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Renzi: “Persa un'occasione. Enrico uomo delle tasse. Noi argine alla Meloni”

Intervista di Pierfrancesco De Robertis, “QN”, 3 agosto 2022.

Presidente Renzi, alla fine Carlo Calenda ha stretto l'accordo con il Pd. Se l'aspettava?
«È finita una telenovela durata anche troppo. Ho pensato a lungo che questa poteva essere la conclusione».
 
Che giudizio dà dell'intesa?
«Calenda ha sprecato l'occasione di costruire un polo riformista del dieci per cento».

E Letta?
«È un autogol, perché si impegna a candidare con il Pd uno come Di Maio che diceva dell'elettroshock fatto da quelli del Pd ai bambini di Bibbiano. È una scelta che non condivido ma che in ogni caso rispetto».

Lei che farà?
«Con libertà e il consueto coraggio andrò contro questa alleanza talmente contraddittoria da far apparire l'unione di Prodi e Bertinotti come omogenea».

Il segretario Letta dopo l'annuncio dell`intesa con Azione ha detto che con lei il dialogo continua.
«Non so con quali Renzi Letta stia dialogando. A me negli ultimi dieci giorni ha fatto una sola telefonata di due minuti e quaranta secondi».

Per dirle che cosa?
«Sostanzialmente che non voleva Italia Viva nella coalizione perché pensava e pensa che gli facciamo perdere più voti di quanti ne guadagni. Questo è il massimo del dialogo che Enrico ha interpretato».

Pensa che in Letta ci sia stato del risentimento personale?
«Non posso credere che un leader politico che chiama tutti alla lotta contro i sovranisti si faccia influenzare da risentimenti personali, ove ve ne fossero. Spero non finisca però come penso invece che il 25 settembre finisca. In ogni caso so che adesso a Fratelli d'Italia e dintorni stanno brindando».

Pare che la Bonino abbia spinto su Calenda per l'accordo, e la Bonino aveva le firme già depositate. È stato importante questo aspetto?
«È un tema su cui non mi avventuro. So solo che Emma Bonino non l'ho confermata ministro degli Esteri nel 2014 e sono convinto di aver fatto la cosa giusta. Se questo le ha provocato risentimenti non lo so, ma non mi fa cambiare idea».

Dal Pd vi hanno anche offerto dei posti?
«Mi ha mandato degli sherpa per offrirmi un posto per me e qualcun altro per qualcuno dei miei».

Lei ha rifiutato?
«Guardi, vengo da un'esperienza politica per cui si può perdere una poltrona per un'idea, non un'idea per una poltrona. Non posso pensare che tutta quella che è stata la mia esperienza politica possa essere ceduta per un seggio senatoriale a Firenze uno. Ora dopo la scelta di Letta e di Calenda, la vittoria della destra è più facile e più corposa».

Perché?
«Se ci fosse stato un polo riformista avrebbe portato via voti alla destra. Così non sarà, e se si vorrà impedire una vittoria schiacciante di Giorgia Meloni occorrerà votare il terzo polo che si costituirà intorno a Italia Viva».

Quindi l'anti-Meloni non è Letta ma Renzi.
«Né l'uno né l'altro. Il vero antiMeloni è Mario Draghi. È evidente che se Letta si allea con uno come Fratoianni, che ha votato 55 volte la fiducia contro Draghi, significa che dell'agenda Draghi a loro non interessa niente. Gli interessa solo mettere insieme una grande ammucchiata».

Tipo la gioiosa macchina da guerra di Occhetto?
«Tipo. Solo che a vedere la faccia di certa gente non mi pare neppure troppo gioiosa. Stanno insieme e tutti parlano male degli altri».

Subito dopo l'accordo in diversi del Pd parlavano di remuntada. Lei la vede questa possibilità?
«No, ma non per i 15 punti di distacco di cui parlano i sondaggi. È perché manca la politica».

Cioè?
«Una remuntada è possibile se fai delle proposte, se lanci delle idee. Che so, il piano per le tasse. Invece l'unica cosa che ha saputo dire Letta delle tasse è che ne metterà una nuova di successione. Così passa l'idea che il Pd sia il partito delle tasse».

E non è così?
«Quando ci sono stato io no. È però anche vero che l'ultima volta che in Italia fu aumentata l'Iva era il primo ottobre 2013. Guarda caso governo Letta».

Ora il vostro scoglio è il 3 per cento. Per entrare in parlamento dovrete superarlo. La preoccupa?
«Faremo questa campagna elettorale col sorriso e a cuore leggero. Con Calenda avremmo potuto andare in doppia cifra, arriveremo al cinque».

C'è chi dice che lei nelle campagne elettorali si esalta. Quando sente l'odore della battaglia Renzi dà il meglio di sé.
«Abbiamo contro quelli che ci dicevano di lasciare lì Conte e non far arrivare Draghi. In ogni caso per il Paese non avrei fatto volentieri questo tipo di competizione, anche perché viviamo in tempi difficili, e molti non si rendono conto che cosa sta accadendo in Kosovo, nel mare cinese, in Ucraina. L'inflazione galoppa...».

Voi su quali temi imposterete la campagna elettorale?
«Prima di tutti gli stipendi, come già facemmo con gli 80 euro. Poi la sanità e i 37 miliardi per il Mes. Da un po' di tempo in questo Paese non si parla più di sanità. E soprattutto diciamo no a nuove tasse, di qualsiasi tipo».

Il centrodestra propone il presidenzialismo. Lei ha sempre parlato di sindaco d'Italia. Non è la stessa cosa?
«L'elezione diretta del Presidente del Consiglio la votiamo domani».

E il presidenzialismo puro?
«In quel caso il discorso è più complesso, perché occorre vedere come si bilanciano i pesi e i contrappesi, gli organi di garanzia».

Il semipresidenzialiasmo alla francese?
«Potrebbe essere un punto di equilibrio, o almeno un punto di partenza per un dialogo».

Lei si candiderà?
«Certo».

Ha deciso dove?
«Ne stiamo parlando. Probabilmente da più parti, anche in Toscana».