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Parente: "Sanità mai più impreparata di fronte alle emergenze"

L'intervista pubblicata dal "Quotidiano di Sicilia", 3 giugno 2022.

All’inizio della pandemia da Covid19, l’Italia è stata una delle prime nazioni europee a dichiarare lo stato di emergenza. Il Servizio Sanitario Nazionale ha ben dimostrato, malgrado tagli e riduzioni, la propria fondamentale funzione, grazie alla forza e competenza del suo personale. Purtroppo, in molti casi, la pandemia ha minacciato di aggravare pesantemente l’impatto di altre patologie tra cui quelle oncologiche, dove la tempestività della diagnosi è un elemento centrale per aumentare le probabilità di sopravvivenza. Ad esempio, le donne hanno subito molti ritardi per effettuare gli screening a causa di una mancata programmazione adeguata e funzionale. Per approfondire la questione, abbiamo intervistato la senatrice Annamaria Parente, Presidente della Commissione Sanità di Palazzo Madama che, inoltre, ha affrontato il problema della violenza di genere e delle tante discriminazioni delle donne medico sugli ambienti di lavoro.

La pandemia ha messo a dura prova il nostro sistema sanitario, rallentando la gestione ordinaria di diverse patologie, come quelle tumorali. Sono molte le donne che stanno combattendo la loro battaglia contro una brutta malattia. Qual è l’impegno che deve prendere la politica affinché la sanità ritorni alla normalità?
“La politica deve assumersi le proprie responsabilità, creando una nuova sanità che non si faccia più trovare impreparata davanti alle emergenze. Bisogna prevenire le pandemie, abbattere le liste d’attesa, costruire la medicina di territorio in armonia con gli ospedali e l’assistenza domiciliare, valorizzare le professioni sociosanitarie e la loro formazione, garantire su tutto il territorio nazionale la salute dei nostri concittadini. Dopo il Covid-19 il programma del Servizio sanitario nazionale va rafforzato e migliorato con l’obiettivo di incrementare sempre di più la prevenzione e le diagnosi precoci. E, da questo punto di vista, un aiuto importante può arrivare anche dal fascicolo sanitario elettronico, che deve contenere tutta la nostra storia medica, comprese le singole visite di controllo. Infine, è necessario incrementare la medicina di genere, per sostenere anche la ricerca in farmaci innovativi e cure personalizzate”.

Le donne medico in Italia sono tra le più insoddisfatte e discriminate d’Europa. È possibile debellare ogni forma di discriminazione nei loro confronti e in che modo?
“Non finiremo mai di ringraziare tutto il personale sanitario per il grande lavoro svolto durante la pandemia. Medici, infermieri e operatori sociosanitari sono stati i nostri angeli. Ma un pensiero speciale va a tutte quelle donne, e in particolare alle mamme, che per amore della loro professione non hanno esitato a combattere in prima fila contro il Covid-19, mettendo in pericolo la loro vita e quella dei loro familiari. Non dobbiamo dimenticare questo sacrificio e dobbiamo impegnarci seriamente per creare tutti quei servizi necessari per conciliare lavoro e famiglia. Allo stesso tempo, bisogna mettere fine alla discriminazione tra uomo e donna nell’occupazione di posti dirigenziali. La medicina nel futuro sarà a forte presenza femminile, per questo è necessario agire presto".

Violenza di genere: cosa bisogna fare per contrastare questo fenomeno?
“Nella nostra società purtroppo ci sono ancora troppe donne vittime di abusi, violenze, ritorsioni psicologiche e materiali e in questi casi l’ascolto e la vicinanza delle istituzioni è fondamentale. È necessario aprire più centri antiviolenza nelle periferie, soprattutto punti di seconda accoglienza per il reinserimento delle donne nel lavoro e nei quartieri abbandonati delle città ma soprattutto bisogna sviluppare una cultura del rispetto tra i più giovani. La lotta contro la violenza deve cominciare a scuola. All’interno di questo contesto è possibile infatti educare è sensibilizzare su un tema così importante”.

Cosa pensa delle differenze salariali tra uomini e donne?
“Le donne studiano di più (nel 2020 il 60% dei laureati era costituito da donne), si laureano in media prima e sfruttano meglio le esperienze all’estero e i tirocini. Ma poi fanno più fatica a trovare un lavoro rispetto ai loro colleghi e guadagnano in media il 20% in meno. Abbiamo approvato alla fine di dicembre in parlamento la legge sulla parità salariale (io per prima ad inizio legislatura avevo presentato un disegno di legge) che per le aziende prevede, tra l’altro, la ‘certificazione della parità di genere’ e uno sgravio contributivo per chi ne è in possesso. È un primo passo per cercare di superare il cosiddetto ‘gender pay gap’ ma la strada è ancora molto lunga”.

È favorevole alle quote rosa?
“Le quote rosa sono un aiuto necessario per l’inserimento delle donne nei posti decisionali. Anche se non è sufficiente avere più donne ma bisogna impegnarsi per cambiare le culture del lavoro, quelle organizzative e sociali. Ed è indispensabile promuovere e tutelare la scelta di maternità da conciliare con l’occupazione”.