28/10/20
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Renzi: "Le scelte devono essere basate su dati scientifici, non su emozioni passeggere"

Intervista di Antonella Coppari, "QN"/"il Giorno", "la Nazione", "il Resto del Carlino", 28 ottobre 2020.  

«Meglio un lockdown totale di queste misure a metà». II tono è paradossale, ma lo scetticismo verso l'ultimo DPCM del governo è reale: Matteo Renzi incassa la convocazione del vertice con i capigruppo di maggioranza, però non le manda a dire né al premier né a chi, come Zingaretti, l'accusa di tenere i piedi in due staffe: stare al governo, e comportarsi da opposizione.

Senatore, è stanco di essere parte integrante della maggioranza? Vuole la crisi?
«Stare al Governo significa pensare ai cittadini, non obbedire ai ministri. Chiudere i ristoranti alle 18 non diminuisce i contagiati: aumenta i disoccupati. E il problema non sono i teatri ma le metropolitane. Il dramma non sono le palestre ma l'organizzazione dei tamponi. Non esiste nessuna crisi politica, ma esiste una grande crisi economica. E questo decreto non risolve il problema dei contagi».

Davvero pensava che Conte, dopo aver messo la faccia sul DPCM, ci avrebbe ripensato?
«Il premier è lui. Fossi in lui, però, cercherei di spiegare perché si fanno certe scelte. Perché i ristoranti a pranzo sono sicuri e a cena diventano pericolosi? Il Covid non è un virus ad ore. Qual è la base scientifica della decisione? Questo decreto non blocca i contagi ma aumenta i danni. Provocatoriamente un lockdown totale si spiegherebbe meglio di un lockdown a metà deciso senza alcuna base scientifica».

Il premier e gli alleati vi rinfacciano però di muovere critiche cosi dure dopo aver accettato sabato notte il decreto.
«Il premier sapeva che non eravamo d'accordo. Teresa Bellanova lo ha detto in tutte le sedi: non vogliamo chiudere i luoghi di cultura e non vogliamo chiudere i ristoranti alle 18 perché non serve ad abbassare i contagi. Ho il dovere di ribadirlo perché vedo la disperazione delle persone. Non siamo yes man: stiamo in maggioranza ma abbiamo il dovere di dire la verità».

Il Dl Ristori è sufficiente a riparare il danno provocato alle categorie colpite dal DPCM?
«Lo scopriremo solo nelle prossime settimane. Spero di si. E spero che non ci siano ostacoli burocratici come quelli degli ultimi mesi. Non dimentichiamo che il caos deriva dalla gestione dei tamponi, dai ritardi nei trasporti, dalla debolezza del tracciamento. Importante che i soldi ci siano e arrivino presto. Il problema ovviamente diventa la gestione del debito pubblico: qui si spende come se non ci fosse un domani. Ma il domani arriverà e i costi li pagheranno i nostri figli».

C'è chi denuncia strumentalizzazioni e infiltrazioni della criminalità organizzata nella proteste che infiammano il Paese. È così o il disagio è reale?
«Entrambe. C'è gente disperata e ci sono camorristi e neofascisti che soffiano sul fuoco. Cambiare il DPCM aiuterebbe anche a distinguere gli uni dagli altri».

La divaricazione tra stato centrale e regioni è fonte di confusione: con la sua riforma costituzionale, il problema era risolto alla radice. Cosa si può fare ora?
«Ci sono 21 diverse sanità. Avevamo provato a cambiare le cose, con la clausola di supremazia, ma purtroppo sappiamo come è andata. Adesso c'è solo da sperare che prevalga la leale collaborazione. E in prospettiva mettere mano alla Costituzione con l'aiuto di tutti».

Mattarella in questi mesi più volte ha cercato di spingere verso il dialogo con l'opposizione. Il governo ha fatto il possibile per aprirlo o no?
«Conte su questo è sempre stato molto timido, quasi sospettoso. Ma c'è da dire che Salvini e Meloni non lo hanno mai aiutato. Alla fine la posizione più seria nelle opposizioni è quella di Berlusconi. E sono d'accordo con il leader di Forza Italia quando chiede di attivare il Mes».

Da mesi il suo partito insiste per utilizzare il Mes: quando si concluderà il braccio di ferro nella maggioranza?
«Deve chiederlo a Conte e Gualtieri. lo so che se avessimo chiesto il Mes a giugno oggi avremmo più terapie intensive, più tamponi, più soldi per la sanità. Dire di no non è più ideologia, ma masochismo».

Questa seconda crisi Covid sta provocando un notevole calo di consensi e di fiducia verso il governo. Molti si chiedono se sia in grado di gestire una fase cosi delicata.
«La fiducia del governo è ancora alta. Non come marzo ma comunque alta. Però il punto su cui questo esecutivo sarà giudicato non sono i sondaggi ma i risultati. I sondaggi ti dicono se sei simpatico, i risultati se sei bravo. Spero che questo governo sia bravo, non simpatico».