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Riforma Its, Toccafondi: "Ora puntiamo ad essere come Germania e Francia"

Intervista di Emanuela Micucci, "Italia Oggi", 24 agosto 2021.

Riconoscere a tutti gli Its il livello 5 Eqs e poi creare passerelle tra università e fondazioni. A chiederlo è Gabriele Toccafondi, deputato di Italia Viva e relatore del provvedimento alla Camera del provvedimento ora all'esame del Senato.

Una riforma degli Its era necessaria?
Alcuni aspetti del sistema Its andavano migliorati da tempo, altri rafforzati rispetto all'arrivo di risorse aggiuntive del Pnrr, un incremento del 300-400% del finanziamento annuale degli Its. Ad esempio l'orientamento. Pochi ragazzi si iscrivono alle selezioni e di questi circa il 60-70% frequenta il corso segno che in pochi provano ad entrare negli Its rispetto ai posti disponibili. Un peccato visto le buone prospettive occupazionali che offrono ai giovani. Dovrebbero arrivare eserciti di ragazzi. Si migliora, poi, la spendibilità del titolo di studio: 3.000-4.000 ragazzi si diplomano ogni anno agli Its e quasi tutti trovano lavoro nelle aziende partner della fondazione. Si creano le basi per avere iscritti con i numeri di Francia e Germania, modelli di successo che dobbiamo emulare.

Il rapporto Its-università resta problematico?
Il rapporto va migliorato nel passaggio della legge in Senato, senza arrivare allo scontro. Ora è un ibrido. Va rivisto l'articolo sui raccordi con il sistema universitario, secondo me con un tavolo tra Mi, Mur e regioni. Oggi un ragazzo che fa l'Its e che ama studiare si ferma: un paradosso per un Paese come l'Italia a basso tasso di iscritti nella formazione terziaria. L'università è contraria a paragonare un percorso Its di 3 anni (3.000 ore) a un percorso di laurea (4.300 ore). Serve una via di mezzo, che per me è riconoscere il livello 5 Eqs a tutti gli Its e puntare sull'autonomia di atenei e Its che si creano a coppia passerelle sul sistema della filiera per riconoscere esami.

Quali altri aspetti andrebbero rivisti in Senato?
La Commissione Bilancio ha tolto il limite di almeno il 60% dei docenti provenienti dalle aziende. Il testo adesso un prevede nessuna percentuale. Le Fondazioni sono libere di averne anche il 100%.«Almeno il 60%» era una percentuale di buon senso. Senza limiti sarebbe troppa anarchia. La Commissione ha eliminato anche il piano per la realizzazione entro il 2022 di Campus multinterregionali e multisettoriali. Noi però ci agganciavamo agli investimenti per 1,5 miliardi per gli Its nel Pnrr, che pone due condizioni: aumentare numero di iscritti e corsi, risorse per investimenti duraturi. Il tema della patrimonializzazione degli Its è fondamentale, come quello dei laboratori. La strada è quella del Campus, che identifica fisicamente l'Its.

Quale ruolo per le regioni?
Il sistema Its passa dalle regioni. La riforma non ne tocca il ruolo, ma le responsabilizza. Devono essere chiare e nette nel limitare al massimo la costituzione di nuove fondazioni concentrando l'aumento dei corsisti e dei corsi. Ogni aspetto della riforma e i decreti attuativi, poi, si decidono sentendo le regioni.

Un Its che non raggiungerà livelli minimi potrà essere chiuso?
Nessuno aveva mai avuto il coraggio di chiuderli nonostante il monitoraggio dell'Indire dica che da un Its che non funziona i ragazzi scappano, non partecipano alle selezioni, non si diplomano, non trovano lavoro. Gli Its non sono obbligatori, per cui o sono fatti bene oppure non si fa perdere tempo ai ragazzi e risorse pubbliche. La regione toglie l'accreditamento e il riconoscimento del titolo di studio.

Per attuare una riforma così importante serviranno circa 10 decreti... 
Il ministero dell'istruzione in Senato può decidere di accorparli in un unico decreto che li contenga tutti o eliminarne alcuni concentrandoli. È bene che ci metta la testa e la mano su questa legge.