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Paita: «Vicoli, giusto il dialogo. Ora lo Stato compri e rilanci gli immobili più critici»

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Intervista a Raffaella Paita per «Il Secolo XIX» del 16-10-2026

di Annamaria Coluccia, Matteo Indice

«L’idea di Silvia Salis, cioè trattare con il governo nazionale un piano d’intervento articolato sul centro storico genovese, di cui i provvedimenti ratificati martedì rappresentano solo un tassello, è esemplare. E rappresenta innanzitutto un nuovo modo di dialogare con un esecutivo non amico, che finora nessuno era mai riuscito a concretizzare».

Raffaella Paita, senatrice e capogruppo in Senato di Italia Viva, interviene sui nuovi provvedimenti varati in prefettura a Genova sulla sicurezza nella città vecchia, dopo i contatti tra la sindaca e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il comitato prefettizio cui hanno preso parte entrambi nei giorni scorsi.

«Su questa materia stiamo presentando un progetto di legge specifico. Chiediamo che il governo, e quindi lo Stato, acquisti una serie d’immobili in zone critiche dei caruggi, di particolare rilievo sia per le caratteristiche storico-architettoniche sia per l’eventuale degrado cui siano stati progressivamente esposti. E che questi edifici siano restaurati e riadattati per impieghi virtuosi: residenziali, per attività artigianali oppure destinati a studenti universitari e anche alle forze dell’ordine (l’insediamento di agenti e carabinieri nei vicoli del capoluogo ligure è un altro dei punti sui quali si è insistito nel corso del summit, ndr)».

Non manca, nel suo ragionamento sulle soluzioni per un segmento urbano «che ha specificità eccezionali, paragonabili per certi aspetti solo al centro storico di Napoli», un riferimento polemico al centrodestra:

«L’esecutivo Meloni è in carica da quattro anni, e per tre di questi a Genova ha amministrato una giunta dello stesso orientamento. Ecco, non sono stati capaci di avviare un percorso comune pur condividendo la medesima appartenenza politica, quindi dovrebbero solo plaudere alle capacità di Salis».

Non è un caso che la riflessione successiva s’incardini sulle obiezioni mosse sempre dal centrodestra al volume “È già domani”, scritto proprio dalla sindaca e da pochi giorni disponibile nelle librerie.

«Comprendo la gelosia di qualcuno che non riesce a ottenere quel rilievo nazionale... ma da ligure posso soltanto dirmi felice del fatto che Genova e la nostra regione, i loro problemi e le soluzioni per risolverli, guadagnino un proscenio non sempre facile da raggiungere. Questo è un frangente in cui la visibilità non può che aiutare. E non dimentichiamo che tutte le maggiori criticità con cui Salis deve fare i conti sono ereditate dalla precedente amministrazione, caso Amt in primis. Resto sbalordita quando sento l’opposizione rievocare i tempi in cui “si viaggiava gratis sui bus”. Se ci fosse stata una gestione più equilibrata, oggi il servizio non farebbe i conti con gravissimi problemi di bilancio».

La cronicità di alcuni dossier consente il salto concettuale verso l’affaire ex Ilva, che ha tenuto Genova con il fiato sospeso fino all’altro ieri:

«In Parlamento abbiamo posto con Annamaria Furlan direttamente la questione a Giorgia Meloni, ricordandole che un anno fa il ministro dello Sviluppo economico Adolfo Urso ci interpellò e noi spiegammo chiaramente come avremmo voluto salvare l’industria. È sparito e la premier ha poi fatto spallucce davanti alle nostre parole. Quindi rimarchiamo non solo la solidarietà ai lavoratori, ma una dura critica all’inerzia che ha caratterizzato il consiglio dei ministri su questa vertenza, in particolare negli ultimi dodici mesi. D’altronde la Liguria deve spesso fare i conti con scelte governative che la penalizzano: basta vedere l’indirizzo impresso all’iter dell’autonomia differenziata, che rischia di penalizzarci in materia sanitaria proprio per le peculiarità che quel comparto ha qui, mentre servirebbe sulla gestione delle tasse portuali. E invece lì si va nella direzione opposta. Per me la legge Rixi deve arenarsi. Nell’interesse dei porti liguri».