Intervista a Raffaella Paita per «Il Secolo XIX» del 18-01-2025
di Marco Menduni
Dopo la tragedia, così commenta Raffaela Paita, spezzina, capogruppo al Senato di Italia Viva: «Quel che è accaduto è terribile, sono affranta per la sorte di quel ragazzo. Ma non dobbiamo sbagliare a giudicare questo un fenomeno isolato. Da tantissimo tempo ci sono in città momenti di grandi tensioni, baby gang, scontri nel cuore del centro storico e questo riguarda sia immigrati che anche ragazzi di nazionalità italiana».
I segnali d’allarme ci sono da tempo, lei dice.
«La Spezia ha cambiato molto il suo profilo. È diventata più ricca ma non ha investito in cultura e occasioni di crescita sociale. C’è un sentimento di abbandono e di degrado».
Esiste un problema immigrati?
«È sbagliato fare l’equazione insicurezza-immigrazione, peraltro il ragazzino che ha perso la vita barbaramente era di origine straniera. D’altro canto è innegabile che un problema legato all’immigrazione esiste. Ci sono interi quartieri abitati da immigrati che senza politiche di integrazione rischiano di diventare ghetti. I dati dello stesso sindaco parlano di 14 mila immigrati su 96 mila e poi ci sono gli irregolari. Di fronte a ciò in questi anni l’amministrazione di centrodestra e il governo nazionale si sono girati dall’altra parte facendo finta di non vedere».
Il centrodestra ha fallito, è la sua convinzione.
«Hanno fatto campagne elettorali dicendo che la sicurezza doveva essere al primo posto e poi non hanno costruito una politica efficace di presenza delle forze dell’ordine sul territorio e nemmeno di integrazione. Se ne occupano solo l’ottimo don Luca Palei con la Caritas e quei poveri presidi che sono lasciati soli nelle scuole a occuparsi dei ragazzi».
L’uso delle armi da taglio è legato a determinate persone?
«A me ha stupito l’affermazione del sindaco quando dice che i coltelli sono legati solo a determinate etnie. Sono io la prima a dire che c’è un problema di sicurezza anche legato all’immigrazione ma mi sembra una visione molto semplicistica. Interi quartieri sono privi di presidi, le persone hanno paura».
È un problema anche nazionale?
«C’è il problema di un’integrazione più forte ma anche in campo nazionale in questi anni non si è fatto nulla per impostare maggiori garanzie di sicurezza. Ho guardato i reati del 2023, sono tutti in crescita. La situazione non può essere affrontata con l’ennesimo decreto per limitare l’utilizzo delle armi da taglio. Benissimo, non c’è problema, glielo voto anche. Ma non è quello che risolverà il problema. A Bologna l’assassino del giovane capotreno aveva precedenti penali. Perché non si è in grado di garantire la certezza della pena?».
La sinistra però spesso parla di strumentalizzazioni dopo questi episodi.
«Penso che la sicurezza sia un grande tema che non deve avere colore politico. Io non mi accodo alle critiche di chi dice: ora si strumentalizza. No, non si strumentalizza nulla, sono le persone più fragili ad essere a rischio. I mezzi pubblici non li prendono certo i ricchi. Nelle periferie non abitano i miliardari. La verità è che dovrebbe essere nel dna della sinistra l’attenzione alla sicurezza anche perché l’insicurezza colpisce i ceti più in difficoltà. È una questione su cui ha fallito la destra, ma anche la sinistra deve stare attenta, non può avere un approccio che sottovaluta il tema. E poi c’è il tema dei più giovani: sostituire le lame con il dialogo, investire in socializzazione, supporto psicologico, è fondamentale».
