22/09/19
Italia Viva Matteo Renzi

Renzi: Un partito giovane, fresco, senza correnti. E per ogni tesserato piantiamo un albero

Barbara Jerkov intervista Matteo Renzi per il Messaggero/Il Mattino: «Investimenti green ma senza alzare le imposte. Manovra, confronto senza diktat»

Senatore Renzi, si chiude la prima settimana di Italia Viva. In che cosa la sua idea di Paese non era più compatibile con quella del Pd?

«Mandato a casa Salvini e portato il Pd al governo, dovevamo fare chiarezza in casa nostra. Zingaretti ha scelto per le riforme un deputato che era contro il referendum e per il lavoro chi ha sempre attaccato il Jobs Act: una radicale discontinuità, come se si vergognasse delle nostre politiche. E prima delle singole scelte c'è un dato di fatto: sette anni di litigi, discussioni, fuoco amico hanno stancato tutti, per primi gli italiani. Come nelle coppie che le hanno provate tutte a un certo punto è meglio dividersi che continuare a litigare. Noi avremo sempre rispetto per il Pd: anziché celebrare una finta unità, prendiamo semplicemente un'altra strada. Lasciamo la comodità e scegliamo la libertà. Lasciamo le correnti e scegliamo la chiarezza. Lasciamo le polemiche e scegliamo il coraggio».

Certo che ne ha fatto di clamore: di sicuro, ha spaventato un po' tutti, a sinistra come a destra. Le sue rassicurazioni sulla stabilità del governo non sembrano aver convinto Conte in primo luogo. Come mai?

«Preoccupazione curiosa. Se non ci fossimo schierati noi questo governo non sarebbe mai nato e Conte oggi farebbe altro. Non chiediamo riconoscenza o riconoscimenti ma invitiamo tutti a lavorare. C'è da evitare l'aumento dell'Iva, da combattere l'evasione, da investire sull'ambiente senza ideologie: parliamo di cose serie, nessuno viva di paure. Questa legislatura arriverà al 2023 e questo governo deve sfruttare la tranquillità dei mercati e dell'Europa».

Il premier l'altro giorno si è dichiarato "di sinistra". L'ha sorpresa? E lei come collocherebbe Italia Viva?

«Come si definisca lui non mi riguarda. Quanto a me: quelli della Ditta non mi hanno mai considerato uno di loro. Adesso che torneranno tutti insieme e che io sono fuori («finito» come dice D'Alema alla festa di Leu) il problema non si pone più. Io sono quello dei diritti civili, del terzo settore, della legge sul dopo di noi, degli 80€ al ceto medio, dell'abbassamento delle tasse, della fatturazione elettronica, di Industria 4.0, della cooperazione internazionale, dell'euro in cultura-euro in sicurezza. Per me parlano i fatti, per altri contano i convegni. Poi se non mi riconoscono la patente ufficiale di uomo di sinistra e la danno a Conte o alla Lorenzin va bene lo stesso. Canta Guccini: "Ognuno vada dove vuole andare, ognuno invecchi come gli pare, ma non raccontare a me cos'è la libertà". Spero che mi sia permesso di citare ancora Guccini».

In Umbria e in Emilia non correrete, condivide l'idea di un'alleanza del centrosinistra con M5S e sosterrà il loro candidato?

«Italia Viva non è un'operazione di palazzo. Certo: ci sono una quarantina di parlamentari. Ma ci sono soprattutto migliaia di persone che stanno riscoprendo il gusto di fare politica. C'è un entusiasmo simile a quello del 2012 quando partimmo in giro per l'Italia. Per questo non parteciperemo alle elezioni regionali: vogliamo strutturarci partendo dal basso, non dagli eletti. Io ovviamente fossi emiliano voterei Bonaccini, fossi umbro voterei il candidato civico che sarà individuato nei prossimi giorni».

Immagino che la sua delegazione nel governo intenda segnalarsi con proposte precise. In particolare, avanzerete richieste particolari in vista della manovra?

«Abbiamo un gruppo di parlamentari di grande qualità. Stiamo creando una bella squadra e daremo una mano sulla Legge di Bilancio. Il tutto senza polemiche. La nostra bandiera sarà il Family Act al quale sta lavorando la ministra Bonetti: partire dalla famiglia è la priorità. Siamo in una crisi demografica pazzesca: doveroso aiutare i figli, i genitori, gli asili nido. Ma sinceramente spero che questa proposta diventi una proposta di tutto il Parlamento, persino dell'opposizione. Elena Bonetti sta lavorando bene, giudicatela sui fatti».

Si prevedono già liti e tensioni, lo sa vero?

«Certo che ci saranno confronti. Le faccio un esempio: noi siamo per un grande piano di investimenti verdi sul modello di quello lanciato dalla Merkel e se possibile più ambizioso. Lo presenteremo alla Stazione Leopolda e sarà una nostra deputata esperta di economica circolare a presentarlo, Maria Chiara Gadda. Ma questo non significa che per essere verdi dobbiamo alzare le tasse agli agricoltori o ad altri: se lo facessimo faremmo un danno a chi cura il territorio come giustamente ha fatto notare la ministra Bellanova. Dunque ci faremo sentire non con spirito polemico ma costruttivo. Per difendere l'ambiente dobbiamo coinvolgere gli agricoltori, non tassarli. È solo un esempio. Per il nostro Piano Verde servono i contatori digitali e le nuove tecnologie, non la politica dei no alle metropolitane e alle tramvie. Come vede: noi staremo sul merito, sempre».

A primavera ci sarà una importante tornata di nomine: lei siederà a quel tavolo?

«No, io non sarò al tavolo come non sarò a nessun tavolo politico ai quali parteciperanno invece i nostri coordinatori. Non nutro alcuna rivincita e se ho fatto ciò che ho fatto è per dare una mano al Paese, non per rivendicare uno strapuntino. Io oggi sono a Pechino: continuerò a viaggiare per le mie conferenze. Il partito sarà guidato da un uomo e da una donna - i leader provvisori sono Ettore Rosato e quella straordinaria donna che risponde al nome di Teresa Bellanova - perché per noi è fondamentale affermare la diarchia e la presenza femminile. Le donne sono fondamentali nella società e dobbiamo coinvolgerle di più in politica. Saremo il partito più femminista della storia italiana e saremo d'esempio anche per gli altri partiti: dopo la nostra decisione spero aumenteranno le donne in prima fila. Intanto partiamo noi, gli altri seguiranno. Formalizzati i gruppi, Rosato e Bellanova chiederanno un appuntamento a Conte e agli altri leader: lo faranno loro, non io. Nessuno dovrà subire l'onta di sedersi al tavolo con Renzi, rassicuriamoli».

Mi permetta di dubitare che lei si disinteressi del tema delle partecipate...

«Io sono molto interessato al futuro delle grandi aziende. Ma a differenza del racconto volgare che viene fatto dai più mi interessano le strategie non un posto nel board. Le faccio un esempio: è assurdo continuare a tenere divise Fincantieri e ciò che si chiamava Finmeccanica e ora è Leonardo. Un assurdo perché paradossalmente espone entrambe a una possibile acquisizione straniera, probabilmente europea. Perché non metterle insieme facendone un leader di mercato? Di questa e di altre proposte parleremo alla Leopolda. Non mi troverete al tavolo delle nomine ma sarò in prima fila nella discussione sul futuro della nostra economia: perché questa è la politica. Spero che chi ha mire sulle poltrone punti a indicare i nomi migliori. E che poi tiri fuori anche qualche idea su cui discutere, come abbiamo fatto noi».

La giustizia è sempre stato un tema su cui lei ha avuto idee decisamente lontane da quelle dei 5Stelle: chiederete di ridiscutere la riforma Bonafede? Tra l'altro se non si interviene con un decreto, a gennaio entra in vigore anche la nuova prescrizione.

«Ascolteremo ciò che ci dirà il ministro e ci confronteremo pacatamente. L’obiettivo di ridurre i tempi della giustizia è sacrosanto. Introdurre elementi di novità nel funzionamento del CSM altrettanto: fosse per me abolirei le correnti anche nella magistratura, non solo in politica. Sono certo che troveremo un equilibrio nel rispetto del programma di governo».

L'inchiesta aperta dalla procura di Firenze sulla sua ex fondazione, Open, proprio nei giorni della nascita del nuovo partito l'ha sorpresa?

«Nessuna polemica. Non è la prima inchiesta che viene dal procuratore Luca Turco e dal suo capo Creazzo: sono certo che non sarà l’ultima. Che lavorino tranquilli sui numerosi dossier che hanno aperto: noi rispettiamo i magistrati e aspettiamo le sentenze della Cassazione, come prevede la Costituzione. Tutto il resto è polemica sterile. Stimo molto l'avvocato Bianchi e sono certo dell’assoluta correttezza di Open, che peraltro è chiusa. Quanto alla Leopolda: la pagheremo a fatica, come tutti gli anni, ma senza pasticci. Consideri che solo negli ultimi quattro giorni la nostra piattaforma di raccolta fondi ha ricevuto più di diecimila euro al giorno di piccole donazioni: la Leopolda ce la pagheremo anche così. C’è un sacco di gente che ci vuol dare una mano, quando la sera vedo i risultati dalla piattaforma o leggo le email mi commuovo. Saremo una sorpresa, innanzitutto per noi stessi».

Suoi amici storici non l'hanno seguita in questa avventura. Da Guerini a Lotti hanno fatto scelte diverse. Rapporti finiti anche sul piano personale? C'è qualcuno che le dispiace più di altri di non avere più al suo fianco?

«È un tema molto delicato. Loro volevano che io facessi una corrente, io mi sono rifiutato perché penso che la balcanizzazione correntizia abbia ucciso il Pd. Abbiamo dunque idee diverse, da mesi. Da un lato c'è amarezza perché quando dividi la strada da un amico fraterno ti dispiace. Dall'altro c'è la consapevolezza quasi orgogliosa di chi si vede riconoscere una verità sempre negata: mi hanno detto che io mi circondavo solo di yesmen. Non è così. Io mi circondo di persone libere che come tali mi abbandonano quando vogliono. È libero chi va, è libero chi resta: la nostra è serietà. E proprio per questo restiamo amici. Perché prima della politica c'è la vita, la qualità delle relazioni umane. E in settimana andrò a salutare il ministro Guerini nel suo ufficio, per abbracciarlo e per augurargli buon lavoro: sono orgoglioso di aver concorso alla sua scelta anche se ha deciso di non seguirci in Italia Viva».

Legge elettorale: si parla tanto di ritorno al proporzionale, la sua vocazione maggioritaria c'è ancora?

«Io sono per il maggioritario da sempre. Ho perso la guida del governo per garantire all'Italia un sistema più semplice collegato a una legge elettorale in cui si sapesse la sera il nome del vincitore. Tutti gli altri si sono messi insieme per dire no e mantenere un sistema diverso. Un mese fa il Pd e M5S hanno fatto un accordo: taglio dei parlamentari e proporzionale. Hanno detto che il proporzionale era un dovere per evitare un rischio democratico. Ora hanno cambiato idea perché noi abbiamo fatto Italia Viva? Va bene. Noi non faremo battaglie sulla legge elettorale: che si voti col Rosatellum, col doppio turno, col proporzionale Italia Viva ci sarà. E sarà molto radicata, lo vedrete. Abbiamo preso il passo della Maratona, non dei 100 metri».

Tra un paio di settimane saremo tutti davanti alla tv per seguire il suo duello con Salvini: un modo per certificare che è lei il vero leader anti-sovranisti, con buona pace di Conte, Di Maio e Zingaretti?

«Se il confronto tv si farà, se Salvini non si tirerà indietro come sempre in questi anni, sarà ordinaria amministrazione. Nei Paesi civili i leader politici si confrontano: solo da noi i talk sono la tribuna per interventi in solitaria o duelli con commentatori spesso schierati a prescindere. Quindi se ci sarà un confronto tv con Salvini, evviva. Vespa vuole me al confronto perché l'audience della mia puntata è stata molto alta, tutto qui. Sogno di vederne anche uno con Conte o con Zingaretti, magari saranno più convincenti di me».

Un'ultima domanda, presidente. Dicono che molti parlamentari, da destra e da sinistra, siano pronti a saltare a bordo di Italia Viva. Non vede il rischio di vecchie liturgie di palazzo?

«Italia Viva sarà una cosa totalmente nuova. Alla Leopolda partirà il tesseramento. Ma sarà possibile solo online così eviteremo i signori delle tessere che infestano il Pd in alcune realtà geografiche. E soprattutto per ogni tessera pianteremo un albero. Un albero vero. Oggi la sfida per un ambiente sostenibile passa anche da piccoli gesti come quello. Seminiamo e piantiamo, con lo sguardo sul lungo periodo. I millennials della scuola di formazione saranno in prima fila nella costruzione di questa Casa, le donne avranno presenza paritetica a cominciare dalla leadership di Teresa e a giugno del 2020 riuniremo gli amministratori per un nuovo Big Bang come otto anni fa a Firenze, quando iniziò la nostra avventura. A tutti quelli che ironizzano sul fatto che siamo piccoli e bassi nei sondaggi dico: bene così, no? Se non contiamo nulla, perché vi preoccupate? Ignorateci pure. Noi cresceremo nella società. E ci rivedremo alle elezioni: ci riconoscerete perché saremo quelli col sorriso, quelli che non fanno polemiche interne, quelli che non hanno correnti ma idee».