30/07/20
Matteo Renzi parlamento giustizia migranti

Renzi: "Sì al processo a Salvini, ma si discuta subito del rapporto tra magistratura e politica"

Pubblichiamo l'intervento integrale di Matteo Renzi tenuto il 30 luglio 2020 al Senato della Repubblica, relativo al dibattito sull'autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini.

"Salvini non agì per interesse pubblico". È la motivazione con cui Matteo Renzi annuncia, nell'aula del Senato, il voto dei parlamentari di Italia Viva a favore dell'autorizzazione a procedere per il processo Open Arms, la nave della Ong bloccata in mare per 19 giorni nell'agosto 2019, quando era ministro dell'Interno.

Signor Presidente,

nel 1804 il vescovo Talleyrand ebbe modo di lasciare alla storia una dichiarazione, che peraltro alcuni non attribuiscono neanche a lui, dopo un terribile fatto in Francia. Egli disse: «È peggio di un crimine. È un errore». Credo che nella vicenda della gestione della politica migratoria del Paese dal 2018 al 2019, con il cosiddetto Governo giallo-verde, prima ancora di discutere se vi siano stati crimini, cosa che non spetta a noi, come ha ricordato la collega Bonino molto correttamente qualche istante fa, vi debba essere una chiara e precisa distinzione tra chi crede che sia stato un errore e chi crede che non sia stato un errore. Noi non abbiamo cambiato idea su questo fatto: lo dico ai colleghi del MoVimento 5 Stelle.

Noi abbiamo sempre pensato che quella gestione di politica migratoria fosse un errore e non ho bisogno di dirlo al senatore Salvini, che lo sa benissimo, avendo un'opinione diametralmente opposta alla mia o io avendola diametralmente opposta alla sua. Magari ho bisogno di dirlo a quella parte degli intellettuali della sinistra che hanno inteso stabilire una connessione tra Governi profondamente diversi, tra persone politiche profondamente diverse, unite forse soltanto dal nome di battesimo e che hanno sostenuto in questi anni che noi eravamo la brutta copia della destra, quando andavamo a salvare non soltanto le persone in mare, ma anche - lo sa l'ex ministra Pinotti - a raccogliere in mare, con la marina militare, i cadaveri dei migranti deceduti nel corso della traversata.

Noi eravamo questo: una cosa diversa da voi. Noi eravamo quelli che mettevano i soldi nella cooperazione internazionale, perché dire «aiutiamoli a casa loro» per noi era un principio giusto, da realizzare concretamente, aumentando i fondi alla cooperazione internazionale, cosa che questa parte dell'emiciclo ha fatto, quando ha governato e che quella parte dell'emiciclo non ha fatto, quando ha governato. Noi eravamo quelli che, contro l'opinione dei più, volevano lo ius culturae e che pensavano che, se si volesse davvero combattere il disinteresse dell'Europa, occorresse almeno andare alle riunioni in Europa, a cui ministro Salvini ha partecipato raramente.

Questo è il punto politico, perché giustamente l'ottimo collega, senatore Cucca, mi ha ricordato, ancora qualche istante fa, quanto sia politica la discussione che dobbiamo avere quest'oggi. Partiamo dunque da questo fatto. Ci sono poi due elementi che vanno considerati. Il primo è la relazione del presidente Gasparri, che è molto seria, precisa e puntuale, anche se non la condivido. Il secondo è l'elefante nella stanza, signor Presidente, che lei meglio di altri conosce, anche per le sue passate esperienze professionali e politiche, che è il rapporto tra la magistratura e la politica. Questi sono i due punti in più.

Chiarito che politicamente noi siamo da una parte e voi dall'altra e che qualcuno ha cambiato idea nel corso degli anni - meno male! - c'è poi il fatto che si deve decidere se si vota o no l'autorizzazione a procedere, ex articolo 96 della Costituzione e non ex articolo 68, come ha ricordato il senatore Gasparri. È un elemento di rilevante differenza.

Dall'altro, parlare del rapporto tra magistratura e politica. Procedo rapidamente con il primo punto: non dobbiamo rispondere alla domanda se Salvini abbia commesso o meno reato, né se Salvini in questo reato era in qualche misura accompagnato da altri membri del Governo. A questa domanda deve dare una risposta la magistratura. Noi dobbiamo chiederci se vi era un interesse costituzionalmente tutelato e-o un preminente interesse pubblico nella scelta del senatore Salvini di non far sbarcare i migranti, scelta che il Presidente del Consiglio avalla, almeno nella parte in cui non fa riferimento ai maggiorenni nella sua lettera che ricordava il presidente Gasparri.

Questa è la domanda e io rispondo dicendo che per me l'interesse costituzionale tutelato o il preminente interesse pubblico in questa vicenda non ci sono, come non c'erano sulle precedenti due richieste di autorizzazione a procedere. Io non posso dire che esista un interesse pubblico preminente nel tenere un barcone lontano dalle coste italiane. Posso discutere delle scelte politiche e ritengo questa valutazione una scelta finalizzata a strumentalizzare il consenso. Tu non blocchi l'immigrazione tenendo un barcone al largo, tu aumenti i follower su Facebook.

È la visione populista dell'immigrazione perché se vuoi bloccare l'immigrazione devi gestire a monte i processi, devi andare a fare un grande investimento in Africa, devi avere una visione europea, devi partecipare alle riunioni europee, devi fare esattamente il contrario di quello che il primo governo Conte ha fatto. Il punto politico è che di fronte a questo passaggio le considerazioni che vengono espresse dai colleghi della Lega e in modo più istituzionalmente corretto dal presidente della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari Gasparri, sono assolutamente corrette nella parte in cui dicono che vi è una responsabilità condivisa con il Governo.

Qui nessuno può negare questo fatto; non lo può negare la sinistra, non lo può negare la destra, ma non è l'elemento del contendere. Anzi, dico con molta franchezza, noi che abbiamo votato a favore dell'autorizzazione a procedere nei confronti dell'ex ministro Salvini e che ci accingiamo a votare nuovamente a favore, non avendo cambiato idea, diciamo in quest'Aula che se vi fosse una richiesta di autorizzazione a procedere non già contro l'ex Ministro dell'Interno, senatore, ma contro l'ex Ministro dei Trasporti, senatore, anch'egli coinvolto nella gestione dei porti, noi voteremmo allo stesso modo per l'autorizzazione a procedere. Se infatti non c'è l'interesse pubblico preminente per il senatore Salvini, non c'è neanche per il senatore Toninelli.

Terminando questa prima parte, aggiungo che la strumentalizzazione di un barcone è un fatto politico, che sia o meno reato non tocca a noi valutarlo. La mia opinione - lo dico perché voglio che sia corretta fino in fondo e trasparente la mia opinione nei confronti di questo Senato e del senatore Salvini - è che se fosse stata una valutazione da fare sull'articolo 68 della Costituzione e sul fumus persecutionis in questo caso, dopo ciò che abbiamo letto di alcune intercettazioni contro il senatore Salvini, la cosa cambierebbe.

Attenzione, non è accettabile - lo dico avendo appena annunciato il voto a favore dell'autorizzazione a procedere nei confronti dell'ex ministro Salvini - che vi siano delle chat di magistrati in cui si dica che un parlamentare, in questo caso un mio avversario politico, ma un parlamentare che deve godere del rispetto di questa Aula (Applausi), debba essere attaccato, a prescindere, anche se ha ragione. Riconosco alla Lega che su questo punto siamo in presenza tecnicamente di uno scandalo (Commenti).

Spiego allora a chi evidentemente si è svegliato appena adesso, come la senatrice Ronzulli, che il punto politico è che la politica rispetta l'articolo 96 della Costituzione, visto che vi sciacquate la bocca della Costituzione, almeno in pausa pranzo fate uno sforzo per leggerla. È una dotta citazione kennediana, che non pretendo che i colleghi di Forza Italia conoscano. (Commenti).

Io non ho fretta ed è evidente che chi in queste vicende non riesce a passare dal populismo alla politica, non riesce cioè a capire che, quando si è in Parlamento e si volta su un'autorizzazione a procedere, non si vota su un tweet, ma su un articolo della Costituzione (che va quantomeno letto), dimostra di vivere oggi quella legge del contrappasso per cui quel populismo che era la ragione per la quale si bloccavano i barconi oggi vi si ritorce contro.

Vengo al secondo punto. Il rapporto tra la magistratura e la politica è un rapporto nel quale abbiamo un elefante nella stanza, signor Presidente. Il 12 dicembre, intervenendo in questa Aula, avevamo chiesto una riflessione politica matura. Allora ci fu detto di no, perché allora la questione riguardava il finanziamento alla politica per il tramite di una fondazione che veniva giudicata corrente di partito. Vedete, amici e colleghi, o affrontiamo il tema del rapporto tra magistratura e politica oppure prima o poi tocca a tutti.

Cerchiamo di essere chiari: se una componente articolata di un partito viene così definita, anche se è una fondazione che organizza eventi, e pertanto si applica a costoro la legge sul finanziamento illecito ai partiti, pur essendo in presenza di un fatto giuridico diverso e di una configurazione giuridica diversa, se questo accade oggi per una fondazione, quale che essa sia, domani può accadere che una srl che lavora a fianco della politica può diventare il soggetto cui viene contestato un finanziamento illecito alla politica.

Amici e colleghi, quello che esce dalle intercettazioni dei magistrati è stato casualmente e improvvisamente messo in naftalina da tutti i principali organi di informazione. Perché, signora Presidente? Se queste informazioni, che vengono da dei magistrati, fossero uscite da dei politici, quei politici sarebbero tutti indagati come minimo per traffico di influenze. Ci sono degli strumenti come i trojan - lo dico qui in Senato, e non mi riguarda - che vengono accesi e spenti senza un criterio logico; rimangono accesi, nonostante la diversa indicazione del magistrato inquirente, a fronte della presenza di parlamentari in una riunione.

Questo è un atto gravissimo, sul quale bisognerà che lei, signor Presidente, con il suo collega Presidente della Camera, prima o poi intervenga. Se i trojan rimangono accesi quando c'è un parlamentare, se il trojan rimane acceso quando c'è un incontro molto privato, intimo, della persona sotto indagine e se improvvisamente il trojan si cancella quando si incontra qualcun altro, magari perché è un personaggio importante delle istituzioni o della magistratura, siamo in presenza di una deriva venezuelana, che io ho il coraggio di affermare qui in quest'Aula, nel silenzio dei più. (Applausi).

Signor Presidente, viviamo una stagione politica complicata, in cui un magistrato serio e bravo, che si iscrive alla scuola di Castelpulci, rischia di non fare la stessa carriera di un altro suo collega, magari meno bravo, perché non si iscrive alla corrente giusta o magari perché non si iscrive ad alcuna corrente. Siamo in presenza - lo riconosco qui in quest'Aula - di un ex Presidente del Consiglio che è stato dichiarato decaduto da questo Senato nella scorsa legislatura (a mio giudizio correttamente, sulla base della sentenza) e che oggi vede la propria vicenda personale profondamente rimessa in discussione da alcune intercettazioni e registrazioni di un magistrato. Siamo cioè in presenza di un fatto: il fatto è che c'è un... (Il microfono si disattiva) politica che non funziona.

Qui ci sono due alternative. La prima è che voi pensiate di prendere il singolo atto e di ragionare su di esso; in questo caso, l'autorizzazione a procedere nei confronti dell'ex ministro Salvini. Non c'entra niente, perché lì c'è l'articolo 96 della Costituzione. La seconda è avere il coraggio, maggioranza e opposizione insieme, di mettersi intorno a un tavolo a cominciare da settembre, signor Presidente, e di discutere del rapporto tra politica e magistratura, sapendo che da questa parte del tavolo troverete persone pronte ad ascoltarvi.

Da questa parte della maggioranza - deve essere chiaro - non domandatevi per chi suona la campana perché una volta suona per qualcuno, una volta suona per altri, ma presto potrebbe suonare per chi non se l'aspetta. Abbiamo il coraggio di affrontare finalmente la questione del rapporto tra politica e magistratura!

Chi lo desidera, può rivedere l'intervento completo qui di seguito o a questo indirizzo.