lavoro territori impresa

Renzi e l'Abruzzo: “Automotive, serve una nuova strategia"

Intervista di Domenico Ranieri, “il Centro”, 28 giugno 2022.

Con una politica italiana così ondivaga e in movimento Matteo Renzi, fondatore di Italia Viva, naviga nel suo mare. Si destreggia tra area di centro ed elezioni, temi del lavoro in chiave abruzzese e curiosità sulla vita privata. Oggi l'ex presidente del Consiglio è in Abruzzo per un doppio appuntamento e non risparmia punzecchiature e battute come suo solito.

Senatore Renzi, la politica italiana è in movimento. Al centro c'è un discreto traffico tra Italia Viva, Azione di Calenda, il mai domo Mastella, Toti e ora con l'ultimo arrivato, "L'Italia del futuro" di Luigi Di Malto. Ritiene possibile una sintesi tra anime così diverse, magari sotto l'ala protettrice del sindaco di Milano, Beppe Sala, e con la benedizione di Mario Draghi?
Non è una questione di nomi, ma di idee: quest'area centrale esiste di per sé, indipendentemente dalle personalità che la compongono ed è fatta da tutti quei cittadini riformisti, moderati, europeisti che credono nella crescita e non nel reddito di cittadinanza, nelle riforme e non nei populismi. Chiunque sarà capace di dare rappresentanza a quell'area, vincerà le prossime elezioni.

Di Maio è passato nell'arco di poco tempo dai dialogo con i gilet gialli, alla richiesta di impeachment per il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, fino al governismo a tutti i costi. Ritiene che sia maturata in lui una consapevolezza del ruolo istituzionale che ricopre oppure no?
La crisi del M5S riguarda poco la politica estera e molto le poltrone e il limite dei due mandati. Dopo di che è innegabile che la Farnesina sia stata per Luigi Di Maio un eccezionale corso di recupero: è riuscito a cambiare idea su qualunque cosa, arrivando a chiamare il Movimento il partito dell'odio, un'ottima definizione. Se cambiare idea è sintomo di intelligenza, Di Maio è un genio.

Parliamo del M5S, lei è stato il primo a prevedere una scomparsa del Movimento nel giro di pochi mesi. La sua profezia si sta avverando oppure Conte ha ancora qualche possibilità di rivitalizzarlo?
Giuseppe Conte è colui che è passato dall'andare alla scuola di formazione della Lega dichiarandosi populista all'ergersi a punto di riferimento dei progressisti, per mantenere la poltrona. Ha tentato di provocare una crisi di Governo utilizzando lo scudo della politica estera per cercare di recuperare qualche punto nei sondaggi. Non proprio il campione di popolarità che descrivevano i media... Ormai, i grillini sono storia passata e Giuseppe Conte ha contribuito a suonare il loro requiem, altro che rivitalizzarli.

Il campo largo professato da Enrico Letta è oggi più forte, alla luce del risultato dei ballottaggi, o più debole dopo la scissione dei Cinque Stelle? Non è arrivato il momento di riprodurre un Ulivo 2.0 con un'alleanza più composita?
Partendo dal presupposto che le elezioni amministrative sono molto diverse da quelle politiche, soprattutto perché cambiano i numeri dell'affluenza, il messaggio che le urne mandano al Pd è chiaro: vince quando sceglie candidati riformisti, come a Parma o a Verona, perde quando punta su figure estremiste, come a Sesto San Giovanni. Dopo di che, è proprio l'esperienza del'Ulivo che insegna che senza il centro non si possono vincere le elezioni. In questa tornata elettorale, i moderati sono stati decisivi: come Italia Viva abbiamo triplicato i consiglieri comunali dove si è votato, anche sostenendo esperienze civiche vincenti come quella di Viterbo, dove Chiara Frontini, appoggiata anche da noi, ha battuto il centrodestra e il campo largo che andava dai 5 stelle ad Azione.

Che idea si è fatta dell'Abruzzo alla luce dei risultati elettorali del primo e del secondo turno?
Il risultato del capoluogo di Regione è la certificazione che l'asse Pd-5Stelle non esiste. All'Aquila abbiamo eletto il nostro coordinatore provinciale più votato dell'intera coalizione (Paolo Romano, ndr). Abbiamo sostenuto lealmente il Pd, ma in Abruzzo l'alternativa la costruisci se vinci al centro. E noi stiamo ottenendo in questa regione risultati straordinari. Il nostro deputato D'Alessandro a Ortona ha dato una mano al polo civico moderato e riformista, che batte al secondo turno un pezzo dì sinistra alleata con Fratelli d'Italia e la Lega, e pensare che fanno la morale a noi. Contento per la nostra coordinatrice provinciale di Chieti, Marica Bolognese, eletta a San Salvo, peccato che per poco la coalizione non ce l'abbia fatta.

Il coordinatore regionale di Italia Viva, Camillo D'Alessandro, sta lavorando a un'aggregazione di centro sinistra con connotazione civica per costruire l'alternativa in Regione nel 2024. Enrico Letta in Abruzzo ha posto come obiettivo la riconquista della Regione.
Noi lavoriamo per costruire l'alternativa a questo governo regionale, metteremo insieme civismo vero e l'area riformista in Abruzzo che prevale nella sua tradizione politica. Ci faremo carico di essere federatori. Nel 2023 ci saranno le politiche insieme alle regionali in Lazio e Lombardia, nel 2024 si voterà in Abruzzo, Basilicata e Sardegna, mi pare che se vuoi costruire una coalizione ampia e competitiva è necessaria una riflessione unitaria, non faremo da contorno.

Lei torna a Sulmona, per presentare il suo libro "Il Mostro". Che accoglienza sta ricevendo in giro per l'Italia? Il pubblico come reagisce di fronte alle sue rivelazioni?
Il calore che ricevo è tantissimo, ma soprattutto chi legge il libro resta incredulo e mi chiede come sia possibile che tutto quello che racconto sia accaduto. La magistratura è un pezzo importante del racconto: nel libro metto nero su bianco come i tre magistrati che indagano su di me siano stati smentiti per ben cinque volte dalla Cassazione in merito all'inchiesta Open, ma siano anche stati protagonisti di vicende poco edificanti nel passato, come le indagini sul caso David Rossi. Detto questo, io non sono contro i magistrati, sono contro il sistema delle correnti che anziché perseguire la giustizia, persegue il potere. Deve andare avanti chi è bravo, non chi è iscritto a una corrente e chi sbaglia deve pagare, così come accade per ogni cittadino.

Un'occasione importante sempre in Abruzzo sarà legata al tema del lavoro. Lei venne alla Sevel da presidente del consiglio e ora la sua presenza in Val di Sangro per affrontare i temi dell'automotive, con tutti i problemi a esso collegati, assume una certa rilevanza visto il momento complicato dell'economia mondiale. Italia Viva si limiterà ad ascoltare oppure proporrà anche delle soluzioni?
Posso venire in Abruzzo con gli impegni mantenuti da Presidente del Consiglio dei Ministri, con il Masterplan che tra l'altro ha finanziato la realizzazione della Fondovalle Sangro con Anas, in corso di realizzazione, oltre agli interventi su porti e infrastrutture ferroviarie. Ma il punto è un altro, andiamo in Val di Sangro perché siamo preoccupati dall'assenza di una strategia sul comparto industriale, e in particolare sull'automotive in Abruzzo, da parte della Regione rispetto a uno scenario in profondo cambiamento. Nulla sarà come prima. E mi faccia ricordare un gigante della vostra terra come Sergio Marchionne.

Quali lo scenario, i rischi e le potenzialità?
Partiamo dai numeri: l'Automotive„ in Abruzzo, rappresenta una realtà con oltre 8 miliardi di fatturato, 25.000 addetti con esportazioni che rappresentano il 55% di quelle dell'Abruzzo. Per Sevel, cosi come per Honda, qualificati come grandi imprese, per effetto della normativa europea, progetti di investimenti in ampliamenti e in adeguamenti tecnologici, come fortemente e diffusamente auspicati dall'evoluzione dei mercati, dal Pnrr, dai Programmi 2021-2027, non possono essere sostenuti né da fondi comunitari, né da fondi nazionali se appunto programmati da Grandi Imprese. Con D'Alessandro abbiamo portato il caso in Parlamento.

Cosa si può fare?
Serve alleare regioni europee che hanno questi stessi problemi e l'iniziativa del Governo per riaprire la partita in Europa, altrimenti sullo sfondo la Polonia è un rischio. Con Ciampi ministro ciò avvenne con la conquista dell'Obiettivo 2, la cosiddetta uscita morbida dai finanziamenti europei. Ma allora si agi sulla base di una iniziativa anzitutto delle regioni europee.

Le potenzialità?
Straordinarie, in Abruzzo non si producono motori, ma parte del "body" e assemblaggi con competenze e tecnologie elevate. La partita del passaggio all'elettrico riguarda innanzitutto le realtà industriali specializzate nella produzione di motori. La specifica specializzazione della Val di Sangro può essere la forza nello scenario che cambia. L'Abruzzo può dire al mondo: "questo lavoro lo sappiamo fare noi, più di tutti". Ma serve una strategia. Certo, ci riesci se diventa una priorità nell'agenda abbattendo i limiti infrastrutturali ed energetici, con le continue micro interruzioni che caratterizzano la Val di Sangro.

Il suo Masterplan per l'Abruzzo ha avuto una concreta applicazione o è stato disatteso?
Se penso che hanno definanziato, per fare alcuni esempi, 37 milioni di euro al porto di Ortona, 50 milioni di euro per l'irrigazione nel Fucino e oltre 20 sugli impianti di risalita di Passolanciano-Maielletta, il quadro è veramente drammatico. Si nascondono dietro l'emergenza del Covid, ma non c'è programmazione.

Lei sta scrivendo libri con una certa frequenza. Qual è, invece, l`ultimo che ha letto?
Terra Alta, di Javier Cercas: un giallo avvincente che pone il tema del conflitto fra giustizia effettiva e giustizia solo formale.

Lei, da presidente del Consiglio, ha promosso bonus cultura a favore dei 18enni per avvicinarli al mondo della musica, della cultura, del cinema. Lei è stato recentemente in una sala? A vedere cosa?
Amo molto il cinema: l'ultimo film che ho visto, bellissimo, è stato Esterno Notte di Marco Bellocchio, su via Fani e il rapimento di Aldo Moro. Il bonus cultura è uno dei provvedimenti del mio Governo di cui vado più fiero.

Lei è stato il politico italiano che ha raggiunto percentuali e un indice di gradimento altissimi. Poi, nel giro di qualche mese, ha perso il referendum ed è diventato il bersaglio principale soprattutto sui social: in molti la attaccano e la insultano a ogni post, a ogni sua presa di posizione. Come resiste a tutto ciò?
Gli attacchi nei miei confronti partono prima del referendum: vengono da Lega e Movimento Cinque Stelle certo, ma anche da oltre confine. L'Italia scopre oggi le influenze russe, eppure le fake news incisero all'epoca pesantemente non solo sul referendum, ma anche sulla Brexit e sulle elezioni americane che portarono alla vittoria di Trump. Ma non sono solo i social il problema: ne "Il Mostro" racconto come, attraverso scandali, inchieste, dossier abbiano provato a distruggermi l'immagine. Il libro però inizia con una premessa: sono una persona felice e sono ancora qui, più forte che mai.