23/06/20
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Renzi: “Basta cassa integrazione. Ora investiamo sul lavoro”

Intervista di Pietro Perone, "il Mattino", 23 giugno 2020.    

Per ridisegnare l'Italia e l'Europa post pandemia, senza smarrire la strada del riformismo e della solidarietà, ci vorrebbe "la mossa del cavallo", dal titolo dell'ultimo libro di Matteo Renzi. Il leader di Italia Viva, oggi alle 21 a Città della Scienza per una delle prime presentazioni "in presenza", sceglie Napoli tra le città in cui confrontarsi con militanti e lettori.

Nei confronti del governo più che di "mossa" bisogna parlare di pressing: un continuo stop and go per guadagnare spazi ma in attesa di cosa?
«Per me era fondamentale mettere al centro alcuni punti di programma a differenza di avere un sottosegretario in più o uno in meno. La politica non può essere una ridistribuzione di incarichi, altrimenti avremmo tirato fuori il manuale Cencelli. Al governo abbiamo invece detto che è urgente avere il piano infrastrutture per sbloccare i cantieri: oggi (ieri ndr) abbiamo visto transitare la prima auto sul ponte di Genova 22 mesi dopo il disastro e non vedo perché non si possa fare altrettanto con le metropolitane da realizzare, gli ospedali, le scuole, le opere per fronteggiare il dissesto idrogeologico. Progetti che servono all'Italia. Conte a me pare si sia convinto che questa è la strada, così come il Family Act non può rappresentare un costo, ma è un dovere per il Paese venire in soccorso delle famiglie nel momento non si fanno più figli. Insomma, qualche segnale è arrivato così come stiamo cercando di potare a casa il recovery fund nel segno di un governo più europeista e meno sovranista. Basta tutto ciò? Per noi no, ma è un buon inizio anche se è chiaro che la mia concezione di leadership stride con quella di Conte».

Ha detto no al ritocco dell'Iva e intanto cosa propone sul piano fiscale?
«Vorrei che si interrompesse il balletto dei dibattiti pubblici se incidere da una parte o dall'altra. Questo è il tempo che le tasse vanno buttate giù, ma è evidente che non si può diminuirle tutte insieme. Allora si decida: cominciamo con l'Irpef, l'Irap o altro? Oppure cerchiamo di diluirle come facemmo noi con il canone Rai? Intanto ci sono le già le scadenze attuali e sarebbe un bene rinviarle tutte al 30 settembre».

La situazione drammatica del Sud rischia di diventare esplosiva in autunno quando si potrà tornare a licenziare: teme tensioni sociali?
«Sono meno pessimista di tanti altri. Gli italiani sono stati bravissimi e hanno dimostrato capacità di disciplina che non è stato il frutto della paura ma della serietà. Potrà accadere che qualcuno si arrabbi ma l'unica strada, soprattutto per il Mezzogiorno, è cominciare a investire i danari che già ci sono».

Facile a dirsi, impossibile da realizzare per colpa di una burocrazia che è quasi sempre paralizzante.
«Non c'è dubbio che questo è il tema ma il caso Genova, come quello di Pompei, dimostrano che il Moloch può essere abbattuto. È questa la mossa del cavallo di cui ha bisogno l'Italia che non deve solo chiedere soldi, ma spendere bene i finanziamenti già ottenuti. Per questo è stato un bene mandare a casa Salvini l'estate scorsa e sono felice e fiero di essere stato al centro di quell'operazione: quel governo non avrebbe permesso al nostro Paese di rientrare in Europa. Non si campa di reddito di cittadinanza, di assistenza e di sussidi e anche per questo sarebbe un bene spostare i soldi della cassa integrazione sulla decontribuzione: non ti pago per stare a casa ma per andare a lavorare».

Nel Mezzogiorno il prestito di 25mila euro per le aziende è diventata l'Araba fenice e gli imprenditori si sentono presi in giro. Un errore del governo affidarsi alle banche?
«Il meccanismo deve essere automatico perché se infili nel mezzo un controllo di liceità si blocca tutto. Ha fatto bene il ministro Teresa Bellanova a non adottare sistemi astrusi con i 400 milioni destinati all'agricoltura: via i contributi per tutto il 2020 e anche per le imprese bisognava creare un automatismo».

Conte dice che vi sentite spesso e quasi sembra rammaricarsi della scarsa frequentazione: siamo alla vigilia di un patto politico?
«Da premier ho avuto uno stile molto diverso da lui. Detto ciò, ora è Conte il presidente del Consiglio e con lui si collabora per dare una mano all'Italia».

Ci dobbiamo aspettare una lista Conte-Renzi?
«No. Si voterà nel 2023 e vedremo cosa il panorama politico offrirà in quel momento. Io spero che si produca un sistema maggioritario nonostante una forza come Italia Viva abbia più interesse a contarsi con il proporzionale. Ma è indispensabile sapere la sera delle elezioni chi ha vinto».

Il sindaco Gori, ex renziano, ha attaccato il suo segretario Nicola Zingaretti e c'è chi parla di una "quinta colonna" degli amici di Matteo all'interno del Pd: cosa risponde?
«Sono uscito da quel partito perché non ne potevo più dei giochi interni, figuriamoci se posso accettare che qualcuno faccia polemica per conto terzi o in franchising. Ho un ottimo rapporto con Zingaretti e mai entrerei nelle dinamiche di altri. Inoltre le posso dire che negli ultimi tempi ho sentito più volte Nicola che Giorgio Gori».

I sondaggi per Italia Viva continua a essere avari e in una delle ultime rilevazioni siete stati sorpassati anche da Calenda.
«Ho rispetto per il lavoro dei sondaggisti e riconosco che la forchetta del 3-5 per cento è effettivamente bassa ma allo stesso tempo ritengo che il migliore sondaggio siano le elezioni. Si voterà in sei regioni e Italia Viva sarà decisiva per le vittorie in Toscana e in Campania. Il 21 settembre festeggerò i successi di De Luca e di Giani».

Intanto il Pd appoggia ad Ercolano il "suo" Buonajuto ma non sembra vogliate fare altrettanto con i candidati del Pd.
«Buonajuto è un simbolo, un personaggio di grande qualità rara intelligenza. In Campania abbiamo una bella squadra tanto che mi sfidano dicendo che faremo meglio che in Toscana. Non lo so, ma sarà una bella gara».

Nella copertina del suo libro c`è la statua del Bernini con Enea tra il padre Anchise e il figlio Ascanio. Perché questa immagine?
«Enea, uomo coraggioso che lascia la sua terra per una nuova civiltà. Si carica il padre sulle spalle perché è un punto di riferimento, portatore di valori ma il conto lo paga Ascanio. Ecco non vorrei che gli 80 miliardi necessari per il dopo Covid debbano pagarli i ragazzi di oggi».