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Primarie 2019, Giachetti: "Offesi i militanti, i dirigenti Pd chiariscano"

Intervista di Francesco Borgonovo, "la Verità", 24 agosto 2021.

«Tutta questa storia mi mette addosso una tristezza infinita». L'amarezza di Roberto Giachetti, ora esponente di Italia Viva, è molto più che comprensibile. Candidandosi alle primarie del Partito Democratico nel 2019 aveva fatto un grosso investimento emotivo, così come lo avevano fatto tutti i suoi sostenitori. Scoprire che qualcuno ha manipolato i risultati, inserendo schede artefatte, è un brutto colpo. Come sia andata lo abbiamo raccontato nei giorni scorsi.

Ad Argelato, Comune in provincia di Bologna governato dal Pd, per aumentare i numeri dell'affluenza furono conteggiate circa 120 schede che i dirigenti locali del partito provvidero a firmare e a ripartire percentualmente fra i candidati Nicola Zingaretti e Maurizio Martina. Questo è ciò che emerge da registrazioni circolate in ambiente dem di cui abbiamo svelato il contenuto. In quelle registrazioni si sentono voci molto chiare che parlano di fare uscire i vecchi militanti per poi provvedere alla modifica delle schede (si dice perfino che la cosa è stata già fatta altre volte). Beffa nella beffa: tra i voti aggiunti, nemmeno uno era per Roberto Giachetti. Il 65 o il 70% delle schede falsificate fu attribuito a Zingaretti, il resto a Martina. I dirigenti locali del Pd erano convinti che Martina avrebbe perso comunque. Giachetti, si dissero, aveva quotazioni troppo basse, quindi tanto valeva trascurarlo. Certo, si tratta di un episodio avvenuto in Emilia, ma è evidente che sia abbastanza per gettare un`ombra su tutto il voto.

«La cosa che più mi colpisce è che il primo pensiero dei dirigenti che avete sentito e che sarebbero responsabili dei fatti sia quello di far presente che diffondere registrazioni è un reato. Qui il tema è: 'è vero o no che ci sono state manipolazioni?' È a questa domanda che bisogna rispondere, non preoccuparsi della eventuale diffusione di intercettazioni».

Si sarebbe aspettato una manipolazione dei risultati?
«Mi ero candidato contro l'establishment, non mi aspettavo di certo che fosse una sfida facile. Però di certo non pensavo che si arrivasse a lavorare per taroccare i risultati. E men che meno mi aspettavo che lo facessero alle mie spalle. Questo però ci dice a che punto sia arrivato il Pd, come sia la situazione all'interno. Anzi, già che ci siamo mi tolgo un sassolino».

Se lo tolga.
«Alle primarie del Pd vinte da Roberto Gualtieri i numeri sono stati aggiustati per fare risultare più voti di quanti ne avevo presi io. Solo per fare vedere che si superava il mio risultato... Peraltro noi le primarie le avevamo fatte davvero, non via Web».

Ma a questo punto le primarie hanno ancora senso?
«Sono uno strumento che viene usato per giustificare un risultato. Visto che si è arrivati alle primarie online mi sembra che ormai non ci sia grande differenza con quello che fanno i grillini. Anzi pare che loro questo punto lo abbiano perfino superato. Se è vero quello che avete raccontato e i numeri vengono modificati fisicamente, figuriamoci che cosa può accadere con le primarie online».

A noi risulta che sia tutto vero, lo abbiamo scritto. E non sembra che i dirigenti del Pd siano corsi a smentire.
«Ma infatti questo è incredibile. Si preoccupano di capire che cosa sia stato registrato e da chi, ma non di rispondere sul tema. Che è politico».

Secondo lei il partito dovrebbe prendere una posizione a livello nazionale?
«Certo. Io me lo aspetto. Per chi fa politica questo è il tema, non la circolazione delle chat. Non ci si deve preoccupare se un giornalista ha pubblicato registrazioni, ma dire se la cosa è vera o no, ed eventualmente prendere le distanze e smentire. Io ho dato il fegato per quelle primarie e mi aspetto proprio che arrivino smentite. E invece vedo che tutto viene accolto dal silenzio generale, il che è indicativo».

È una strategia antica. Si tace e si aspetta che sulla vicenda cali il silenzio.
«Può anche essere, ma non mi sembra una grande strategia. Almeno a me mette una grande tristezza. Se mi avessero proposto di taroccare dei voti io ovviamente mi sarei rifiutato, e infatti nessuno è venuto mai a propormelo».

Si vede che altri non la pensano come lei.
«Mi sembra evidente. Però capisce che vengono dei dubbi. Se una cosa del genere avviene in Emilia chissà da quante altre parti può essere avvenuta».

È arrabbiato?
«Ma guardi che non è mica un mio problema personale. È una offesa a me, certo, ma soprattutto è una offesa a tutti i militanti che ci hanno creduto, che si sono spesi, a migliaia di persone che si sono mobilitate. È la loro dignità che viene offesa. Bisogna rispondere a queste persone. Dare loro delle spiegazioni. Si sono date da fare, hanno fatto fatica, hanno investito e partecipato. Questo è il grande tema politico. Su cui però non mi sembra di sentire grandi riflessioni, anzi».