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Renzi: “Shinzo Abe un patriota che amava l'Italia, regalò un kimono a mia figlia"

L'intervista di Francesca Paci, “la Stampa”, 09 luglio 2022

La bicicletta da corsa con il cambio Shimano recapitata a Palazzo Chigi direttamente da Tokyo, un piccolo kimono rosa per la figlia, le conversazioni sui due Paesi più âgés del mondo: quanto di Shinzo Abe resta a Matteo Renzi, che da primo ministro ha lavorato con lui al G7 di Hiroshima, è l'esperienza di un rapporto politico ma anche umano.

 

Senatore Renzi, ha avuto un lungo rapporto con Shinzo Abe, che ricordo le resta?
«Shinzo Abe era un'istituzione. Ho avuto con lui un rapporto stretto quando ero premier, i miei tre anni a Palazzo Chigi hanno coinciso con la parte centrale del suo lungo mandato. Mi ricordo in particolare il G7 del 2016 in Giappone e la preparazione di quello del 2017, in Italia, a Taormina. Ma il ricordo più forte non è istituzionale: andai a casa sua con mia moglie Agnese e mia figlia Ester, che aveva 9 anni, e Shinzo Abe le regalò un piccolo kimono rosa. Ho la foto di quel momento e continuo a guardarla. Conservo anche la bicicletta con il cambio Shimano che mi donò nel 2014».

Come andò il G7 in Giappone?
«Mi restano soprattutto le lunghe conversazioni a tre con Shinzo Abe e con Obama. Il presidente americano che era in uscita mi fece leggere in anticipo il discorso che avrebbe pronunciato ad Hiroshima. Anch'io ero in uscita ma non lo sapevo, e come me il primo ministro inglese David Cameron. Alla fine, di tutti noi, Shinzo Abe avrebbe incontrato a Taormina solo Angela Merkel».

Quando è stata l'ultima volta che l'ha sentito?
«Proprio dopo il G7 di Taormina, quello che io avevo preparato ma che non avrei presieduto. A quel punto, presidente del Consiglio era Paolo Gentiloni. Shinzo Abe mi cercò per farmi comunque i complimenti per l'organizzazione».

Che rapporto aveva con l'Italia?
«Gli interessava tutto del nostro Paese. Parlavamo molto delle nostre nazioni, del cibo, delle nostre popolazioni che sono le più longeve del mondo. Aveva a cuore il partenariato con l'Italia, in particolare sulla difesa. Aveva insistito per permettere al Giappone di riarmarsi. Lo preoccupava molto la questione cinese. Una delle volte in cui è venuto in Italia è stato anche a Firenze, l'ho portato personalmente a visitare gli Uffizi e gli ho mostrato tutte le cupole della città, dal terrazzo di Palazzo Vecchio".

Qual era sua principale qualità di politico?
«La tenacia, è stato il premier più longevo, ha governato otto anni in Giappone, che è come dire trent'anni in Germania».

Aveva l'impressione che Abe volesse tornare in politica?
«Questo non lo so, non l'ho più incontrato. Pianificavo di chiamarlo ad ottobre quando andrò al Gan Premio di Formula Uno di Suzuka. So però che rimasi molto sorpreso quando decise di andarsene così, all'improvviso: aveva dato stabilità al Giappone, un Paese abituato, come l'Italia, a frequenti cambi di maggioranza».