Intervista a Matteo Renzi per «QN» del 05-01-2026
di Giorgio Caccamo
Senatore Matteo Renzi, Trump ha deposto Maduro in Venezuela. Prevale più la fine di un regime o la messa in discussione del diritto internazionale?
«È la fine di un regime, questo è sicuro. Maduro ha distrutto il Venezuela, uno dei Paesi più ricchi e più belli del mondo. La sua feroce dittatura ha incarcerato e ucciso oppositori gettando sul lastrico milioni di cittadini. Il Venezuela senza Maduro sarà un Paese migliore».
E il diritto internazionale che fine fa? Non rischiamo di assuefarci alle sue violazioni?
«Triste dirlo, ma siamo già assuefatti. Tecnicamente Maduro non era riconosciuto come presidente per i suoi brogli elettorali: dunque lui per primo era fuorilegge. Ma la verità è che ormai quella del diritto internazionale è una pia illusione: lo vediamo in Ucraina, in Sudan, nel mar Cinese, in molti Paesi africani. Parliamoci chiaro: il diritto internazionale in questa stagione è puntualmente disatteso e sostituito con la legge del più forte. E questo è un grande problema».
Il governo italiano ha appoggiato la mossa di Washington. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi che cosa avrebbe detto (e fatto)?
«Su questi temi solitamente Meloni non si muove male. È prudente, misurata, ascolta sempre gli Stati Uniti. Ma la verità è che non tocca palla. Lei si limita a dire il giorno dopo che cosa è successo, schierandosi con chi è più forte. Quella di Meloni è davvero la politica del giorno dopo. Fossi stato a Palazzo Chigi avrei lavorato di più con i numerosissimi italiani in Venezuela. E avrei gestito una più impattante presenza dei nostri uomini, a cominciare dall'Aise e dalla Farnesina. Il Venezuela è cruciale per tanti motivi e abbiamo una storica presenza che purtroppo rischiamo di non recuperare».
L'Italia comunque ha espresso una sua posizione. Lo stesso non si può dire dell'Europa...
«Non me ne parli. L'Europa di von der Leyen è un vuoto guscio burocratico che sulla politica estera parla di cose senza uno slancio, un'idea, una visione. Idem per l'Italia: laddove c'erano Fanfani, Andreotti e Moro, cioè alla Farnesina, adesso c'è Tajani. Imbarazzante, no?».
Maria Corina Machado, premio Nobel per la Pace, è stata snobbata da Trump. Che forse pensa anche ad allargare gli interventi in Sudamerica. Siamo solo all'inizio?
«Siamo nel mezzo di un cambiamento epocale. Il mondo sta riscrivendo equilibri geopolitici che erano stati codificati a Yalta. Dai cinesi ai russi, dai Paesi del Golfo alle nuove forze emergenti asiatiche e africane, stiamo nel vortice di un nuovo disordine mondiale».
Italia-Venezuela vuol dire anche Alberto Trentini. Si aspetta che la situazione possa risolversi? Che cosa dovrebbe fare il governo?
«Il governo ha dormito fino a ora. I francesi hanno portato a casa un loro connazionale, noi no. Su Trentini credo fondamentale tenere alta l'attenzione come sta facendo praticamente da sola la sua mamma. Anche per questo ho citato in Senato il nome di Alberto in presenza di Giorgia Meloni un paio di settimane fa. Ma sul dossier non capisco la timidezza del governo di affrontare il Venezuela e farci un accordo come fu fatto un anno fa per Cecilia Sala».
Nella sinistra ci sono opinioni diverse sull'operazione di Trump in Venezuela.
«Sì, vero. Ma queste divisioni, che costituiscono naturalmente un problema, non sono poi molto diverse dalle divisioni della destra. Innanzitutto pensate all'Europa dove Marine Le Pen ha una posizione molto più critica verso Trump rispetto ad esempio a Giorgia Meloni. E anche in Italia: non credo sia un caso evidenziare il protagonismo almeno verbale del generale Vannacci. C'è stato un tempo in cui la politica estera univa tutti i partiti, insieme. Oggi il paradosso è che la politica estera non divide solo i partiti, ma addirittura frattura al proprio interno le coalizioni. La scelta di Trump divide la sinistra italiana, è vero. Ma divide anche la destra italiana. La vera sfida per noi oggi non è dividersi su Trump, ma unirsi su un’Europa che cambi passo».
