parlamento fisco

Riforma del Catasto, Marattin: "Una breve guida per il prossimo hot topic della politica"

Alcuni spunti per comprendere la riforma, a cura del parlamentare Iv, presidente della Commissione Finanze, 18 febbraio 2022.

"La legge delega di riforma fiscale non contiene alcuna riforma del catasto. Per i prossimi giorni potete seguire influencer e populisti. Oppure, leggere i fatti", scrive in un thread su Twitter il parlamentare Iv, nonché presidente della Commissione Finanze della Camera dei Deputati, Luigi Marattin.

"Per 'riforma del catasto' si intende, immagino, un cambiamento nell’anagrafe degli immobili (per classificazione, o modalità di funzionamento) che ha come effetti il cambiamento nelle modalità o nel quantum del pagamento delle imposte immobiliari", prosegue Marattin, che specifica: "Vale a dire la iforma del catasto è tale solo se comporta un cambiamento effettivo nelle modalità di registrazione degli immobili e, forse soprattutto, nel modo in cui tali modalità determinano la quantificazione delle imposte o tasse che su quelli immobili paghiamo. Tutti d’accordo?"

"Orbene - chiede Marattin - l’art.6 del Disegno di Legge Delega sulla riforma fiscale (approvato dal Consiglio dei Ministri il 5 ottobre 2021 e assegnato alla Commissione Finanze della Camera il 17 novembre 2021) non contiene alcuna riforma del catasto. Neanche l’ombra. Perché?"

"Ecco l’articolo 6 - prosegue Marattin, pubblicandone una copia su Twitter - Il comma interessante è il 2. A chi riesce a trovarmi la “riforma del catasto” - definita come sopra - pagherò una cena ogni sera per i prossimi due anni. Tutto quello che questo articolo fa, infatti, è prevedere che entro i prossimi 5 anni venga completata una rilevazione statistica per affiancare alla rendita catastale di ciascun immobile anche il suo valore di mercato. Nel passaggio che vi ho sottolineato viene detto chiaramente che tale informazione non può avere alcun effetto ai fini fiscali: vale a dire le imposte immobiliari si continueranno a pagare esattamente allo stesso modo, anche quando, tra 5 anni, questa operazione statistica sarà conclusa".

"A meno che - precisa Marattin - ovviamente tra 5 anni governo e parlamento decidano altrimenti: ma quello può avvenire in qualsiasi momento indipendentemente dall’art.6. La cosa importante è comprendere quindi che se un giorno qualcuno vorrà usare quelle informazioni per una riforma del catasto, non potrà farlo senza passare per il Parlamento. Ma c’è un’altra leggenda metropolitana che in questi mesi sta circolando sui social, alimentata da chi ha interessi economici molto ben definiti: che il Parlamento avrebbe esplicitamente escluso - nel suo documento di indirizzo - ogni azione facente anche solo lontanamente riferimento al catasto".

"La verità è diversa - precisa Marattin - ed essendo io stato il promotore di quell’iniziativa parlamentare, forse il mio resoconto può aiutare. In quel documento non viene citato il catasto (che è cosa diversa da “averlo escluso”). E non viene citato perché lì mettemmo solo le cose su cui c’era unanimità. Su quel punto invece un solo partito era scettico, e allora - di comune accordo - preferimmo rimandare la questione alla valutazione del Governo. Che tra l’altro, come questo tweet dimostra, non ha fatto proprio nessuna riforma del catasto. Alcune forze politiche hanno comunque presentato un emendamento soppressivo dell’art.6, e il tema - come noto - è in discussione in Commissione Finanze. E ovviamente è legittimo essere contrari anche solo ad una integrazione statistica. Ma un dibattito pubblico che funziona non inventa le cose, non travisa i fatti, non confonde le acque, non sparge slogan populisti (“vi vogliono rubare la casa!”) del tutto assurdi, soprattutto nell’unico paese al mondo che non ha tassazione né patrimoniale né reddituale sulla prima casa".

"Dal caos - conclude Marattin - non nasce mai nulla di buono".