.

Inizialmente la capogruppo di Azione aveva negato i voti pro Raggi?
“Impossibile. L’ex sindaca ne ha avuti undici, e lei stessa si è astenuta. La capogruppo di Azione, Flavia De Gregorio, quindi l’ha votata”.

Avete litigato tutto il giorno su Twitter. Non potevate telefonarvi?
“Diciamo che ultimamente c’è stato poco dialogo”.

Ma perché lavare i panni sporchi sul web?
“Perché se uno mi accusa io rispondo nel merito. Spiegando perché non ho votato per Raggi, prendendo le distanze da un voto che non condivido”.

Con Calenda quindi non vi telefonate?
“L’altra sera ci siamo sentiti via whatsapp”.

Siete nelle stesso gruppo.
“Ma lui non è più in consiglio. La gestione del gruppo da parte dei suoi consiglieri è stata pessima. Spero che ne sia a conoscenza”.

Italia Viva entra in maggioranza?
“No, rimarremo all’opposizione”.

Cosa l’ha colpito?
“L’incoerenza. L’altro giorno al congresso aveva detto: “Mai con l’M5s”. Si è visto”.

Calenda vi ha definiti ridicoli e grillini di ritorno.
“Con simili accuse la convivenza è impossibile”.

È finita subito.
“Mi dispiace. Ma noi siamo stati coerenti con le promesse fatte in campagna elettorale”.

E quindi il divorzio è inevitabile?
“Purtroppo sì”.