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Renzi: “Basta ricatti. Facciamo un Draghi Bis senza grillini"

Intervista di PierFrancesco De Robertis, “QN”, 13 luglio 2022.

Presidente Renzi, la crisi di governo è più vicina o più lontana di qualche settimana fa?
«La ragionevolezza mi dice che la crisi è lontana, perché non serve al Paese, ma nella testa dei Cinquestelle di ragionevole c'è ben poco».

Il governo può andare avanti in questo stato di guerra permanente?
«L'unica cosa certa è che non possiamo andare avanti come negli ultimi due mesi. Se così deve essere, meglio la crisi».

Che tipo di scenari intravede?
«Per come si sono messe le cose, le opzioni realisticamente sul tavolo sono tre».

Partiamo dalla prima.
«L'opzione uno è che i Cinquestelle tornino in squadra. La ritengo illogica perché perderebbero anche quel po' di faccia che gli rimane, ma insomma è un'opzione».

La due.
«La seconda è un Draghi bis. Tecnico o politico poco importa. Le formule non mi appassionano».

Perché parla non solo di Draghi-bis, ma addirittura di un Draghi-bis tecnico?
«Siamo in un periodo comunque pre-elettorale, e quindi non facile: si tratterebbe di scrivere le due o tre cose su cui siamo tutti d'accordo e concentrarsi su quelle. Draghi si scelga una squadra di ministri di cui si fida e avanti con quelli».

Torniamo alla terza ipotesi.
«Le elezioni anticipate. Penso sempre che le elezioni debbano arrivare alla scadenza naturale, ma se dobbiamo andare avanti con questa tarantella, meglio andare a votare».

Dei tre scenari quali preferisce?
«La cosa migliore sarebbe un Draghi bis, torno a dire tecnico o politico, senza i Cinquestelle. L'importante è non perdere tempo, e che Draghi non perda la faccia».

Lo vede un rischio così concreto il logoramento di Draghi?
«L'immagine di Draghi, la faccia di Draghi, è un valore aggiunto non tanto per Draghi che non ne ha bisogno, quanto per il Paese, in ogni consesso internazionale che si rispetti. Non possiamo farne a meno. Lo dico nell'interesse dell'Italia non certo in quello di Draghi».

Che è diverso?
«Se lo conosco dico che tutti questi giochetti non gli piacciono, lui andrebbe anche a casa. È una persona libera».

Secondo lei alla fine quale soluzione verrà scelta?
«Penso che faranno di tutto per accontentare i grillini, e tenerli dentro».

Non teme che in un eventuale Draghi bis, tecnico o politico come dice lei, Salvini potrebbe trovarsi in una posizione di forza?
«Parliamoci chiaro, siamo in una situazione che appare soprattutto come una sommatoria di debolezze, più che di forze, e nessuno è in grado, appunto, di forzare la mano su niente. Viviamo tempi difficili, e non è retorica, abbiamo reso normali termini che solo uno o due anni fa ci avrebbero fatto accapponare la pelle, come razionamento energetico, lockdown e altri. Le pare che qualcuno possa fare il simpatico?».

Ieri Draghi ha visto i sindacati. Tra loro negli ultimi tempi si nota l'attivismo di Landini. Lei che ne pensa?
«Landini è un sindacalista, e vede una crisi economica in arrivo. Da questo punto di vista nessuno gli può dire niente. Certo è che esiste una necessità da parte della sinistra di intercettare un voto radicale e sociale che non sempre il Pd prende da solo. Diciamo che se qualcuno vuole provare a fare il Melenchon italiano, Landini ha il carisma per lo meno mediatico che altri non hanno. In quel ruolo meglio lui di Di Battista o De Magistris».

E Conte come leader di una forza di protesta può essere credibile?
«Conte non è credibile in niente, in nessun ruolo. Punto. Dopodiché ha vinto la lotteria, e poi ha fatto tutto e il contrario di tutto. Ha rassicurato gli italiani all'ora di cena durante la pandemia ma quando ha provato a fare il leader politico ha fallito. La politica è per molti ma non per tutti».

Ogni fine settimana c'è un convegno per unire il Centro. E finisce sempre a cazzotti.
«Capisco che questa storia del centro abbia stufato, Mi stuferei anch'io. Quando si parla di centro, ci sono due possibilità: o che prevalga un progetto politico o gli interessi personali. Il punto è capire se prevarranno le idee di chi ha un progetto politico a lungo termine o le singole ambizioni».

Si riferisce a Calenda?
«Non solo a Calenda».

Si torna a parlare di legge elettorale. Lei quale preferisce?
«A me va bene anche l'attuale Rosatellum, ma sono disposto a ragionare anche di proporzionale puro o con una correzione, con sbarramento e preferenze».

Sbarramento basso?
«Non è troppo dirimente, perché è evidente che poi lo sbarramento determina le alleanze. Se però si vuole parlare di proporzionale, si sappia che il proporzionale si porta dietro le preferenze. Il proporzionale, corretto o non corretto, senza preferenze, ha un solo nome: porcellum. Ossia, una porcata».