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Renzi: "Noi voteremo la fiducia al Presidente Draghi, consapevoli che oggi finisce il teatrino"

L'intervento in Aula del 20 luglio 2022.

Signora Presidente del Senato, signor Presidente del Consiglio dei ministri, onorevoli colleghi, questa crisi grottesca e assurda voluta da Giuseppe Conte e dal MoVimento 5 Stelle cade in un momento incredibilmente ricco di problemi e di opportunità nel mondo.

Vladimir Putin era a Teheran a incontrare omologhi di alcuni Paesi del mondo, ripercorrendo uno speculare e analogo viaggio fatto la settimana scorsa da Biden tra Gerusalemme e Gedda.

La democrazia è in crisi, dal Regno Unito allo Sri Lanka, dagli Stati Uniti al Giappone di Abe Shinzo, e contemporaneamente l'innovazione tecnologica va avanti: il telescopio James Webb ci manda delle immagini straordinarie, la NASA dice il momento in cui si accende la luce dell'universo.

Mentre noi siamo impegnati nelle nostre vicende, partite da un termovalorizzatore, necessario per Roma, e che, prima ancora di essere realizzato, rischia di bruciare il destino di questo Governo, la guerra continua, anche se ha stancato persino i nostri giornali.

La settimana scorsa, mentre eravamo già in crisi, una bambina di nome Lisa, una bambina con un cromosoma in più, con la sindrome di Down, è stata uccisa qualche minuto dopo che sua madre aveva postato un'immagine di lei felice sui social, a dimostrare che la guerra va avanti anche quando facciamo finta di non accorgercene. Ed è una guerra che produce effetti di vario genere, anche un effetto economico: l'inflazione è ai massimi storici da anni, non soltanto in Italia o in Europa, e, come se non bastasse, le conseguenze del climate change provocano danni oggettivi. Chi ama la Versilia in queste ore vede 600 ettari andati in fumo: tutti temi veri, grandi, su cui un Parlamento dovrebbe discutere.

Tuttavia, il Parlamento è fermo su una posizione assurda e inspiegabile di chi vuole la crisi, ma non ha il coraggio di far dimettere i propri Ministri (Applausi); di chi apre le polemiche contro il Governo Draghi e non si rende conto che domani c'è una conferenza stampa, una di quelle che il presidente Draghi conosce bene: la conferenza stampa di Christine Lagarde, all'European Central Bank. Dalle parole che ella userà dipenderà larga parte della reazione non solo dei mercati finanziari, ma delle aziende.

Tutti si aspettano l'aumento dei tassi, ma come verranno spiegate queste misure segnerà il futuro dei prossimi mesi in Europa. Lo sa bene il presidente Draghi, che con una frase ha messo in sicurezza l'euro in un momento di difficoltà.

Diciamo sì al Governo Draghi non solo per il passato, ma perché tra settembre e dicembre si discute del Patto di stabilità in Europa; e guardate che se non mettiamo mano al Patto di stabilità è inutile chiedere gli sforamenti di bilancio, perché, se c'è un Paese che rischia la pelle in questo momento, è quello che ha il debito tra i più alti in Europa. Questo dibattito in Europa chi lo fa? Il Governo guidato da Draghi o un Governo dimissionario diviso in campagna elettorale?

Ieri, un finanziere - cito un esponente della finanza internazionale - che si chiama Larry Fink, il capo di uno delle principali realtà BlackRock, ha detto che ci vede preoccupati per il costo del petrolio, ma l'aumento del costo del cibo nei prossimi mesi sarà superiore all'aumento del costo del petrolio.

Non è un caso che la questione geopolitica del cibo veda la Cina, in questo momento, in prima fila, con uno sguardo lungimirante e anche pericoloso per alcuni aspetti, e veda noi con il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali che non sa se dare la fiducia a se stesso, in un turbamento post-adolescenziale che priva il Governo, in questo momento, della forza necessaria ad andare avanti. Potrei continuare: se si va verso l'austerity, le questioni del finanziamento della sanità torneranno ad essere decisive. E soprattutto, se la Turchia ha un'inflazione a doppia cifra e la Russia è in tutt'altre faccende affaccendata, c'è qualcuno, in questo Paese, che ha voglia di riaprire il dossier della Libia, con tutto quello che consegue, non soltanto in termini energetici? Per tutti questi motivi, guardando al futuro, voteremo la fiducia al presidente Draghi, consapevoli che oggi finisce il teatrino. Oggi è l'ultima puntata del vostro reality show. Decidete tutti da che parte stare, assumendovene le responsabilità fino in fondo.

Prima di arrivare a questo, signor Presidente, lasci che le diciamo grazie. Le diciamo grazie anche per il passato, per questi diciotto mesi. Grazie per aver cambiato passo sulla gestione dell'emergenza, grazie per l'autorevolezza internazionale con cui ella ha presieduto il G20. Grazie per quella immagine di un treno per Kiev, che ci ha reso orgogliosi di essere italiani e di essere europei. Grazie, signor Presidente, per aver mandato in pensione un modo sbagliato di gestire l'emergenza, fatto di banchi a rotelle e ventilatori cinesi malfunzionanti.

Oggi o si va avanti con Draghi o si va a casa e guardate che questo deve essere di comune condivisione. Vale ovviamente per chi, in questo momento, non ha avuto il coraggio di parlare chiaramente. Il Nuovo Testamento dice: «Sia il vostro parlare: "sì sì", "no no"», non siate tiepidi. C'è stato un dato di fatto: nulla sarà più come prima, da domani mattina, per le forze politiche. Lo dico, partendo dalla sinistra: non so come qualcuno di voi, amici e compagni del PD, possa pensare, dopo questo disastro, voluto dai vostri colleghi del campo largo, di provare ad allearvi con il Movimento 5 Stelle alle prossime elezioni. Per me è un mistero della fede e comunque sappiate che noi saremo da un'altra parte. Con la stessa franchezza dico alla destra, ai moderati della destra...

Guardate, colleghi, che Ignazio La Russa sia contento è comprensibile. Mi domando come possano essere contenti quelli che pensavano che la destra italiana fosse nel Partito popolare europeo (PPE) e fosse capace di scommettere su un leader credibile e autorevole come Draghi. Oggi il senatore La Russa festeggia e fa bene, ma sono diciotto mesi che vota contro la fiducia. Sono i moderati del centro-destra che oggi segnano la loro scomparsa politica. Piaccia o non piaccia, questo è un dato di fatto.

Infine, concludendo, nulla sarà più come prima per quelli che sono venuti in Parlamento e hanno raccontato che lo avrebbero aperto come una scatoletta di tonno e sono quelli che passano alla storia parlamentare per essere i primi che aprono una crisi, sfiduciando il Governo di cui fanno parte, e non si dimettono, salvo poi dire agli altri che vogliono le poltrone. Per forza, non lasciano neanche le loro! Ma di cosa stiamo discutendo? Amici cari, qui si sta scherzando col fuoco! I prossimi sei mesi saranno complicati, saranno sei mesi in cui il costo della vita aumenterà e in cui il Paese avrà bisogno di risposte. Votando sì alla fiducia, noi guardiamo negli occhi gli italiani e diciamo due cose. La prima: quando contro tutto e contro tutti, anche in quest'Aula, abbiamo noi aperto una crisi, lasciando le poltrone e dimettendoci dagli incarichi di Ministro, e abbiamo aperto la strada al Governo Draghi, abbiamo fatto un atto che oggi più che mai, oggi più di diciotto mesi fa, ci rende orgogliosi, perché abbiamo messo al centro l'interesse del Paese e messo in secondo piano il nostro interesse di parte. 

Ma se oggi qualcuno ritirerà la fiducia, dopo che altri hanno aperto la crisi, deve essere chiaro che a quel popolo, che ha votato convintamente, che continua a firmare gli appelli, che continua a farsi sentire in piazza e chiede di essere rappresentato da un'idea di Europa, di riformismo, di lavoro, di innovazione e per la crescita, a quel popolo faremo di tutto per dare una casa e un tetto, che sarà una casa e un tetto contro i populisti e contro i sovranisti.

Votiamo sì alla fiducia al Governo di Mario Draghi.

Chi lo desidera può rivedere l'intervento completo qui di seguito o a questo indirizzo.