30/12/20
Europa paese istituzioni

Renzi: "Noi abbiamo detto la verità, ora tocca al Governo"

La dichiarazione di voto del 30 dicembre 2020.

Signor Presidente, signora Ministra, onorevoli colleghi, il 2020 ci consegna un quadro internazionale nel quale possiamo riconoscere due vincitori e due vinti. Ha vinto la scienza: grazie, scienza. Infatti, se non vi fosse stato un gigantesco investimento nella farmaceutica, nella sanità e nella medicina, noi oggi saremmo ancora senza una prospettiva di speranza contro il coronavirus. Ovviamente, la strada è ancora lunga, ma il fatto che ci sia un vaccino in un tempo record è un fatto storico.

Mi piace pensare che nella corsa al vaccino fatta in tutto il mondo siano arrivati primi - non perché fosse una competizione, ma perché comunque era una sfida epocale - dei coniugi turchi stabiliti in Germania: Ugur e Ozlem, questi i nomi di battesimo. È la storia di un grande Paese che accoglie un'immigrazione di qualità e che ne fa strumento di competitività. La stessa cosa era accaduta nella Silicon Valley. Per me, la stessa cosa dovrà accadere nei prossimi dieci anni in Italia: per questo insistiamo su alcuni provvedimenti da inserire nel Next generation EU. C'è bisogno di fare di questo Paese il luogo del capitale umano, come ha fatto la Germania che oggi ha il quintuplo dei vaccinati dell'Italia. C'è bisogno di scommettere su forme nuove di rapporto tra scienza, ricerca, cultura, capitale umano ed educazione: questo è il punto di partenza del Next generation EU, non una paginetta giustizialista sulla giustizia.

Dall'altro lato, grazie Europa. Non si sentono più - in quest'Aula, almeno - i no-vax, eppure si sentivano; e non è più forte come prima la retorica sovranista. Perché? Perché la retorica sovranista si basava su un'inerzia dell'Europa, che c'è stata oggettivamente negli anni passati, e che oggi non c'è stata, perché l'Europa ha messo una incredibile mole di risorse, che va oltre le nostre migliori aspettative: Next generation EU, European Central Bank (ECB), il programma SURE, il MES (con 36 miliardi di euro sulla sanità che potrebbero cambiare la storia della sanità del nostro Paese) e naturalmente la programmazione tradizionale.

Ora la questione è che dobbiamo spendere bene questi soldi, con riguardo a due aspetti: il primo è quello relativo alle forme della democrazia, il secondo è quello relativo alla visione del Paese. Sulle forme della democrazia, signor Presidente - lo ha riconosciuto anche lei e la ringrazio di questo - oggi abbiamo ascoltato parole per me definitive di un collega, con il quale non sono mancati elementi di divergenza, che risponde al nome del senatore Luigi Zanda. Chi non era in Aula, per cortesia, legga l'intervento del senatore Zanda. Chi non crede a ciò che diciamo noi da mesi, perché siamo quelli che vengono etichettati come irresponsabili e Pierini, non ascolti noi, ma ascolti il senatore Zanda. Dal rispetto delle forme democratiche deriva una credibilità delle istituzioni che, al momento, rischia di essere messa a dura prova. Se il Governo giallo-verde fa la legge di bilancio in 48 ore al Senato, si va alla Corte costituzionale, come hanno fatto i colleghi del PD nel 2018. Se lo fa il Governo giallo-rosso si sta zitti? Non è possibile. C'è bisogno di un rispetto delle regole indipendentemente da chi afferma per prassi un principio che pure io condividerei, perché se c'è uno in quest'Aula che è a favore del superamento del bicameralismo sono io, ma siccome non ci è riuscito, ahimè, oggi il bicameralismo dobbiamo rispettarlo, perché se passa il principio che le riforme costituzionali non servono e basta una prassi, noi stiamo distruggendo questa Assemblea, stiamo distruggendo la nostra credibilità, noi e voi insieme. (Applausi).Ecco perché il rispetto delle forme democratiche è importante, ecco perché, signor Presidente, non smetteremo di chiedere che vi sia il rispetto delle forme in tutti i livelli istituzionali, dall'intelligence, dai Servizi segreti, fino alle questioni legate al modo in cui si fa una legge di bilancio. (Applausi). Non è di noi che stiamo parlando, ma della nostra credibilità e della vostra credibilità. D'altro canto, bisogna accelerare. Leggo oggi le parole del Ministro dell'economia, che alle 14 riceve una delegazione di Italia Viva, che non è qui con noi ma sicuramente ci seguirà da casa.

Signor Presidente, è bellissima l'idea dell'accelerazione. Chi come lei, più di me, ama il futurismo sa che l'accelerazione, la velocità è un mito straordinario. Io sono uno di quelli che hanno chiesto commissari, che hanno chiesto di sbloccare le opere, figuriamoci se sono contrario all'accelerazione. Il 22 luglio in quest'Aula ho chiesto di fare una sessione ad agosto sul Next generation EU, oggi scopro che siamo in ritardo e bisogna correre. Bene. Sul correre siamo tutti d'accordo, ma la mia domanda è: per andare dove? Perché se si corre nella direzione opposta a quella corretta, per tornare indietro ci vuole il doppio del tempo. La domanda da porsi è se questo debito, buono o cattivo a seconda delle scelte che facciamo - parole con il copyright di Mario Draghi - vogliamo affrontarlo o no. Resti agli atti, Presidente, che questa finestra temporale che si apre non è una finestra casuale, ma è una finestra che per trent'anni non c'è stata. Nessuno ha potuto spendere questi soldi, è chiaro? Ci sono sindaci in tutti gli schieramenti, di destra e di sinistra, ci sono Presidenti di Regione, ci sono amministratori locali, noi non abbiamo avuto mai la possibilità di spendere questi soldi, eravamo bloccati dal patto di stabilità, dai blocchi - lo sappiamo tutti - di destra e di sinistra. Per i prossimi trent'anni non ci sarà possibilità di spendere questi soldi. La finestra temporale è ora o mai più, perché poi a un certo punto le porte dell'Europa si chiuderanno. Se siamo in condizione di metterci d'accordo sul fatto che si devono spendere questi soldi sulla cultura, sulle infrastrutture, sull'ambiente, sulle opportunità, siamo credibili, se invece affermiamo il principio che un Gruppo parlamentare, una forza politica non può chiedere conto di come si spendono questi soldi, perché altrimenti disturba il manovratore, stiamo trasformando il Parlamento in un luogo da schiacciatasti, ma - attenzione - non stiamo dando stabilità. Lasciatemelo dire ai colleghi della maggioranza.

A chi ci viene a dire che siamo irresponsabili perché mettiamo in discussione la stabilità faccio presente che il sottoscritto è una persona che almeno in tre passaggi nella scorsa legislatura e in uno in questa ha lavorato perché proseguisse l'esperienza della legislatura, anche talvolta contro il nostro interesse nella scorsa legislatura, perché pensiamo che la stabilità sia un valore, ma c'è una differenza epocale tra la stabilità e l'immobilismo. Una legislatura sta in piedi come una bicicletta: l'equilibrio lo trova se si muove, se riesce ad avere una visione e un orizzonte. Se ci mettiamo in uno stallo, l'immobilismo è esattamente ciò che fa terminare in anticipo la vita di una legislatura.

Signor Presidente, questo è il motivo per cui noi abbiamo chiesto chiarezza su dove andranno dei denari che non torneranno più. Signor Presidente, abbiamo detto delle cose che non diceva nessuno. Oggi sono patrimonio condiviso perché tutte le forze politiche stanno mandando avanti i propri progetti. Venti giorni fa siamo stati etichettati come irresponsabili; stavamo soltanto dicendo la verità. Un grande statista di questo Paese nelle ore più difficili della sua vita ebbe modo di scrivere: «Quando si dice la verità non bisogna dolersi di averla detta. La verità è sempre illuminante. Ci aiuta ad essere coraggiosi». Erano le parole di Aldo Moro nel momento più difficile della sua esistenza, ma sono le parole che dovrebbero ispirare tutti noi. 

Sono le parole che consegniamo al Governo nell'ultimo intervento di questo 2020 che ci ha visto dire sì convintamente per lealtà istituzionale. Diremo sì anche oggi, ma assegniamo al Governo la responsabilità di decidere cosa fare da grandi perché siamo stati partner di questo passaggio complicato; siamo pronti a lavorare insieme se c'è una visione e un orizzonte sulla base delle cose che abbiamo detto, dell'idea dell'Italia tra trent'anni, di un percorso che ci permetta di spendere bene i soldi, di avere il debito buono di Draghi. Non saremo mai complici del più grande spreco di denaro che potremo avere nella storia repubblicana. Se vogliamo andare avanti, si va avanti su un progetto. La palla passa al Governo e non più a noi perché abbiamo soltanto detto la verità.

Chi lo desidera può rivedere l'intervento a questo indirizzo o qui di seguito.