Intervista a Raffaella Paita per «La Stampa» del 24-08-2025
di Eleonora Camilli
Senatrice Raffaella Paita, Luigi Marattin in un'intervista a La Stampa ha fatto appello a Matteo Renzi per ricompattare il terzo polo. Che ne pensa?
I suggerimenti di Marattin sono sempre utili. Fatico a capire però perché rilascia interviste e non si candida mai. Alle europee noi abbiamo preso migliaia di preferenze, lui ha rifiutato di candidarsi. Alle regionali con chi sta il suo gruppo di amici?
Crede che un terzo polo sia ancora necessario?
Il bipolarismo che ci piaccia o meno è un dato di fatto. Italia viva vuole contribuire a costruire una "tenda" riformista ma organica al centrosinistra, portando le nostre idee su tasse, sicurezza, cultura. E la nostra battaglia contro il carovita. Renzi sta facendo un'opposizione forte e netta, senza ambiguità. È da lì che bisogna ripartire: se ci dividiamo lasciamo Chigi e soprattutto il Colle a Giorgia Meloni. Meloni vuole i pieni poteri, non è diversa nella sostanza da Salvini al Papeete.
A proposito di alleanze quella del campo largo in Puglia non è ancora definita e c'è la vicenda Decaro-Emiliano. Qual è la vostra posizione?
I pugliesi vogliono Decaro. Speriamo lo capisca anche Emiliano e smetta di tenere in ostaggio la regione e il centrosinistra. Basta personalismi, dobbiamo lavorare e vincere.
Sul fronte politico in queste ore si parla di sgomberi: dopo il Leoncavallo e le polemiche il ministro Piantedosi ha detto che anche Casapound è nella lista.
Noi siamo contro tutte le occupazioni, ma lo sgombero del Leoncavallo sembra l'ennesima operazione di immagine. Se il governo fa sul serio come mai Casapound è ancora lì? Non basta dire che nella lista degli sgomberi, c'è da un pezzo, da quando Piantedosi era prefetto di Roma.
Si parla anche di vaccini con La Lega che pensa di cancellare l'obbligo.
È una follia. Non si può lasciare la salute degli italiani nelle mani di apprendisti stregoni come Salvini. Ma a pesare è il silenzio di Giorgia Meloni.
Sul fronte economico, invece, c'è preoccupazione sui dazi imposti da Trump.
Meloni doveva essere il "ponte" tra Europa e Usa e abbiamo visto come è andata a finire: dazi al 15%, imprese in difficoltà e migliaia di posti di lavoro a rischio.
