parlamento

Renzi: «Genova un simbolo politico: uniti si può battere Meloni Salis? Farà bene la sindaca»

Le attività ed i successi che portiamo avanti dipendono dall'impegno di ognuno di noi. Ogni contributo è importante.
dona italiaviva

Intervista a Matteo Renzi per «Il Secolo XIX» del 05-07-2025

di Emanuele Rossi

Genova per lui non è "un'idea come un'altra" ma «il simbolo politico di un centrosinistra che può tornare a vincere, tenendo dentro la "grande tenda" i riformisti. Di questo parlerà oggi Matteo Renzi, nell'assemblea nazionale di Italia viva all'Acquario di Genova. Dove interverrà anche la sindaca Silvia Salis, a cui il leader di Iv consiglia di concentrarsi sulla città ed evitare di farsi mettere ed evitare di farsi mettere casacche addosso.

Senatore Renzi, lei ha detto che l'assemblea nazionale si fa a Genova "non a caso". Perchè questa scelta?

«L'ultima assemblea nazionale fatta era quella in cui qualcuno ha espresso dubbi sulla scelta d di campo sul centrosinistra. Oggi si capisce che puntare sulla "tenda" del centrosinistra è la scelta strategica giusta oltre che l'unico modo per costruire l'alternativa a Giorgia Meloni. La scelta di Genova perché? Perché non è solo una grande città ma è il racconto di un posto dove si è vinto, con Silvia Salis, grazie ad un apporto delle forze centriste che è stato decisivo per evitare il ballottaggio. Ed è la stessa città dove si e perso pochi mesi prima alle regionali per il veto messo sui candidati di Italia viva: una sconfitta di misura quando avremmo potuto fare la differenza. Per cui Genova città della musica da De André a Olly e Bresh è una città che ha davanti una prospettiva di cambiamento con la fine di un isolamento infrastrutturale ed è anche una città simbolo politico perché non dimentichiamoci che qui dieci anni facendo la guerra a Raffaella Paita si aprì la strada al centrodestra. Oggi Genova è il racconto di quello che si può ottenere se ci si unisce».

Il governatore Marco Bucci che sostenevate da sindaco ha osservato che non lo invitiate più.

«Marco Bucci è stato un sindaco civico e lo abbiamo sostenuto, poi ha scelto di candidarsi in Regione e lo ha scelto perché glielo ha chiesto la Meloni. Questo non possiamo condividerlo: è diventato di di supporto ad uno dei peggiori governi della storia repubblicana, di questo mi spiace politicamente, era un simbolo di civismo ed è diventato uno dei tanti del centrodestra». 

Parliamo di Silvia Salis allora: lei la invitò anni fa alla Leopolda, ora è sindaca da appena un mese e già si parla di lei come possibile leader nazionale. Lei che ha fatto quel percorso, da sindaco a leader nazionale, non pensa che sia un po' prematuro?

«Conosco Silvia da tempo e no, non l'ho "scoperta" io ma sono felice di averla invitata e "battezzata" politicamente. Ma la Leopolda questo fa da sempre: un grande vivaio nel mortorio della politica italiana. Silvia Salis deve fare Silvia Salis: non le si fa un buon servizio mettendole casacche addosso ed è evidente che debba fare bene a Genova, in una città che deve risolvere il suo isolamento infrastrutturale, che deve puntare sulla Blue economy, che può attrarre capitali con la fine del Terzo valico e con la crescita di un grande porto europeo. Questo deve fare Salis, poi vedremo. Se posso darle un consiglio è solo questo: fai bene la sindaca e fallo con entusiasmo».

Avete un assessore come Iv in giunta, alla Sicurezza. Lei ha detto che farebbe una politica "legge e ordine", cosa consiglia ad Arianna Viscogliosi?

«Ci aspettiamo questo, che il tema della sicurezza venga tolto alla propaganda della destra, che si capisca che una ragazza di vent'anni deve avere la stessa tranquillità di uscire la sera di un ragazzo pari età. Ad Arianna ea Silvia Salis tocca dimostrare che dove il centrodestra fa chiacchiere noi facciamo i risultati: con gli investimenti sulle periferie e sulla socialità, ma anche con il pugno duro con chi delinque».

Lei ha evocato questo concetto della "tenda riformista" ma non si capisce bene chi ne faccia parte e ogni volta il centrosinistra si mette a discutere sugli assetti. Serve un momento di chiarezza nella coalizione?

«Il concetto della "tenda" è la dimostrazione di come sivinca o si perda: sarà anche solo per matematica ma se i riformisti stanno con il centrosinistra vincono. Ora cosa si deve fare? Mettersi insieme su quattro risultati concreti e su una priorità: la qualità della vita di un ceto medio i cui salari non crescono e che ora si è avvicinato alla soglia di povertà».

E come si fa? Non è più il tempo degli 80 euro. 

«No, gli ottanta euro oggi non basterebbero perché era una misura in tempo di deflazione. Ma io dico che se iniziamo ad abbandonare gli egoismi e ragionare sulla crescita del Paese il metodo si trova».

Le regionali saranno un banco di prova: pensa che si potrà riproporre il modello Genova (o Úmbria) o ci si dividerà?

«Credo che ci saranno delle divisioni. Noi cercheremo di andare dappertutto con il centrosinistra e la questione di fondo è semplice: se Meloni perde le regionali va a casa, se vince le prossime politiche ci ritroviamo La Russa Presidente della Repubblica e un governo che spia i giornalisti, fa leggi ad personam contro i parlamentari di opposizione e interviene sul mercato bancario. Per cui serve un grande accordo contro il rischio di una involuzione democratica e una deriva anticostituzionale».

In Parlamento pensa che Forza Italia farà sul serio sullo ius scholae? Siete disposti a discuterne?

«Ieri ho chiesto al ministro Taiani durante un question time in Parlamento e non ha risposto, come al solito. La questione dello ius scholae è un tema reale ma Tajani lo usa per risolvere qualche conto interno alla maggioranza sulla pelle di tanti ragazzi che invece sperano di poter essere italiani anche sulla carta».