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Renzi: «Decaro goleador di buon governo»

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Intervista a Matteo Renzi per «La Gazzetta del Mezzogiorno» del 20-11-2025

di Michele De Feudis

Presidente Matteo Renzi, oggi a Bari, il suo legame politico e personale con Antonio Decaro è antico. Il sostegno nelle regionali è un passaggio obbligato: si candida in nome del «rinnovamento». Che contenuti diamo a questa parola?

«Si apre una pagina nuova per la Puglia. Il mio augurio è che Antonio faccia bene come ha fatto bene da sindaco. Anche nel 2014 non fu facilissimo convincerlo a mettersi in gioco in prima persona: ma quella scelta è una delle migliori che il gruppo dirigente del Pd di allora fece. Da Bari Antonio ha spiccato il salto sia per l’Anci che per l’Europa. Oggi torna a casa e farà la differenza in nome del riformismo e del buon governo».

Lei è protagonista delle partite della nazionale parlamentari. Con una metafora calcistica, Decaro in che ruolo lo schiererebbe nello scacchiere del centrosinistra nazionale?

«È uno che garantisce venti gol a stagione, puoi metterlo dove vuoi. In un attacco a più punte, rifinitore, in mezzo al campo: ha il fiuto del gol. E questo fa la differenza, molto più del ruolo in cui gioca».

L’alleanza che sostiene l’ex presidente Anci è molto ampia. Come si armonizzano le posizioni liberali di Italia viva con quelle radicali di 5S e Rifondazione?

«Questo è un tema complesso non solo in Puglia anche perché la coalizione è nello stesso formato in tutte le regioni cui si vota o si voterà. Se vogliamo vincere e non lasciare il Paese alla Meloni dobbiamo fare uno sforzo di compromesso sui programmi ma poi cercare di tenere alto il risultato delle liste riformiste. In Toscana abbiamo fatto quasi il 10%, ad esempio. E anche in Calabria siamo arrivati davanti ad Avs».

In Puglia però non c’è una lista di Casa riformista. Perché? Avete subito un veto di Conte?

«Ma sta scherzando? La stagione dei veti è finita. E lo abbiamo visto plasticamente lo scorso anno: hanno messo il veto alle regionali in Liguria e hanno perso. Hanno messo il veto alle comunali a Genova e abbiamo vinto. Ci siamo candidati con Casa riformista anche con due cinque stelle candidati alla presidenza quali Tridico e Fico, a maggior ragione avremmo potuto farlo con Decaro. Abbiamo però pensato che non valesse la pena fare Casa Riformista qui perché sono talmente tanti i candidati di area in varie liste (la civica Decaro, la lista Pd, la lista popolari) che più che una casa riformista qui c’è un condominio riformista. E Casa riformista sarà ben rappresentata nel prossimo consiglio regionale a sostegno di Antonio, che si accinge non solo a vincere ma a stravincere. Come è giusto che sia».

I dossier più spinosi per la Puglia hanno bisogno di un innesto, per rimanere in tema, di riformismo. Partiamo dal futuro dell’Ilva. Che fare?

«Una cosa semplice, non risolutiva ma determinante: mandare a casa Adolfo Urso. Abbiamo un ministro talmente mediocre da essere più che imbarazzante. Finché c’è Urso al ministero, non c’è alcuna possibilità di salvezza per l’acciaio italiano. Triste dirlo ma è così. Il principale atto di riformismo è mettere allo sviluppo economico una persona che sappia di cosa stia parlando, quindi non Urso».

Sulla Xylella dove in passato hanno trovato cittadinanza (anche tra le istituzioni) posizioni anti-scientiste?

«La scienza parla chiaro. Bisogna solo ascoltarla. E mi pare che dopo anni di ubriacatura antiscientifica adesso siamo tutti d’accordo su questa posizione. Meglio tardi che mai».

Il futuro energetico dell’Italia passa anche dai gasdotti pugliesi. Vanno potenziati?

«Sono stato insultato per aver fatto il passo decisivo sul Tap. Si ricorda cosa mi veniva detto anni fa? Che avrei distrutto la spiaggia di Melendugno e che non volevo bene al Salento. Per me che ho un quarto di sangue pugliese, da parte di nonna, è stata un’offesa. Abbiamo fatto il Tap e ovviamente non è successo nulla. Ma grazie al Tap abbiamo salvato l’economia italiana e le bollette delle famiglie. Non so se si porrà davvero il tema del raddoppio del terminale pugliese, ma nel caso dico che il territorio non se ne accorgerebbe nemmeno».

Si discute in queste ore la Manovra. Cosa non la convince della visione complessiva sulle politiche economiche della Meloni?

«Perché? C’è una politica economica? Aumenta il debito pubblico, aumenta la pressione fiscale, aumenta il numero degli italiani che se ne vanno, aumenta il costo del gasolio, della spesa, dei mutui. E qualcuno ancora parla di politica economica? Dovevano fare il piano casa da 15 miliardi e non c’è una lira ma hanno promesso il condono. Dovevano fare il piano dazi da 25 miliardi e non c’è una lira ma hanno chiuso pure Industria 4.0. Sono imbarazzanti. Meno male che Lunedì con Decaro almeno la Puglia cambia musica».