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Renzi: "Abbassiamo le tasse sul lavoro. No agli attacchi populisti contro la politica"

Estratto dell'intervista di Tommaso Ciriaco, "la Repubblica", 26 settembre 2021.

Matteo Renzi, cosa ha pensato di fronte all'ovazione di Confindustria per Draghi?
«Sono stato felice: c'è grande entusiasmo degli imprenditori. E ciò è positivo. Più fiducia significa più Pil e posti di lavoro. Poi ammiro le conversioni sulla via di Damasco: Confindustria a gennaio chiedeva continuità sulla linea economica Conte-Gualtieri e molti bollavano come irresponsabile aprire la crisi. Meno male che abbiamo ascoltato il nostro cuore e non i loro suggerimenti. Oggi c'è Draghi, l'Italia è più forte».

Sempre Bonomi ha chiesto ai partiti di lasciare perdere con le beghe interne e le tensioni per le comunali e il Colle. Condivide?
«Ho apprezzato la relazione, ma giudico stucchevole l'attacco alla politica. È naturale che i partiti si dividano per le amministrative o per il Quirinale: si chiama democrazia. Non conosco il dottor Bonomi e non dubito della sua passione civica, ma non prendo lezioni di politica da lui. Del resto ricordo il suo appello televisivo a sostenere il Conte ter, con tanto di esplicita indicazione del ministro dell'Economia mentre io lottavo per la "svolta Draghi". Al milanese Bonomi ricordo il detto milanese: Ofelè fa el to mestè. Ognuno faccia il suo mestiere, senza invadere il campo altrui. Bonomi rispetti la politica quanto noi rispettiamo l'impresa. Attaccare i partiti per un applauso è roba da populisti».

Davanti a Confindustria Draghi ha lanciato il "patto per l'Italia". L'embrione di un'area politica?
«Non sono nella testa di Draghi, ma non credo. Se il premier pensa di mettersi alla testa di un'area politica è il benvenuto, ma conoscendolo non credo punti a questo. Draghi non è Monti: la sua conoscenza dei palazzi è più profonda, la sua abilità politica più raffinata. Penso che proponendo un patto per l'Italia abbia davvero chiesto uno sforzo comune da qui alla fine della legislatura».

Draghi resta fino al 2023?
«Draghi può fare tutto. Può fare il Presidente della Repubblica con autorevolezza e prestigio. Può rimanere a Chigi gestendo la partita del patto di stabilità in Europa. Può guidare le istituzioni politiche europee dopo aver governato quelle finanziarie. Lui può. Inutile tirarlo per la giacchetta adesso, ne parleremo a febbraio».


Chi lo desidera può leggere l'intervista completa su "la Repubblica".