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Renzi: «Sprecano miliardi e se ne fregano della Sicilia, Nello peggio di Harry»

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Intervista a Matteo Renzi per «La Repubblica» del 29-01-2026

di Francesco Bei

ROMA – Il centrosinistra può farcela, a patto di parlare «ossessivamente di sicurezza e stipendi per i prossimi 12 mesi». Alle prossime politiche «vincerà di corto muso, come dice Max Allegri».

Matteo Renzi non è tipo da pronostici, ma spesso vede prima degli altri quello che sta arrivando. È stato lui, mesi fa, a immaginare che a destra di Meloni sarebbe nato qualcosa, e oggi il movimento di Vannacci sembra dargli ragione.

Giorgia Meloni è andata di corsa a Niscemi promettendo un intervento di emergenza da cento milioni, nel frattempo il centrodestra siciliano vota per definanziare il ponte sullo Stretto. Che sta succedendo?

«Non governano, rincorrono gli eventi. E il problema è che la premier usa due pesi e due misure. Con l’Emilia-Romagna interrompe il G7, una cosa clamorosa, per attaccare Stefano Bonaccini e Elly Schlein sull’alluvione, e qui invece se ne frega per giorni della Sicilia: se non ci fossero state le proteste siciliane sui social, questa vicenda sarebbe passata in cavalleria perché si doveva parlare della Groenlandia, del Venezuela e del Minnesota. Di tutto purché non si parlasse di Niscemi».

Per una volta il centrosinistra si è mosso prima, con rapidità. Schlein è volata a Niscemi…

«Elly è stata molto brava ad andare, tenendo un tono istituzionale. Noi invece abbiamo menato duro da subito. Il ministro Musumeci non vuole mandare avanti il piano Italia Sicura, dopo averlo promesso e dopo che gliel’ha chiesto il Parlamento con un voto bipartisan del novembre 2022. Nello, inteso come ministro, ha fatto più danni di Harry inteso come ciclone: hanno sprecato i sei miliardi del Patto per la Sicilia che noi avevamo stanziato e non hanno riaperto Italia Sicura. E l’Assemblea regionale siciliana fischietta regalando mancette a fine anno».

Dopo la vicenda di Rogoredo, il sindaco Sala ha detto che serve maggiore “severità” contro chi spaccia. È la nuova linea sulla sicurezza?

«Beppe Sala ha fatto bene, stanno facendo bene Manfredi e Salis, così come Lepore a Bologna e Gualtieri a Roma, che chiedono più poliziotti. I nostri sindaci stanno organizzando la riscossa del centrosinistra attaccando e non subendo sui temi della sicurezza. Siamo tutti giustamente indignati per le esecuzioni dell’Ice a Minneapolis, ma ci siamo già dimenticati che a Bologna è stato accoltellato un ferroviere di 34 anni o che a La Spezia un ragazzino che andava a scuola è stato pugnalato a morte? La destra ha fallito proprio sui suoi temi, l’opposizione deve andare all’attacco».

A destra scalda i motori l’ex generale Vannacci. Alla fine farà il suo partito?

«Lo dissi qualche mese fa proprio parlando con Repubblica e mi presero per matto. Ma la politica è semplice: la Meloni sta fallendo nel governare soprattutto su tasse e criminalità. Gli elettori di destra se ne stanno accorgendo e lo soffrono. Vannacci dentro la Lega muore».

Come va a finire?

«Ora le cose sono due: se restasse dentro la coalizione, la sposterebbe troppo a destra, facendo scappare l’elettorato moderato; se invece uscisse per correre da solo, pur con il tre per cento, farebbe perdere il centrodestra. Per noi è una situazione win-win».

Intanto qualcosa si muove tra i moderati del centrodestra: Forza Italia sta provando ad attrarre Azione. Un giudizio su Calenda al Teatro Manzoni?

«Calenda non va a destra, perché non lo seguono nemmeno in famiglia. Persino Richetti ha minacciato di andarsene. Calenda aveva un gruppo di dieci al Senato, adesso è solo al misto. Per il momento sta in mezzo, ma arriverà l’ora in cui gli verrà detto: hic Rhodus, hic salta. O stai di qua o di là. Altrimenti fa la fine del pinguino che sbaglia strada e va verso la montagna andando incontro a una fine ingloriosa».

Meloni potrebbe però garantire ad Azione una legge elettorale con una soglia di sbarramento bassa per indurre Calenda a non allearsi con il centrosinistra. È così?

«Tutti quelli che cambiano la legge elettorale prima delle elezioni perdono. Meloni non riesce a convincere nemmeno “Noi Moderati”, figuriamoci se pensa a Calenda. E si ricordi che Vannacci manda all’aria tutti i loro piani. Possiamo vincere noi».

Sicuro? Eppure restate molto divisi...

«Sicuro. Noi vinceremo alla Max Allegri, di corto muso, stando avanti di poco, ma vinceremo. Però il centrosinistra deve passare i prossimi dodici mesi a parlare ossessivamente di sicurezza e stipendi, anche perché su questo l’accordo lo troviamo».

Giorgia Meloni ha iniziato a criticare Trump, sta cambiando qualcosa?

«Le Pen e Bardella sono molto più credibili di Meloni che invece ha una paura matta che Trump si arrabbi con lei. Era coraggiosa sovranista in campagna elettorale e ora è pavida a palazzo Chigi. È stata l’ultima a criticare la Casa Bianca sull’Afghanistan: è arrivata dopo il sottoscritto, Parisi, Crosetto e La Russa, cioè tutti i ministri della difesa italiani del passato e del presente».