Intervista a Matteo Renzi per «Il Corriere Della Sera» del 21-11-2025
di Maria Teresa Meli
Matteo Renzi, cosa pensa del caso di questi giorni? Crede che Galeazzo Bignami abbia attaccato il consigliere del Quirinale senza che Giorgia Meloni lo sapesse?
«Ovviamente no. Meloni sapeva tutto e infatti ha messo il carico spostando la polemica da Garofani a Mattarella. In FdI non si muove foglia senza che una Meloni non voglia. Una delle due: in questo caso Giorgia sapeva tutto. E ci ha messo la faccia chiedendo un incontro lei a Mattarella».
C’è chi dice che FdI volesse indebolire il Colle così da non aver problemi sulla riforma elettorale.
«Peggio. Lei vuole il Quirinale, è ingorda, non fa nulla ma vuole tutto. Abbiamo la pressione fiscale che sfiora il 43%, il debito pubblico che cresce, il record della fuga di cervelli, l’aumento degli alimentari, delle bollette, del gasolio, delle sigarette, dei mutui. E la premier attacca Mattarella? Su, siamo seri. Sulla legge elettorale è vero che Meloni vuole cambiarla, ma lo fa solo perché sa che con la legge vigente lei al prossimo giro perde e torna a fare opposizione: sui collegi per loro sarà uno sfacelo».
C’è chi invece sottolinea che il caso è scoppiato all’indomani del Consiglio Supremo di Difesa.
«Mi sembra un’analisi troppo complottista. Ormai in questo Paese si dà sempre colpa alle interferenze russe su tutto. Per favore! Garofani ha commesso una leggerezza nel parlare a ruota libera a una cena di romanisti. Se sei a una cena giallorossa, meglio concentrarsi su Gasperini e Dybala anziché su Ruffini e Schlein. Ma questa sceneggiata del centrodestra che urla al complotto una volta al giorno serve solo a mascherare i veri problemi del Paese».
Lei continua a dire che Meloni vuole andare al Quirinale.
«Meloni vuole i pieni poteri. Per farlo ha bisogno di togliere di mezzo il Quirinale e soprattutto un galantuomo come Sergio Mattarella. La premier che acquista Paragon e che scarcera torturatori libici regalando loro un volo di Stato ha bisogno di non avere argini. Vuole andare al Colle per non avere limiti. Ma se avesse coraggio allora dovrebbe fare la riforma costituzionale che aveva promesso, il presidenzialismo, e che ha cancellato. Se vuole il Quirinale ci vada con i voti degli italiani, non con il voto parlamentare che da sempre indica nel Presidente un uomo di mediazione e non un leader politico. Un arbitro e non un giocatore. In ogni caso questa ingordigia è un’ulteriore chiamata alla responsabilità per il centrosinistra: chi si tirasse fuori dalla coalizione dell’alternativa o mettesse veti sugli alleati sarebbe moralmente responsabile dei pieni poteri».
Quali sono i punti della manovra che le piacciono di meno?
«Quelli che non ci sono. Il piano casa da 15 miliardi dove è finito? Il piano dazi da 25 miliardi dove è finito? L’aumento delle pensioni dove è finito? Le misure per l’impresa che fine hanno fatto? E mi domando come mai Confindustria stia sempre zitta. I dati dicono che tra il 2025 e il 2026 siamo quelli che crescono meno in Europa. E meno male che abbiamo avuto il Pnrr, altrimenti saremmo stati in recessione da mesi. Bisogna svegliarsi, questo Governo non ha una visione economica, non ha una politica industriale, non ha una strategia politica che non sia quella di tirare a campare».
Intanto nel centrosinistra non sembra emergere un progetto politico alternativo.
«Non sono d’accordo. La “sinistra sinistra” è presente ed è organizzata dal Pd ai 5 Stelle. Non condivido alcune loro idee, ma riconosco che ci sono. Ora tocca a noi creare un polo come la Casa Riformista: devo dire che ultimamente al centro ci stiamo attrezzando bene. Casa riformista ha fatto meglio di Avs in Calabria, meglio di Avs e di M5S in Toscana e sarà presente in consiglio ovunque. Il progetto sta prendendo forma. Pd, Avs e Cinque Stelle servono ma non bastano. Se vogliamo vincere serve anche una gamba riformista, una nuova Margherita, la Casa Riformista».
Ci vuole anche un candidato premier.
«Quello arriverà. Se ci sarà un cambio di legge elettorale faremo le primarie. Oppure seguiremo le regole che prevedono la leadership del primo partito. Io non sono preoccupato del nome, sa? Sono preoccupato piuttosto dei contenuti».
In che senso?
«La sinistra non deve inseguire ideologie ma incalzare la Meloni sulle promesse non mantenute. Vale per le tasse certo o per industria 4.0. Ma vale anche per la sicurezza. Avete visto che cosa è successo a Milano? Uno studente di 22 anni della Bocconi è stato accoltellato e rischia di restare paralizzato per cinquantamila euro mentre 500 agenti di polizia e carabinieri sono fermi in Albania a non fare niente. Invece di dare la colpa al sindaco perché non chiediamo alla premier di investire in sicurezza anziché inventare complotti?».
