06/09/20
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Renzi: "A sinistra chiacchiericci inutili. A Giani servono altri 10mila voti, prendiamoli"

Intervista di Agnese Pini, "la Nazione", 6 settembre 2020.      

Era, Matteo Renzi, fra quelli che teorizzavano, con la buona dose di spavalderia che tanto lo ha reso amato e odiato, che «i sondaggi non si commentano, si cambiano». E perfino oggi che i sondaggi continuano a volteggiare minacciosi sul futuro della sinistra toscana, insidiata per la prima volta nella sua decennale storia dalle destre, la linea del fu segretario Pd non è mutata. Anche se tutto è mutato nel frattempo, e la sua Firenze e la sua Toscana non sono certo le stesse di quando faceva l'asso politico e si prendeva, con sorprendente e vorace rapidità, una città e poi un partito e poi un Paese.

Renzi l'antipatico, Renzi che a 45 anni è già stato tutto e ha già fatto tutto, ora che da undici mesi è leader di Italia Viva continua a portare le stimmate che si portano addosso gli ex, in amore come in politica, su cui il giudizio si divide sempre fra recriminazioni e rimpianti. Raggiunto al telefono nell'ultimo apostrofo rosa della sua estate elettorale (sta festeggiando con la moglie Agnese i 21 anni di matrimonio), gioca la carta della sicurezza di fronte ai nebbiosi pronostici sull'esito delle urne: «Giani? Certo che Giani vincerà. La partita è aperta, ma non ho dubbi sul risultato, basta che la smettiamo con la paura e ci buttiamo tutti in campagna elettorale». Sebbene perfino dentro alla coalizione molti non siano più cosi ciecamente sicuri di spuntarla, il 21 settembre.

Lo sa, Renzi, che qualcuno a sinistra dice già che come sempre è tutta colpa sua?
«Da anni mi danno la colpa di tutto: io sorrido e vado avanti. Il chiacchiericcio degli addetti ai lavori della sinistra è assurdo, perché in corso c'è una sfida epocale per la Toscana: se vincerà la Lega vincerà un modello di sviluppo contrario alla nostra storia, un modello sovranista che vuole portarci fuori dall'Europa e dall'economia globale. E se di fronte a questa sfida qualcuno del Pd ha tempo da perdere su complotti e retroscena, faccia pure. Ma sta sbagliando, ancora una volta, come è già accaduto ad Arezzo nel 2015, a Siena e a Pisa nel 2018: si perse al ballottaggio solo perché ci si era imbambolati in discorsi inutili, anziché combattere uniti. Adesso andiamo a prenderci i 10mila voti che servono per fare la differenza, vanno convinti gli indecisi e soprattutto i moderati. È ora di svegliarsi».

La accusano di togliere voti alla lista personale di Giani, la stessa lista del presidente che in Emilia ha fatto la differenza per Bonaccini...
«È una ricostruzione sbagliata. La lista Bonaccini sfiorò il 6% anche grazie a Italia Viva e Azione, che la appoggiavano. Sono sicuro che in Toscana la lista Giani e quella di Italia Viva porteranno a casa un risultato più lusinghiero. E noi faremo tutto il necessario: batteremo il territorio a tappeto, ci incontreremo alla Leopolda l'11 settembre, scriverò una lettera ai fiorentini. Intanto ho già ottenuto un grande successo: il via libera del parlamento su due questioni fondamentali come lo stadio Franchi e l'aeroporto. Un trionfo per Firenze, anche se ora spetta al sindaco fare la sua parte. Dario (Nardella, ndr) potrà ristrutturare il Franchi grazie a una legge nazionale, così come ha potuto realizzare le linee 2 e 3 della tramvia grazie al supporto di Palazzo Chigi. Ecco cosa fa la differenza per vincere un'elezione: essere concreti, portare a casa risultati».

Allora perché Susanna Ceccardi avrebbe riguadagnato tanto terreno negli ultimi mesi?
«Intanto Ceccardi è data dietro a Giani in tutti i sondaggi, ed è al di sotto dei risultati delle Europee. Quindi questo presunto grande consenso non esiste. E poi i toscani non vorranno rinunciare ai soldi dell'Europa per la sanità pubblica, a un modello di assistenza sanitaria che ha fatto l'eccellenza di questa regione, come ha dimostrato l'emergenza Covid, contrapposto al disastro del loro modello lombardo. I toscani non vorranno un piano aeroportuale ancorato al dualismo inconcludente che nel 2020 pone ancora in rivalità Firenze e Pisa. Grazie alle nostre amministrazioni Firenze e Pisa sono alleate. Ceccardi è giovane, ma sulle infrastrutture ha idee del secolo scorso: questi del resto sono i leghisti».

Qualcuno dice adesso che a sinistra ci voleva un candidato diverso da Giani. Lei fu tra i primi ad appoggiare la sua corsa. Lo rifarebbe?
«Un anno fa pensavo che Giani fosse un buon candidato, oggi penso che sia un ottimo candidato. Affidabile, credibile, capace. Non si può chiedere a Eugenio di diventare una star tv, o di imperversare sui social. E chi pretende che Giani faccia il Bonaccini di turno non conosce né Giani né Bonaccini. Dobbiamo dire la verità agli elettori: le dirette Facebook di Giani sono peggiori di quelle di Salviní, ma Giani sa amministrare. Giani è Giani, e per questo è stato scelto: per governare la Toscana, non per fare l'influencer».

Un anno fa lei usciva dal Pd. Si è pentito di quella scelta?
«No. La rifarei con ancora più convinzione, perché pur avendo un ottimo rapporto con Zingaretti credo che l'alleanza strutturale coi 5 Stelle sia un errore. Sono felice di aver mandato a casa Salvini un anno fa. Ma non voglio diventare grillino. E voglio ricordare ai toscani che esiste una terza via tra Salvini e la svolta filo grillina del Pd».

Però Italia Viva stenta a decollare: non rischia di essersi condannato all'irrilevanza andandosene dal Pd? Del resto è un destino capitato a tanti suoi illustri predecessori: quando si esce dal partito, quando si rinuncia a cambiarlo dall'interno, si finisce per scomparire...
«Ho provato a cambiare il Pd, ma a un certo punto il fuoco amico si è fatto insostenibile. Italia Viva oggi è tutt'altro che irrilevante. Il punto è che l'irrilevanza non si basa sui sondaggi, ma sulla capacità di dettare l'agenda del Governo, di spostare pesi nelle decisioni in Parlamento. E quelli che dicono che siamo irrilevanti poi passano il tempo a parlare di noi».

I rumors di oggi raccontano un altro scenario futuro, e cioè che Renzi tornerà nel Pd sfruttando la cordata di Bonaccini in chiave post Zingaretti.
«Allora, io non voglio stare affatto dentro le dinamiche del Pd: ho buoni rapporti sia con Bonaccini, sia con Zingaretti. Ma chi farà il segretario del Pd lo deciderà il Pd. lo non c'entro nulla».

Altra ricostruzione: Renzi darà vita a un polo centrista con Bonino e Calenda. Siamo più vicini alla verità?
«Mettiamola così, con Calenda ho recuperato un buon rapporto, ma ci divide ancora il giudizio sul governo: un anno fa lui voleva andare al voto subito, mentre io non volevo regalare il Paese a Salvini. Posso dire che quello che succederà in futuro dipenderà molto dalla legge elettorale e dalle riforme post 21 settembre».

A proposito, cosa pensa del taglio dei parlamentari uno come lei, che sul referendum del 2016 si è giocato la carriera?
«Mi fa sorridere, devo essere sincero: penso che quattro anni fa l'Italia perse un`occasione, e la perse al solo scopo di colpire me. Ma penso anche che oggi tutti sono andati sulle posizioni che noi avevamo all'epoca: dalla riforma del bicameralismo paritario all'abolizione del Cnel. E allora dopo il referendum dovremo necessariamente tornare allo spirito del Patto del Nazareno, per avviare quella stagione di cambiamento di cui il Paese ha bisogno. Anzi, a proposito del Patto del Nazareno, mi faccia mandare un abbraccio affettuoso e solidale a Silvio Berlusconi: siamo tutti con lui nella battaglia contro il Covid».

Parla del suo passato col tono di chi non l'ha ancora digerito.
«Tutt'altro: ogni giorno che passa dimostra che avevamo ragione su molte sfide, e che i nostri avversari inseguono oggi le nostre posizioni arrivandoci con anni di ritardo. Ma la questione è un`altra, e cioè che la politica non è vendetta personale, e io sono orgoglioso di non coltivare certi sentimenti. Dispiace invece vedere un forte rancore da parte di persone che da me hanno avuto tanto, che sono state gratificate e valorizzate, e che oggi fanno finta di non riconoscere nulla di questo passato. Allora sì, mi dispiaccio, ma più per loro che per me. Perché mostrano che nella loro vita conta più l'interesse dei rapporti umani».

E per lei cosa conta?
«Ho mandato a casa Salvini, e ne vado fiero. Ma non diventerò grillino. E se il Pd si allea coi grillini, allora l'unico voto possibile per chi è riformista è Italia Viva. Perché per me conta essere liberi di portare avanti le proprie battaglie, sempre. Anche quando vanno controcorrente».