23/06/21
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Renzi: "Dopo anni di populismo, l'Italia può tornare ad essere protagonista"

L'intervento in Senato del 23 giugno 2021, con la dichiarazione di voto sulle comunicazioni del Presidente Draghi.

Signor Presidente del Consiglio dei ministri, l'appuntamento di domani e dopodomani è un appuntamento nel quale vi sono non soltanto le cose che giustamente il Presidente del Consiglio ha detto, ma anche un fatto che egli non ha ricordato ma che conosce molto bene, che è un fatto speciale: per l'ultima volta Angela Merkel partecipa al Consiglio europeo nella pienezza dei suoi poteri, o meglio all'ultimo Consiglio europeo ordinario. Quello successivo di ottobre vedrà probabilmente la Merkel ancora al Governo, perché il sistema elettorale tedesco prevede una lunga trattativa prima che si formi un nuovo Esecutivo, ma non vedrà più la Cancelliera nel pieno dei suoi poteri. Parto da questo, signor Presidente - nel ringraziarla e nell'augurarle buon lavoro, assicurandole il sostegno anche del Gruppo di Italia Viva - perché quella di cui ho parlato è un'altra delle svolte da lei indicate che stanno terremotando e trasformando l'Europa. Sedici anni di leadership merkeliana in Europa solo molto di più di una semplice stagione. Il cambio di Governo in Germania sarà un cambio di era, non sarà solo un cambio di Governo e sotto questo profilo è interessante capire quale ruolo potranno giocare l'Italia e il presidente del Consiglio Draghi.

Immaginate queste scene come fossero slide fotografiche: venerdì in Spagna, a Barcellona, il presidente del Consiglio spagnolo Sanchez le ha tributato una standing ovation per quello che lei ha fatto sul ruolo dell'euro e per quello che sta facendo in Consiglio europeo; poi l'incontro con Angela Merkel ed infine a Cinecittà ieri, in un ambiente simbolico e affascinante quale quello del Teatro 5, l'incontro con Ursula von der Leyen per la presentazione del PNRR, che lei ricordava, signor Presidente, sta cambiando totalmente l'Europa che conoscevamo anche pochi anni fa, come ricordava anche il presidente Monti. Fa riflettere che proprio in quello studio di Cinecittà Federico Fellini, in una clip straordinaria di una sua intervista, diceva: vi concedo solo tre minuti di populismo. Ebbene, finiti i tre anni di populismo di questo Paese, l'Italia può tornare ad essere leader a livello internazionale. L'Italia può tornare ad essere il punto di riferimento anche perché accanto alla fine dell'esperienza Merkel c'è una situazione francese complicata, c'è una battaglia elettorale in Francia resa molto difficile, lo abbiamo visto anche alle elezioni amministrative appena svolte. In questo scenario, c'è il ritorno prepotente dell'America - «Diplomacy is back», come ha detto il presidente Biden qualche giorno fa, dopo il G7 in Cornovaglia - e c'è l'Italia, che è il punto di riferimento del G20, perché quest'anno la Presidenza tocca al nostro Paese e dopo la parentesi dello scorso anno si torna al vertice in presenza a Roma, a novembre.

Tutto ciò porta a dire che in questa stagione di due anni che ci separa dalla scadenza naturale del mandato del 2023 noi abbiamo la possibilità di essere, come Italia, non soltanto coloro i quali - lo ha detto il Presidente del Consiglio - migliorano l'economia con un più 4,2 per cento di PIL. Secondo me, come ha detto il presidente Draghi, il dato più interessante è quello della fiducia perché fa scattare non soltanto la possibilità di spendere bene i soldi del Next generation, ma anche di spendere il piccolo tesoretto - che piccolo non è - di 180 miliardi che l'Italia ha fermi nel risparmio, cresciuti da dopo l'inizio della pandemia, che è più o meno l'equivalente del Next generation EU. Ci sono due Next generation EU.

Non c'è soltanto la necessità di andare a intervenire sulla grande e complicata questione dell'emergenza pandemica stando attenti. Condivido il riferimento alla crescita dei contagi anche in quei Paesi dove i vaccinati sono numerosi e, Presidente, aggiungo che bisognerebbe andare a capire cosa non ha funzionato non per una necessità di mettere i puntini sulle i, ma perché sarebbe semplicemente insopportabile scoprire che, a fronte di 127.000 decessi, nel frattempo qualcuno lucrava e rubava sugli approvvigionamenti. Accanto a questa battaglia nazionale che riguarda l'Italia, c'è il ruolo dell'Italia nel mondo e in Europa.

Paradossalmente per una serie di coincidenze, che qualcuno forse aveva intuito, mentre altri non l'avevano fatto, questa è una fase nella quale tra il G20, la co-leadership della COP26, la fine dell'esperienza Merkel, le difficoltà di campagna elettorale della Francia e la Brexit l'Italia può giocare il ruolo di guida. È chiaro o no che la nostra capacità di sostenere il Governo, oltre naturalmente i meriti personali del Presidente del Consiglio e della sua squadra, diventa decisiva per dare non all'Italia, ma all'Europa l'orizzonte di cui ha bisogno? Ciò vale, a maggior ragione, per ciò che è stato detto sul patto di stabilità e sulle regole del bilancio. È vero, infatti, che sarà nel 2023, ma è nel 2022 che si gioca la partita nei confronti, nei tavoli e nelle discussioni.

Ciò vale anche per la grande questione africana, che non è soltanto la questione della pandemia. È importantissimo che tutti i Paesi diano delle dosi ed è importantissimo che diamo 15 milioni di dosi, ma in questo momento c'è una questione africana che non è la pandemia soltanto e che - mi si permetta - non è soltanto neanche l'immigrazione.

Onorevoli colleghi, forse è il momento di dire che sull'immigrazione, visto che in questo anno possiamo discutere con maggiore tranquillità anche interna, il dibattito va tolto agli influencer e va ripreso nella logica della politica. Noi siamo figli di migranti; noi siamo genitori di migranti. (Applausi). Presidente del Consiglio e tutti noi, abbiamo delle esperienze familiari in cui i nostri figli già vanno all'estero a studiare. Sono migranti diversi da quelli che arrivano a Lampedusa, ma siamo noi figli e padri di migranti. Essere contro l'immigrazione è come essere contro l'alba o il tramonto. Potete essere contro il fatto che domani mattina spunti l'alba, ma l'alba spunterà lo stesso. Allora, il problema è come discipliniamo questa grande questione.

Ciò che voglio dire è che la questione africana non è soltanto la pandemia e non è soltanto l'indicazione; è una questione ben più grave in questa fase ed è legata al ritorno dell'estremismo di matrice islamica. Facciamo attenzione perché non ne parla nessuno, ma il nostro Mozambico - dico nostro perché era uno dei primi Paesi che anche nella scorsa legislatura visitammo per tutta una serie di iniziative, di interventi e di investimenti, a cominciare dall'ENI - oggi è uno dei punti avanzati della ripartenza del terrorismo dell'estremismo islamico e noi possiamo vincere questa battaglia soltanto alleandoci con l'Islam riformista e con quei Paesi che hanno una capacità di visione che non sia legata semplicemente alla paura, alla preoccupazione e al dibattito da Twitter. Ecco perché penso che serva un protagonismo europeo.

Signor Presidente, penso che nei prossimi due anni ci sarà molto da fare in questa Europa, che è paradossalmente a rischio perché il dibattito tra Stati Uniti, da un lato, e Russia e Cina, dall'altro, rischia di schiacciarci e di non farci toccare palla su tutti i grandi temi dell'intelligenza artificiale, dell'Internet, dell'innovazione tecnologica, del rilancio di una visione di medicina personalizzata e di sanità innovativa.

L'Europa può avere un senso se noi aiuteremo il nostro Governo a fare ciò che l'Italia deve fare da sempre e che non sempre è stata capace di fare.

Signor Presidente, chiudo ritornando da dove spesso siamo ripartiti, che è un'isola nel nostro Mediterraneo, il Mare Nostrum. Quanto è importante che lei abbia scelto di fare come prima visita una visita nel Mediterraneo, segnatamente in Libia, anche per evitare mire egemoniche della Turchia, che giustamente contestiamo per il tema dei diritti, ma che dobbiamo contestare anche per una visione sbagliata di geopolitica. Torno in un'isola del Mediterraneo, torno a Ventotene. Era a Ventotene che Altiero Spinelli diceva che la via da percorrere non è facile, né sicura; ma deve essere percorsa e lo sarà. La percorra, signor Presidente; Italia Viva e spero tutto il Parlamento sarà al suo fianco

Chi lo desidera può rivedere l'intervento completo qui di seguito o a questo indirizzo.