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Renzi: "Letta ha sbagliato tutto. Ora solo il terzo polo può riportare Draghi"

Intervista di Luigi Caroppo, “QN”,  31 agosto 2022.

Senatore Renzi, il 26 settembre se il terzo polo arriva al 10 per cento, lei che fa? Fuochi d'artificio e brindisi? Balla lungo i Fori Imperiali con Italia Viva?
«Sono stato sobrio anche quando abbiamo fatto il 41%, figuriamoci se mi metto a ballare adesso. La verità è che più della percentuale mi interessa il nome del premier. Ormai è chiaro a tutti che le alternative sono due: o Giorgia Meloni o resta Mario Draghi. Se il terzo polo va molto bene, il premier è Draghi. Se noi non facciamo il botto, ci va la Meloni. Tutto qui».

Il Pd per ribaltare le previsioni dovrebbe essere il partito più votato. Glielo augura? Crede sia possibile?
«Purtroppo Letta ha sbagliato tutto. A me dispiace per i tanti del Pd che sono militanti appassionati, ma la strategia del nuovo segretario porterà il Pd a una disfatta. Metta in fila senza ideologismi: ha proposto di aumentare le tasse, vuole abbracciare l'agenda Draghi ma si è alleato con chi ha sempre votato contro Draghi, ha regalato un seggio a Di Maio dopo tutto quello che Di Maio aveva detto del Pd ma ha rotto coi centristi, si è alleato con chi vuole abolire la proprietà privata, cominciando dagli aerei. Letta non è cattivo: semplicemente non credo che la politica sia il suo forte. E temo che per colpa sua la Meloni possa ambire a Palazzo Chigi. Non è un caso se i principali dirigenti del Pd più che alle elezioni stanno pensando al congresso del giorno dopo: tutti lo dicono in privato, nessuno lo confessa in pubblico».

Vive con entusiasmo la campagna elettorale, ma in un ruolo più defilato. È stato ribattezzato il Pirlo del terzo polo. Non preferisce essere il Pecci della Fiorentina del 1982?
«Beh, il mio cuore viola ha tatuato tutta quella Fiorentina, da Giovanni Galli a Daniele Massaro, passando per Eraldo Pecci e naturalmente l'inarrivabile Giancarlo Antognoni. Ma l'importante è non finire come in quella partitaccia a Cagliari con l'arbitro Mattei che annulla il gol regolare di Graziani. Battute a parte: ho fatto un passo indietro perché altrimenti il progetto non sarebbe mai nato. Mi hanno insegnato che in politica bisogna coltivare anche la generosità. Se hai un'idea forte, non importa qual è il tuo ruolo: è più importante il sogno collettivo».

Domani lancia la sua campagna elettorale da un luogo storico. Alle 20 tornerà a parlare al Palazzo dei Congressi di Firenze. Quattordici anni fa da lì è partita la sua avventura politica.
«Sono felice di tornarci, è un luogo a me caro. Riparto dalla Sala Rossa del Palazzo dei Congressi con lo stesso entusiasmo con cui sono partito per Palazzo Vecchio 14 anni fa. Anche domani, come nel 2008, ricorderemo che la politica è una cosa bella, nobile, che si fa col sorriso sulle labbra e con coraggio. Poltrone e rendite di posizione non ci interessavano allora, men che mai adesso».

Il rigassificatore è diventato un caso nazionale. Lei ha detto subito: facciamolo. Ma Piombino sconta ritardi e abbandono. D'accordo con la necessità di un decreto ad hoc per la città?
«Va benissimo qualsiasi compensazione. Ma questo non può essere un ricatto. Il rigassificatore è una questione di emergenza nazionale. E Piombino è oggi per il rigassificatore quello che era il Salento per il Tap: si discute di un falso problema, stretti tra la paura e la demagogia. La nave rigassificatore non è pericolosa. Punto. Poi va benissimo ogni compensazione, ma prima si deve chiarire questo punto: non c'è alcun pericolo come non c'era alcun pericolo in Salento».

Gli operai votano sempre meno Pd. I giovani sono disorientati. Teme l'astensionismo anche come sconfitta culturale?
«Per forza i lavoratori scappano: Il Pd ha smesso di parlare di lavoro dopo il Jobs Act e parla solo di reddito di cittadinanza. L'astensionismo è un problema ma mi preoccupa ancora di più il populismo. Quelli che votano sulla base di slogan senza conoscere i problemi. Quelli che odiano sui social, che aggrediscono le idee altrui».