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Renzi a Robecco D'Oglio: "Noi con Draghi. Conte è scandaloso e il Pd copia i 5S"

La notizia su "la Provincia" e "il Giornale di Brescia", 21 settembre 2022.

Durante la giornata, fra mattina e pomeriggio, Renzi aveva rimarcato la «differenza» fra Mario Draghi e Giuseppe Conte. Su Draghi: «Un italiano che ottiene i massimi riconoscimenti in tutto il mondo e che viene mandato a casa da Meloni, Salvini e Conte. E ora famiglie e imprese ne pagano le conseguenze». Su Conte: «Continua ad istigare all'odio. Quando uno dice 'se tolgono il reddito di cittadinanza ci sarà la guerra civile', usa un linguaggio identico a quello di Trump. Io non prendo lezioni sulla povertà, ma il reddito di cittadinanza è un fallimento e i responsabili sono Conte, Di Maio e Salvini. Se vi piace il reddito, votateli ancora».

E in serata, dal palco di Villa Barni della Scala a Robecco d'Oglio, Matteo Renzi ha continuato a ribadire i concetti. Dritto al punto e senza sconti, pungente e ironico, come è da sempre nello stile del leader di Italia Viva. «Non dobbiamo sperare che vinca il meno peggio» ha dettato subito la linea inquadrando nella tornata elettorale «un'occasione per tornare a una politica che preferisca la competenza alle false promesse, alla retorica e all'incompetenza».

Appena arrivato, accolto dagli scroscianti applausi dei numerosi sostenitori che alla fine gli avrebbero regalato un bagno di folla e di selfie, il senatore ha scherzato con il pubblico, evidenziando l'inadeguatezza di Conte, Letta e Meloni di fronte al presidente del Consiglio, Mario Draghi, l'altro ieri premiato a New York come statista dell'anno. Racconta di quando ha incontrato a New York Henry Kissinger: «Si è congratulato per le riforme culturali». Messaggio chiaro: per Renzi, Draghi resta la strada maestra. E sulla sua non disponibilità a ricoprire un secondo mandato da presidente del Consiglio, il leader di IV è certo che «non avrebbe potuto dire altrimenti».

Passa in rassegna le altre coalizioni, Renzi, spiegando ai pochi indecisi presenti perché preferire il Terzo Polo agli altri avversari politici. «Più che statista, la Meloni andrebbe chiamata `sta testa». Renzi, animale da palcoscenico, non risparmia nessuno. Non Salvini: «Non gli perdonerò mai di avermi costretto a fare un governo con i 5 Stelle». Non Fratelli d`Italia: «Chi ha votato Forza Italia in passato, non può votare la fiamma adesso». Non il Movimento 5 Stelle: «Chi ha votato Partito Democratico non può votare Luigi Di Maio: mancano quattro giorni, convinciamo gli incerti». Poi definisce poi «inimitabile» Berlusconi, che nel 2018 votò l'accordo di Dublino, e lo imita scherzosamente. Passa poi al Pd: «Un centrosinistra che vuole aumentare le tasse e un Partito Democratico che sta inseguendo i grillini». Secondo Renzi, «il Pd copia tutte le proposte del M5S tre anni dopo». Ma il bersaglio preferito degli attacchi di Renzi è l'ex presidente del Consiglio Conte: «È uno scandalo, durante questa campagna elettorale. Il reddito di cittadinanza è diseducativo: con 400 euro al mese non esci dalla povertà, anzi, perpetui un sistema clientelare pericoloso».

E cita non a caso, a marcare nuovamente la differenza, i suoi esempi di vita, tra cui il parroco di Bozzolo don Primo Mazzolari, che il tema della povertà lo affrontarono in maniera diversa. Commenta la 'strana coppia' Renzi/Calenda: «Tra me e Calenda, io sono quello moderato: stranamente siamo andati d'accordo. E non sarà un'avventura».

Non dimentica la Sanità: «Chiediamo 37 miliardi di euro dal Mes per la sanità e lo facciamo con forza proprio nel momento in cui, di sanità, non parla più nessuno».

E prova ad agganciare il territorio sulle tematiche locali, citando come un'esigenza la nuova autostrada Cremona-Mantova: «Sarò più presente nei territori - la promessa - ma so già, e lo so bene, che in questo momento, c'è una parte della regione più importante e popolosa d'Italia, la Lombardia, che è completamente tagliata fuori. Noi siamo disponibili a lavorare con le istituzioni locali e con tutti coloro che vogliono dire di sì alle infrastrutture, dopo anni di continui no».

Poi torna alla politica nazionale. E alle ambizioni del Terzo Polo: «Sono grandi - spiega - e le elezioni di domenica non sono la fine, ma l'inizio di un percorso comune». Poi lo sguardo alle prossime tornate elettorali e alle Europee del 2024: «Saremo il primo partito». Pieno il parco di Villa Barni della Scala. Fra il pubblico, i candidati Gabriel Fomiatti, Maria Chiara Gadda, Francesca Zaltieri e Bianca Baruelli, ma anche il sindaco di Sergnano Angelo Scarpelli e il consigliere provinciale Matteo Gorlani. Sul palco anche Mariastella Gelmini, intervistata dal direttore de "la Provincia", che ha ribadito come sia stato folle mandare a casa Draghi e che ha poi spaziato sui temi fiscali («impossibile la flat tax»), sulla sanità («più medici e meglio retribuiti») e della lotta alla denatalità («maggiori risorse per le famiglie»).