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Renzi a Prato: "Il Pd e Letta le hanno sbagliate tutte"

La notizia su "la Nazione" e "il Tirreno", 20 settembre 2022.

Ne ha avute per tutti e per tutte. Ieri sera l'intervento di Matteo Renzi in piazza del Comune a Prato, davanti a centinaia di militanti, è andato dritto al cuore del mondo moderato e riformista che ha mal di pancia a votare il centro destra e non riesce a digerire l'alleanza del Pd con Di Maio.

Ma soprattutto l'entrata sul palco, verso le 18, 30 di ieri, è stata una stoccata a Giuseppe Conte, definito a dir poco fautore «di una politica clientelare con il reddito di cittadinanza». «Mance elettorali» è esploso Renzi, politico che ormai tiene il palco con maestria rara a vedersi, miscelando argomenti di politica e attualità con battute fresche di ironia e reattività.

Un Renzi in piena forma, in campagna elettorale come un vero e proprio «animale politico». Poi, le stoccate ci sono state per tutti. «Mi accusano di aver fatto il Jobs Act che ha creato centinaia di migliaia di posti di lavoro a tempo indeterminato, e poi Letta candida a Prato un ragazzo dal nome di Tommaso Nannicini che il Jobs Act l'ha scritto. Ci dev`essere una sorta di strano senso della campagna elettorale nel Pd», ironizza fra gli applausi dei presenti.

Renzi punta a erodere voti alla parte moderata sia del centro destra sia del centro sinistra e lo dice con fermezza; «C'è una prateria davanti. Ci sono tantissime persone che non vogliono votare né di là né di qua, e il Terzo polo può essere il punto di riferimento». Morde, aggancia battute, non si ferma. Galvanizza. È il Renzi migliore quello che va in scena. Soprattutto quando in un impreciso dialetto milanese fa il verso di Berlusconi e manda in visibilio la gente, oppure lancia di tutto su Salvini, «l'uomo che vivrebbe sempre in campagna elettorale». Dedica poco spazio a Giorgia Meloni. Il punto focale resta sul Pd e quella parte di Forza Italia che, forse, sentono perdere il terreno sotto i piedi. E lui continua, da politico forgiato al palco, ad andare dritto alle emozioni come quando non ha fraintendimenti dicendo che «una cosa avverrà domenica, lasceremo fuori l'amico Di Maio». L'ex ministro degli esteri è un altro punto di attacco, nel mirino fisso di Matteo Renzi: «Pensateci, mentre esplodeva il mondo con crisi internazionali e guerre lui era a Napoli a cena in trattoria per poi uscire e lanciarsi in volo fra gli amici», e giù di nuovo applausi di una piazza rumorosa.

Bandiere di Azione e Italia Viva a sventolare, mentre l'ex premier, con il palco sotto la finestra del sindaco di Prato, non dimentica di salutare un amico e compagno di viaggio, qual è stato Matteo Biffoni. «Intendiamoci nel Pd ci sono brave persone e bravi sindaci come quello che avete qui a Prato, Matteo Biffoni. È uno dei sindaci migliori e resta un amico».

Dopo un`ora di comizio che non allenta, verso le 19,30, Matteo Renzi chiude la giornata del suo "tour" toscano. E di nuovo, come ha aperto, rilancia una stoccata a Giuseppe Conte. E poi conclude: «Come ho sloggiato Conte che voleva fare la rivoluzione, farò cadere il governo Meloni».